Nuovo sconto affitto causa Covid

10 Settembre 2020 | Autore:
Nuovo sconto affitto causa Covid

Riduzione del canone del 40% durante il lockdown e del 20% fino a marzo 2021: lo ha stabilito il tribunale di Roma.

Un’altra riduzione del canone di affitto a causa dell’emergenza Covid: dopo il recente caso di un’esercizio commerciale romano, è ancora una volta il Tribunale di Roma [1] a stabilire lo “sconto“, fissandolo nella misura del 40% per i mesi di aprile e maggio 2020 e del 20% da giugno in poi. La pronuncia dei giudici stavolta non ha solo valore retroattivo: l’ordinanza stabilisce che il canone sarà ridotto del 20% fino al prossimo marzo 2021.

Un altro sollievo per l’affittuario (che in base al contratto deve corrispondere un canone di 96mila euro annui con pagamenti mensili di 8mila euro) deriva dal fatto che il provvedimento giudiziale ha disposto anche la sospensione della garanzia fideiussoria, fino ad un’esposizione debitoria di 30mila euro. Meno garanzie per il proprietario, quindi, ma la crisi economica provocata dalla pandemia di Coronavirus sta orientando diversi giudici in questo senso, e in alcune pronunce si è arrivati anche a stabilire lo stop al pagamento dell’affitto, sia pure limitato ai mesi del lockdown.

La particolarità di questi provvedimenti sta nel fatto che vengono emessi in via d’urgenza, in quanto – come spiega l’ordinanza di oggi – sussiste un pericolo nel ritardo a provvedere nei normali tempi giudiziari: il pagamento integrale dei canoni, o l’escussione della fideiussione, sono ritenuti «idonei ad aggravare considerevolmente la situazione di crisi finanziaria» del debitore che, non trovando un accordo con la controparte sulla riduzione del canone mensile di affitto, si rivolge al giudice per ottenerlo.

Il fenomeno è diffuso in tutta Italia e si registrano parecchi casi in cui praticamente il Coronavirus salva l’affitto non pagato, almeno in parte. La posizione dei tribunali è condivisa dalla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio, il cui direttore, Luciano Sbraga, dichiara oggi al Corriere della Sera: «Un ristorante che per quasi tre mesi ha incassato zero e ora meno del 30% può continuare a pagare un canone d’affitto di 15 o 20 mila euro al mese definito quando il fatturato era ben diverso? Penso proprio di no».

«Ma il fatto rilevante – sottolinea Sbraga – è che anche i giudici del Tribunale hanno ritenuto che, in questo delicato periodo, occorre trovare un nuovo punto di equilibrio. Auspico che prevalga il buon senso nei rapporti tra proprietà e imprese adeguando i canoni di affitto al nuovo contesto, evitando un contenzioso che rischia di intasare i Tribunali in un momento in cui tutti gli sforzi devono essere concentrati sulla ripresa».

Per approfondire le possibilità offerte dalla legge consulta anche questi articoli: “Coronavirus e affitto: bisogna pagare il canone?” e “Blocco attività Coronavirus: si può non pagare l’affitto?“.


note

[1] Tribunale di Roma, sez. VI Civile, ord. n. RG 29683/20 del 27 agosto 2020.


1 Commento

  1. Chi conosce un po’ di economia e di questioni commerciali sa che il peso di un affitto incide, in un esercizio sano, per non più del 15% del fatturato. Quindi una cifra in assoluto “grande” come i 15000 euro citati dall’articolo non significa molto, se si pensa che a fronte di quella spesa ci sono (o dovrebbero essere) centomila euro al mese di introiti. Possono quindi incidere quanto, quei due mesi di stop? Sempre che non sia stato fatto un nero importante, e che la gestione dell’attività sia stata adeguata. Ma se io ho un ristorante, mettiamo, che mi costa quindicimila euro al mese, quanto volete che ci guadagni? Pensate sia sostenibile guadagnarne 20mila, o 30mila? In queste lamentazioni c’è tutta l’ipocrisia italiana, e la ricerca subdola di pietà di chi vuole privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite

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