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Reazione violenta: quando non è legittima difesa?

11 Settembre 2020 | Autore:
Reazione violenta: quando non è legittima difesa?

Reazione violenta all’aggressione altrui: quando la tempistica esclude la legittima difesa? Il timore per una futura aggressione giustifica la violenza?

Almeno in teoria, tutti sanno cos’è la legittima difesa: chi reagisce con la forza all’aggressione altrui non è punibile per la propria condotta, anche qualora da quest’ultima sia derivata, come diretta conseguenza, il ferimento o perfino la morte dell’aggressore. Ciò che non tutti sanno, però, è che la legge prevede in modo dettagliato le circostanze che devono ricorrere affinché la propria azione violenta possa essere giustificata, prima fra tutte la contestualità tra l’offesa e la difesa. In altre parole, perché scatti la legittima difesa c’è bisogno che la reazione all’aggressione altrui avvenga per evitare la stessa. Con questo articolo vedremo quando non c’è legittima difesa per una reazione violenta.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione è tornata su questo tema ribadendo un principio molto importante, che a volte si tende a trascurare: se vuoi reagire all’aggressione altrui, devi agire al solo scopo di difenderti, e non di vendicarti delle percosse subite. Pertanto, la reazione all’altrui violenza non è giustificata se si compie dopo l’offesa subita, anche se è passato soltanto poco tempo. Vediamo insieme cosa ne pensano i giudici a proposito delle reazioni violente e quando sono giustificate per legittima difesa.

Reazione all’offesa altrui: quando è legittima difesa?

Secondo il codice penale [1], non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Per potersi avere legittima difesa serve che ricorrano le seguenti condizioni, e cioè che:

  • la reazione sia dettata dalla necessità di difendere sé stesso o altri;
  • non ci sia alternativa alla propria reazione violenta, nel senso che non ci sono altri modi per salvare sé o gli altri (nemmeno darsi alla fuga, dunque);
  • l’offesa ingiusta altrui costituisca un pericolo attuale, ancora in corso;
  • difesa e offesa siano proporzionate. Non si può rispondere a uno schiaffo con una coltellata, per esempio.

Reazione violenta: quando la tempistica esclude la legittima difesa?

Tra due uomini scoppia una lite; il primo, ricevuta una manata dal secondo, reagisce sferrandogli un pugno. Secondo la difesa, ricorre la legittima difesa perché il cazzotto è stato inferto subito dopo aver ricevuto lo schiaffo. Non la pensano così i giudici, che condannano per lesioni personali l’uomo che ha sferrato il pugno.

È questo il succo di una recente sentenza della Corte di Cassazione [2]. Secondo i Supremi giudici, la difesa è legittima soltanto se offesa e difesa siano contestuali. Nel caso di specie, la reazione concretizzatasi in un pugno si è verificata quando l’offesa era già esaurita e non vi era necessità di difendersi da un pericolo attuale.

Dunque, non è legittima difesa quando la reazione violenta si manifesta dopo l’aggressione subita, aggressione che oramai si è conclusa.

Secondo la Corte di Cassazione, il requisito dell’attualità del pericolo richiesto per la configurabilità della scriminante della legittima difesa implica un effettivo, preciso contegno del soggetto antagonista, significativo di una concreta e imminente offesa ingiusta, così da rendere necessaria l’immediata reazione difensiva, mentre resta estranea all’area di applicazione della legittima difesa ogni ipotesi di difesa preventiva o anticipata ed anche successiva, come in questa vicenda, al verificarsi dell’offesa.

Reazione violenta: è giustificata dal timore di un’aggressione?

Nemmeno può dirsi che la reazione violenta sia giustificata dal timore di una nuova aggressione altrui, a meno che questa non sia evidentemente imminente.

Secondo la Corte di Cassazione, è inutile qualsiasi richiamo allo stato d’animo o al timore personale manifestati dalla persona che invoca la legittima difesa.

I giudici precisano che, anche a voler considerare che l’uomo avesse reagito nel convincimento legittimo che l’altro avrebbe potuto ripetere ancora una volta il suo intento offensivo, va comunque tenuto bene a mente che gli stati d’animo ed i timori personali di colui che invoca la legittima difesa non rilevano nella valutazione che il giudice deve operare delle specifiche e peculiari circostanze concrete che connotano la fattispecie, in assenza di elementi dimostrativi dell’attualità dell’offesa.

Legittima difesa putativa: cos’è?

Se è vero che la paura per una futura aggressione non giustifica la condotta di chi intende difendersi “giocando d’anticipo”, è altrettanto vero che il nostro ordinamento conosce la cosiddetta legittima difesa putativa. Di cosa si tratta?

La legittima difesa putativa si configura ogni volta che una persona ritiene per errore di doversi difendere dall’aggressione altrui. Perché scatti la legittima difesa putativa, però, occorre che l’errore sia scusabile, cioè sia oggettivamente idoneo a ingenerare la convinzione di essere sotto attacco.

Il caso emblematico di legittima difesa putativa è quella di colui che reagisce con violenza alla persona che gli punta alla testa una pistola giocattolo, nella convinzione che si tratti di un’arma vera.

Puoi approfondire questo specifico argomento leggendo l’articolo dal titolo Scriminante putativa: cos’è?


Non è legittima difesa quando la reazione violenta si manifesta dopo l’aggressione subita, aggressione che oramai si è conclusa.

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 25213 del 7 settembre 2020.

Autore immagine: Depositphotos.com


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