Quanto pagare l’avvocato se l’udienza è breve

14 Settembre 2020 | Autore:
Quanto pagare l’avvocato se l’udienza è breve

Il tempo è solo uno dei fattori che incidono sulla determinazione del compenso del difensore. Così le spettanze sono dovute anche se la discussione dura poco.

Hai scelto un avvocato e gli hai conferito il mandato necessario per assisterti in una controversia civile o in un procedimento penale. A un certo punto, scopri che la causa si è conclusa in poco tempo ed è bastata una sola udienza per risolvere la vicenda. Oltretutto, quell’udienza è stata molto rapida: è durata solo pochi minuti, durante i quali il tuo difensore ha svolto solo un veloce intervento.

Così ti chiedi quanto pagare l’avvocato se l’udienza è breve. In realtà, il compenso spettante al difensore dipende da diversi fattori ed il tempo è solo uno dei parametri che incidono sulla sua determinazione.

Il rapporto tra cliente e avvocato

Quando ti rivolgi ad un legale per ricevere assistenza giudiziale o anche stragiudiziale, il contratto tra il cliente e l’avvocato è un mandato professionale. La sua durata e, talvolta, il suo esatto contenuto non possono essere prestabiliti a priori, in quanto dipendono da numerose variabili: il comportamento della controparte, il calendario di fissazione delle udienze da parte del giudice, le vicende processuali.

In ogni caso, in virtù del contratto di mandato, l’avvocato si impegna a prestare la propria attività professionale, rappresentando e difendendo il cliente nelle varie sedi giudiziarie o anche al di fuori dei tribunali. Da qui, nasce a carico del professionista l’obbligo di svolgere le prestazioni con la diligenza richiesta dal caso, e in capo al cliente l’obbligo di pagare il corrispettivo per l’assistenza prestata dal difensore.

Il compenso dell’avvocato

La misura del compenso spettante all’avvocato per le attività professionali svolte viene convenuta d’intesa tra le parti oppure se ciò non accade o sorgono controversie è definita dalle apposite tariffe ministeriali.

Ricorda che la legge [1] impone all’avvocato un obbligo di preventivo scritto da rilasciare al cliente al momento del conferimento dell’incarico. L’importo effettivo, però, potrà variare in relazione alla complessità della causa e all’andamento del processo.

Intanto, il cliente dovrà anticipare le spese necessarie per l’avvio del procedimento o l’instaurazione della causa e gli eventuali acconti richiesti dal professionista, mentre l’obbligo di pagare l’onorario, che verrà liquidato con l’emissione della parcella, sorgerà al termine della prestazione professionale svolta. E, a quel punto, la parcella potrebbe essere superiore al rimborso stabilito in sentenza dal giudice.

Inoltre, per le prestazioni rese, l’avvocato va pagato a prescindere dall’esito della causa e cioè anche in caso di esito sfavorevole al cliente.

Quale compenso corrispondere al difensore se l’udienza è breve?

In un caso in cui al difensore era stato negato il riconoscimento del compenso (non dal cliente, bensì dallo Stato, in sede di liquidazione delle spettanze per il gratuito patrocinio) per un’udienza preliminare di un processo penale che era durata, stando al verbale, solo 10 minuti, la Corte di Cassazione [2] ha ribaltato la decisione del tribunale che l’aveva considerata «un simulacro di discussione, durato pochi secondi, in quanto le parti hanno rinviato ogni questione controversa all’apposita sede dibattimentale».

Nonostante l’udienza fosse stata velocissima e svolta in maniera “soft”, la Cassazione ha accolto pienamente il ricorso dell’avvocato rimasto a bocca asciutta: «il tempo necessario per lo svolgimento della prestazione professionale, purché svolta in udienza che non sia di mero rinvio, rileva unicamente ai fini della quantificazione del compenso maturato, ma non può in alcun modo comportare che, in ragione della asserita brevità temporale, il compenso relativo possa essere addirittura negato», ha rilevato la Corte.

In altre parole, non si può negare il compenso dovuto al difensore solo perché l’udienza è durata poco.

Il tempo, invece, incide sull’ammontare delle spettanze, ma costituisce solo uno dei fattori in gioco: nella determinazione del compenso entrano infatti parecchi altri parametri, individuati dalla norma [3] nelle «caratteristiche, urgenza e pregio dell’attività prestata», ed, inoltre, va tenuto conto «dell’importanza, della natura, della complessità del procedimento, della gravità e del numero delle imputazioni, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate».

Ed ancora, la medesima norma impone di considerare i contrasti giurisprudenziali, l’autorità giudiziaria dinanzi cui si svolge la prestazione, la rilevanza patrimoniale, il numero dei documenti da esaminare, la frequenza dei trasferimenti fuori dal luogo ove svolge la professione, nonché l’esito ottenuto «avuto anche riguardo alle conseguenze civili e alle condizioni finanziarie del cliente».

Oltre a ciò, la disposizione stabilisce che «si tiene altresì conto del numero di udienze, pubbliche o camerali, diverse da quelle di mero rinvio, e del tempo necessario all’espletamento delle attività medesime». Da questa ampia elencazione emerge in modo evidente come il tempo di durata dell’udienza sia soltanto un elemento, e non il principale, che concorre insieme a molti altri alla determinazione del compenso dovuto all’avvocato. Leggi anche l’articolo “Diritto al compenso dell’avvocato: ultime sentenze“.


note

[1] Legge n. 247/2012 e Legge n. 124/2017.

[2] Cass. ord. n. 18791/20 del 10 settembre 2020.

[3] Art. 12 del D.M. n. 55/2014.


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