Coronavirus, il vaccino potrebbe non bastare

10 Settembre 2020
Coronavirus, il vaccino potrebbe non bastare

Il monito del direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema).

Il mondo aspetta un vaccino che faccia effetto contro il Coronavirus, ma l’esistenza di una terapia immunizzante non è sinonimo di sconfitta della pandemia. Invita alla cautela e a spegnere i facili entusiasmi Guido Rasi, il direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Dalle colonne di Repubblica, oggi, ha fatto capire che gli sforzi della comunità scientifica per trovare un preparato artificiale che funzioni contro il Covid-19 potrebbero non essere sufficienti. Almeno non nel breve periodo.

«L’arrivo di un vaccino non coincide con la scomparsa dell’epidemia – ha detto Rasi, al quotidiano diretto da Maurizio Molinari, su un articolo a firma di Michele Bocci -. Non va dimenticato un problema. Quando un vaccino è pronto non ci sono automaticamente anche tutte le dosi necessarie. Per averle, e in questo caso ne servono centinaia di milioni, bisogna aspettare ancora perché devono essere prodotte. E quindi è bene ricordarlo: l’arrivo di un vaccino non coincide con la scomparsa dell’epidemia».

Una criticità che è ben presente da mesi ai Governi dei singoli Paesi, come all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e all’Unione europea che, non a caso, hanno lanciato ripetuti appelli alla cooperazione, per garantire dosi a tutti e non lasciare indietro nessuno.

«Nessuna malattia nella storia ha visto una corsa della ricerca – ha detto oggi il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa da Ginevra -. Ora dobbiamo accelerare, per assicurare alle persone l’accesso ai dispositivi mirati contro Covid». Oggi si è tenuto l’Inaugural meeting dell’Access to Covid-19 Tools (Act) Accelerator Facilitation Council, un’iniziativa annunciata ad aprile per accelerare il reperimento di dispositivi, farmaci, vaccini e strumenti mirati per rispondere alla pandemia.

«L’Act-Accelerator deve ancora affrontare un deficit di finanziamento di 35 miliardi di dollari – ha aggiunto Ghebreyesus – e non sarà in grado di raggiungere i suoi obiettivi senza un aumento significativo dei finanziamenti. I 2,7 miliardi di dollari che ha ricevuto fino ad oggi sono stati generosi e hanno consentito la solida fase di avvio. Ma questo è meno del 10% del fabbisogno complessivo». Molte difficoltà dunque, sia attuali dal punto di vista economico, sia future quanto a produzione delle dosi.

Intanto, siamo in piena sperimentazione di una serie di preparati artificiali che non è detto che funzionino, come dimostra il caso del vaccino AstraZeneca-Oxford University, i cui test sono stati sospesi per la reazione anomala su una persona cui era stata somministrata una dose, nel Regno Unito. 180 i vaccini in sviluppo, 35 in corso di trial sull’uomo. Serviranno tempi tecnici per completare gli studi. «Tempi variabili», dice Rasi.



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