Infermiere di famiglia: approvate le linee guida

10 Settembre 2020 | Autore:
Infermiere di famiglia: approvate le linee guida

La Conferenza delle Regioni ha stabilito le regole per assunzione, formazione e compiti della nuova figura professionale introdotta dal Decreto Rilancio.

Prende forma la figura dell’infermiere di famiglia: oggi, la Conferenza delle Regioni ha approvato le linee guida per l’introduzione di questa figura professionale prevista per legge dal Decreto Rilancio. Finora era già presente in tre sole Regioni italiane (Piemonte, Toscana e Friuli Venezia Giulia) e ora che sono state emanate le indicazioni su ruoli e compiti dovrà essere presto estesa a tutto il territorio italiano.

«Si tratta di un’evoluzione importante nell’assistenza sul territorio: l’infermiere di famiglia potrà, in sinergia con il medico di famiglia, integrare meglio i servizi sanitari e fornire una prima risposta indispensabile per il corretto svolgimento delle cure», spiega all’Adnkronos Salute il presidente della Conferenza, Donato Toma.

Saranno quasi 10mila le assunzioni dei nuovi infermieri di famiglia nella sanità entro il 2021, per le quali il Decreto Rilancio ha già previsto gli stanziamenti necessari. Dopo il reclutamento, saranno distribuiti a livello territoriale nei distretti. Il rapporto con la popolazione residente è previsto entro il parametro massimo di 8 infermieri ogni 50mila abitanti.

«Gli anziani con malattie croniche sono coloro che maggiormente potranno usufruire dei servizi di questa nuova figura professionale», evidenzia Toma, ponendo l’accento sul fatto che adesso «le linee di indirizzo delle Regioni definiscono il ruolo e i compiti, le competenze e la necessaria formazione, favorendo innanzitutto l’integrazione sanitaria e sociale dei servizi».

Il nuovo documento, infatti, prevede innanzitutto la definizione dell’infermiere di famiglia (detto anche infermiere di comunità) come «professionista appositamente formato che opera rispondendo ai bisogni di salute della popolazione di uno specifico ambito territoriale e comunitario di riferimento» e che si attiva per l’intercettazione precoce dei bisogni e la loro soluzione. garantisce una presenza continuativa e proattiva nell’area di riferimento, fornisce prestazioni dirette sulle persone assistite qualora necessarie e si attiva per facilitare e monitorare percorsi di presa in carico e di continuità assistenziale in forte integrazione con le altre figure professionali del territorio».

A livello organizzativo, è previsto l’inserimento dell’infermiere di famiglia nei servizi o strutture sanitarie distrettuali, dove agirà « in stretta sinergia con la Medicina Generale, il Servizio sociale e i tutti professionisti coinvolti nei setting di riferimento».

Sarà un riferimento per tutta la popolazione, ma dovrà porre «maggiore attenzione alle fasce che presentano  maggior fragilità e che possono giovarsi di un intervento precoce, integrato e multiprofessionale», dunque prevalentemente verso la «fascia di popolazione anziana con patologie croniche».

Quanto alle competenze necessarie, si richiedono quelle «di natura clinico assistenziale e di tipo comunicativo-relazionale» e si prevede che gli infermieri di famiglia debbano avere «un elevato grado di conoscenza del sistema della Rete dei Servizi sanitari e sociali per creare connessioni ed attivare azioni di integrazione orizzontale e verticale tra servizi e professionisti».

La formazione pone l’accento sia su «un percorso di formazione specifica con l’acquisizione di titoli accademici (ad es master in Infermieristica di famiglia e Comunità)» sia sulla valorizzazione dell’esperienza professionale già acquisita. Per questo le Regioni dovranno attivare iniziative di formazione di queste nuove figure professionali, anche con modalità «sul campo».

Il reclutamento del personale potrà avvenire, in base alle decisioni che ciascuna Regione assumerà, con l’utilizzo di contratti di collaborazione libero professionale coordinata e continuativa oppure attraverso graduatorie valide per assunzione a tempo indeterminato o determinato.

Leggi anche “Cosa farà il nuovo infermiere di famiglia“.



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