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Cosa cambia per la legge a 18 anni

11 Settembre 2020 | Autore:
Cosa cambia per la legge a 18 anni

Quali conseguenze derivano dal compimento della maggiore età?

Diventare maggiorenni è considerato il raggiungimento di un bel traguardo. In effetti, con il compimento del diciottesimo anno di età si diventa adulti e, quindi, titolari di diritti che rendono la persona indipendente ed autonoma. Al contempo, si assumono responsabilità e doveri che prima non si avevano in quanto gravavano sui genitori.

Per comprendere concretamente cosa cambia per la legge a 18 anni bisogna innanzitutto partire dal presupposto che secondo l’ordinamento giuridico italiano con la maggiore età si acquisisce la capacità d’agire. La stessa non va confusa con la capacità giuridica che si acquisisce, invece, direttamente con la nascita. Va detto, però, che non in tutti i Paesi del mondo, la maggiore età coincide con il compimento del 18° anno. Ad esempio in Iran le donne diventano maggiorenni a 9 anni e gli uomini a 15 anni; nel Regno Unito la maggiore età è fissata a 16 anni così come a Cuba o in Pakistan (per le donne) mentre occorrono 20 anni in Nuova Zelanda e 21 negli Stati Uniti.

Cosa si intende per maggiore età

Nel diritto civile italiano per maggiore età si intende l’età alla quale un soggetto diventa capace d’agire ovvero diventa in grado di compiere atti che incidono nella propria sfera giuridica, di esercitare diritti e di assumere doveri.

La capacità d’agire si differenzia dalla capacità giuridica, che spetta dal momento della nascita e si perde con la morte. La capacità giuridica consiste nell’attitudine della persona a divenire titolare di diritti e doveri. Si pensi ad esempio al diritto del soggetto a ricevere un’istruzione scolastica oppure al diritto alla salute.

A seguito della riforma del diritto di famiglia, introdotta nel 1975 [1], la maggiore età è stata fissata a 18 anni (in precedenza era a 21 anni).

Che succede se non si è ancora maggiorenni?

Il soggetto che non è ancora divenuto maggiorenne viene detto minorenne. Questi per compiere gli atti necessari ad esercitare i diritti di cui è titolare necessita dell’assistenza di un maggiorenne. Il minorenne è sottoposto alla responsabilità genitoriale, la quale consiste nel diritto-dovere spettante ai genitori, di educare, istruire, tutelare e rappresentare il figlio. In alcune ipotesi specifiche quest’ultima funzione può essere esercitata anche da un soggetto diverso dal padre o dalla madre, denominato tutore, in luogo dei genitori.

In termini pratici, non avere ancora raggiunto la maggiore età significa che i contratti posti in essere dal minorenne sono annullabili. Pertanto, se nessuno interviene, il contratto produce i suoi effetti, i quali possono essere annullati a richiesta delle parti per mancanza di un elemento essenziale del contratto, ovvero di un valido consenso.

Rimangono esclusi da questa conseguenza i contratti di modico valore ed usuali. Se così non fosse anche acquistare un panino sarebbe in astratto un contratto annullabile se compiuto da un minore senza l’assistenza dei genitori.

Non sono, invece, annullabili i negozi giuridici posti in essere da un minorenne se relativi all’esercizio di bisogni esistenziali e che rappresentano l’esplicazione della personalità del soggetto come ad esempio l’iscrizione ad un partito politico o ad un’associazione.

Il minore che ha compiuto i 14 anni può assumere la responsabilità genitoriale mentre quello che ha un’età superiore ai 16 anni può essere ammesso a contrarre matrimonio, acquisendo così una limitata capacità d’agire. Si parla in questo caso di emancipazione [2], che può venire disposta dal tribunale, su istanza dell’interessato, solo se sussistono gravi motivi e dopo avere accertato la maturità psico-fisica del minore, la fondatezza delle ragioni a sostegno dell’istanza, sentito il pubblico ministero e i genitori o il tutore del minore.

In alcune ipotesi specifiche, viene riconosciuta ai minorenni la capacità di compiere atti giuridicamente rilevanti. Ad esempio nei procedimenti di separazione, deve essere sentito il minore che ha compiuto i 12 anni così come in materia di adozione, il minore che ha raggiunto i 14 anni deve prestare il proprio consenso all’adozione e se ha raggiunto i 12 anni deve essere sentito personalmente.

Per quanto riguarda la responsabilità penale dei minori, ci sono alcune distinzioni da fare. Secondo la legge, infatti, chi ha meno di 14 anni non è imputabile [3] mentre lo è chi, al momento del fatto, ha già compiuto 14 anni ma non è ancora diventato maggiorenne, se aveva la capacità di intendere e di volere. La pena è in ogni caso ridotta.

Sotto i 14 anni, quindi, un soggetto non risponde mai dei reati commessi e non potrà essere punito ma il giudice può comunque applicare una misura di sicurezza. Più precisamente se ritiene il minore pericoloso e il fatto particolarmente grave può porlo in libertà vigilata oppure ricoverarlo in riformatorio.

Cosa cambia per la legge a 18 anni

Compiuti i 18 anni, per la legge il soggetto acquisisce una serie di diritti che prima non aveva, cioè diventa titolare di una posizione di vantaggio nei confronti dell’ordinamento giuridico. Può, quindi, compiere autonomamente scelte che riguardano sia la sua vita personale sia quella lavorativa.

Ecco cosa può fare un maggiorenne.

