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Cos’è l’obbligo di diligenza

14 Novembre 2020
Cos’è l’obbligo di diligenza

Il lavoratore deve eseguire la prestazione di lavoro con il massimo impegno possibile.

Eri molto stanco durante il turno e hai commesso una leggerezza. Il giorno dopo hai ricevuto una contestazione disciplinare con cui il datore di lavoro ti contesta l’errore commesso per assenza di diligenza. Ti chiedi come devi difenderti e se puoi essere licenziato.

Nel nostro ordinamento, i doveri che devono essere rispettati dal lavoratore, nell’ambito del rapporto di lavoro, sono in parte già delineati dalla legge. A questi si aggiungono gli ulteriori obblighi previsti dalla contrattazione collettiva e dal contratto individuale di lavoro.

Uno degli obblighi di legge attiene all’impegno che il lavoratore deve metterci nel lavoro. Cos’è l’obbligo di diligenza? E’ vero che il dipendente viene pagato per essere presente al lavoro un certo numero di ore ma è altrettanto vero che, durante il suo turno, il lavoratore non deve limitarsi a fare il minimo necessario ma deve sempre cercare di mettere in ciò che fa l’impegno massimo possibile in relazione alla specifica natura dell’attività svolta.

Quali sono i doveri del lavoratore?

Si sente sempre parlare di diritti dei lavoratori, come, ad esempio, il diritto al salario minimo, il diritto alla malattia, il diritto all’infortunio, il diritto al preavviso, etc.

Poche volte, però, si parla dei doveri del lavoratore. Eppure la nostra Costituzione [1] afferma chiaramente che il cittadino ha diritto al lavoro ma anche il dovere di lavorare e di contribuire, in questo modo, al progresso della nazione.

In linea con il principio espresso dalla Carta fondamentale, la legge prevede espressamente una serie di obblighi in capo al lavoratore.

I principali sono:

  • l’obbligo di adempiere la prestazione di lavoro eseguendo le direttive del datore di lavoro;
  • l’obbligo di lavorare con la massima diligenza richiesta dall’attività svolta;
  • l’obbligo di non trattare affari in concorrenza con il datore di lavoro;
  • l’obbligo di non divulgare informazioni e notizie apprese in occasione del lavoro;
  • l’obbligo di comunicare la malattia tempestivamente;
  • l’obbligo di seguire i corsi di formazione sulla sicurezza.

In generale, tutti i doveri del dipendente sono importanti e se vengono violati il lavoratore diventa inadempiente.

Cos’è l’obbligo di diligenza?

Il fatto che il lavoratore viene pagato non in relazione ai risultati raggiunti ma in riferimento al tempo di lavoro prestato potrebbe portare ad un certo appiattimento nel lavoro. Il lavoratore, infatti, potrebbe cercare di “far passare la giornata” lavorando il minimo indispensabile.

Per evitare una simile degenerazione, la legge [1] prevede espressamente che il lavoratore, nell’esecuzione della prestazione di lavoro, debba adoperare la massima diligenza prevista dalla specifica natura dell’incarico.

L’obbligo di diligenza, dunque, non è uguale per tutti ma si plasma intorno al tipo di ruolo assegnato al lavoratore all’interno dell’organizzazione aziendale.

La diligenza richiesta dipende, anche, dal livello di qualificazione del lavoratore. E’ evidente che da un lavoratore con una grande esperienza e con un Cv ricco ci si aspetta un grado di diligenza maggiore che da un neo-assunto.

Spesso, l’assenza di diligenza nel lavoro si rende evidente con la commissione di errori da parte del dipendente che siano dettati da scarsa accuratezza ed attenzione nello svolgimento del proprio lavoro.

Violazione dell’obbligo di diligenza: conseguenze

Come abbiamo detto, se un dipendente viola uno degli obblighi previsti dalla legge diventa inadempiente. In questi casi, il datore di lavoro può avviare, nei suoi confronti, un procedimento disciplinare. Tale procedura deve essere sempre seguita prima di adottare una sanzione disciplinare nei confronti di un dipendente in quanto consente a quest’ultimo di esercitare il diritto di difesa e dire la sua [2].

Può accadere che, leggendo le difese del lavoratore, il datore di lavoro acquisisca degli elementi che gli mancavano e si convinca che il fatto che si è prodotto non è veramente imputabile alla negligenza del lavoratore.

Se hai commesso un errore perché eri svogliato e disattento puoi dunque ricevere una contestazione disciplinare con la quale l’azienda ti contesta il fatto da te realizzato. Avrai, dunque, cinque giorni di tempo (o il maggiore termine previsto dal Ccnl di settore) per presentare difese scritte o chiedere di essere ascoltato oralmente.

Lette (o ascoltate) le tue difese, l’azienda potrà chiudere il caso se sei riuscito a convincerla. Oppure ti applicherà una sanzione disciplinare tra:

  1. rimprovero verbale;
  2. rimprovero scritto;
  3. multa fino a 4 ore di retribuzione;
  4. sospensione cautelare dal lavoro e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni.
  5. licenziamento con preavviso;
  6. licenziamento senza preavviso.

Nella scelta della punizione che fa al tuo caso, il datore di lavoro deve seguire il principio di proporzionalità tra la gravità del fatto commesso e sanzione [3].


note

[1] Art. 4, Cost.

[2] Art. 7, L. 300/1970.

[3] Art. 2106 cod. civ.


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