Iniziare a lavorare

Il maggiorenne se non intende proseguire con gli studi, può decidere di iniziare a lavorare. In questo caso può liberamente scegliere l’attività che più gli aggrada, seguendo le proprie inclinazioni e passioni.

Va comunque detto che la capacità lavorativa si acquisisce prima del raggiungimento della maggiore età ovvero con il compimento dei 16 anni. La capacità giuridica di essere parte di un rapporto di lavoro è fissata dalla legge in anticipo rispetto alla maggiore età anche se per potere lavorare il minore deve essere in regola con l’assolvimento dell’obbligo scolastico [4].

Essere eletto ed esercitare il diritto di voto

Il maggiorenne acquisisce il diritto all’elettorato passivo, ovvero la possibilità di essere eletto a cariche pubbliche. Ad esempio può presentarsi alle elezioni amministrative per entrare a far parte del consiglio comunale.

Deve, però, aspettare di compiere i 25 anni se intende diventare onorevole, ossia se aspira ad occupare una poltrona alla Camera dei Deputati, 40 anni, se vuole entrare a far parte del Senato e 50 anni se punta alla Presidenza della Repubblica.

Al maggiorenne spetta anche il diritto all’elettorato attivo, che consiste nella capacità di esprimere il proprio voto nelle consultazioni. Tuttavia, può votare per le elezioni amministrative (comunali e regionali), per quelle politiche, ma limitatamente al rinnovo della Camera dei Deputati, e per quelle europee. Invece, per scegliere i rappresentanti al Senato, il soggetto deve avere l’età minima di 25 anni.

Guidare la macchina

A diciotto anni è possibile conseguire la patente di categoria B che permette la guida delle più comuni autovetture, quali:

  • motoveicoli, quali tricicli, quadricicli e motocicli, (questi ultimi solo fino a 125 centimetri cubici e 11 Kw);
  • autoveicoli per il trasporto di persone e di cose, anche autocarri e autocaravan con massimo di 9 nove totali compreso il conducente;
  • macchine agricole, anche eccezionali (vedi l’aratro, l’erpice, l’estirpatore);
  • macchine operatrici, eccetto quelle eccezionali (si pensi alle macchine impiegate per la costruzione e la manutenzione di opere civili);
  • mezzi adibiti a servizio di emergenza (ad esempio quelli adoperati dalla protezione civile), aventi una massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 tonnellate.

Compiere scelte in ordine alla vita scolastica e universitaria

Il maggiorenne può decidere per quanto attiene la propria vita scolastica e universitaria. Può, quindi, scegliere se continuare gli studi oppure se iniziare a lavorare, se non conseguire più il diploma di scuola superiore o se iscriversi all’università.

Se sta frequentando ancora il liceo, può parlare direttamente con i propri professori, giustificare le assenze, chiedere di entrare o di uscire prima dall’istituto. Inoltre, risponde personalmente della sua condotta scolastica.

Stipulare contratti ed acquistare eredità

Il maggiorenne può stipulare contratti. Ad esempio può prendere in locazione una casa e andare a vivere per conto proprio, può comprare un’autovettura o vendere un immobile di sua proprietà.

Può anche fare degli acquisti online, dichiarando di essere maggiorenne se richiesto appositamente dalla procedura telematica.

Il maggiorenne può acquistare la qualità di erede. Va comunque evidenziato che tale facoltà spetta anche ai minorenni, i quali non possono accettare autonomamente l’eredità ma devono farlo, al posto loro, i genitori o il tutore.

Contrarre matrimonio

Con il raggiungimento della maggiore età il soggetto può contrarre matrimonio, salvo le ipotesi particolari nelle quali è consentito sposarsi a 16 anni.

Avere responsabilità penale  

La legge presume il maggiorenne sempre imputabile, nel senso che se compie un reato, può essere perseguito penalmente e processato in tribunale. In verità la responsabilità penale, con conseguente applicazione delle pene, scatta già a partire da 14 anni. Un quattordicenne risponde dei crimini commessi.

Avere responsabilità civile

Il soggetto che compie 18 anni è tenuto a risarcire i danni causati dalla sua condotta, sia patrimoniali sia non patrimoniali, a norma delle leggi civili. Mentre prima del raggiungimento della maggiore età sono i genitori a rispondere per i danni provocati dal minore, successivamente tale responsabilità grava sul maggiorenne anche se studente o senza reddito.

Il maggiorenne, altresì, risponde personalmente dei debiti assunti.

Avere responsabilità amministrativa

La responsabilità amministrativa del maggiorenne segue in linea di massima le regole della responsabilità civile. Pertanto, colui che ha compiuto i 18 anni è tenuto a pagare le sanzioni dovute per gli illeciti amministrativi come ad esempio per le infrazioni al codice della strada.

Farsi un tatuaggio

Il maggiorenne può farsi un tatuaggio senza bisogno della preventiva autorizzazione dei genitori richiesta, invece, per i ragazzi che hanno compiuto i 16 anni.


note

[1] L. n. 39/1975.

[2] Art. 84 cod. civ.

[3] Art. 97 cod. pen.

[4] Il minore che ancora non ha adempiuto l’obbligo scolastico può essere tuttavia autorizzato dalla direzione territoriale del lavoro, previa richiesta scritta dei soggetti titolari della potestà genitoriale, ad essere impiegato in attività lavorative di carattere culturale, artistico, pubblicitario, di spettacolo o sportivo, a patto però che tali attività non pregiudichino la sicurezza, la salute, la crescita, l’istruzione formazione del minore.


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