Prescrizione cartella esattoriale: come farla valere

13 Settembre 2020 | Autore:
Prescrizione cartella esattoriale: come farla valere

Quali azioni per far dichiarare estinti i debiti chiesto in pagamento: a volte il ricorso è possibile anche avverso un successivo atto della riscossione.

Hai ricevuto una cartella esattoriale per tributi vari, come Irpef, Iva o bollo auto, o per multe stradali non pagate. Ad “occhio e croce”, ti accorgi che il debito sembra prescritto perché sono trascorsi diversi anni. Non sai bene cosa fare: occorre presentare ricorso oppure la pretesa è invalida e decade da sé?

Oppure potrebbe accadere che la tua cartella è vecchia e all’epoca non avevi chiesto l’annullamento, ed ora ti arriva un sollecito o un’intimazione di pagamento dall’Agente della riscossione, che preannuncia l’avvio di misure cautelari e della riscossione coattiva se non paghi entro il termine fissato.

Ti spieghiamo cosa bisogna fare in questi casi e, dunque, come far valere la prescrizione della cartella esattoriale, dopo averla calcolata nei suoi esatti termini. Secondo gli ultimi orientamenti delle Commissioni tributarie, in alcuni casi, non è necessario presentare ricorso contro la cartella stessa, ma si può agire anche successivamente, ottenendo lo stesso risultato di far dichiarare il debito estinto per prescrizione.

Cartella esattoriale: quando cade in prescrizione

Non è la cartella ad andare in prescrizione ma i debiti, tributari o di altra natura, che sono inseriti in essa. La cartella è soltanto il modo attraverso cui la pretesa viene azionata. Va formata ed emessa entro determinati termini, che incidono sul calcolo dei termini di prescrizione, ma bisogna sempre guardare all’interno ed esaminare cosa è stato iscritto a ruolo.

Così i tributi erariali, come l’Iva, l’Irpef, l’Irap e l’Ires, si prescrivono in 10 anni (anche se alcune sentenze sostengono che si applica la prescrizione breve di 5 anni), mentre quelli locali hanno un termine di 5 anni, così come le contravvenzioni stradali. Per il bollo auto, invece, la prescrizione è di soli 3 anni. Le sentenze, invece, si prescrivono in dieci anni, qualunque sia la natura della pretesa divenuta giudicata.

Perciò se la stessa cartella contiene debiti di natura diversa – ad esempio, l’Irpef, una multa e la tassa automobilistica – potrebbe accadere che alcune voci risultano prescritte ad una certa data ed altre, invece, ancora no.

Per approfondire tutti questi casi, come anche l’ipotesi dell’interruzione della prescrizione, che fa iniziare da capo la sua decorrenza (ad esempio, il bollo auto viene richiesto dalla Regione entro i primi 3 anni, dunque prima che la prescrizione sia maturata, e questo consente di emettere validamente una cartella esattoriale per la stessa tassa entro i successivi 3 anni) leggi quando una cartella esattoriale va in prescrizione.

Cosa fare se la cartella è prescritta

La prescrizione non opera automaticamente ma va eccepita, cioè deve essere il debitore – in questo caso, il contribuente che ha ricevuto la cartella al cui interno risultano importi già prescritti nel momento in cui si è ricevuta la notifica dell’atto – a rilevarla e a farla valere.

È possibile segnalare il decorso della prescrizione allo stesso Agente della riscossione che ha formato e inviato la cartella, inviandogli un’apposita istanza in autotutela, ma normalmente esso risponderà che la questione è di competenza dell’Ente impositore, cioè del creditore: il titolare del tributo o della diversa pretesa, come l’Agenzia delle Entrate, il Comune o la Regione, ai quali caso per caso ci si potrà rivolgere per ottenere lo sgravio.

Ma questa via amministrativa non garantisce un risultato certo, perché il creditore potrebbe non accogliere l’istanza e in ogni caso la procedura di riscossione coattiva proseguirebbe, creando maggiori difficoltà all’interessato.

Perciò, è opportuno in questi casi proporre ricorso alla Commissione tributaria o al diverso organo giurisdizionale competente (Tribunale del lavoro per i debiti previdenziali e assistenziali, Giudice di pace per le contravvenzioni stradali) entro i termini rispettivamente previsti e che devono essere indicati nella cartella stessa.

Cartella non impugnata: la prescrizione opera lo stesso?

Non sempre, però, questo adempimento è indispensabile: vale a dire che esistono dei casi in cui la prescrizione non “scade” e può essere fatta valere anche successivamente al decorso dei termini utili per presentare ricorso avverso la cartella in cui è inserito il debito ormai prescritto.

Fermo restando che la prescrizione dovrà essere maturata prima del momento della notifica della cartella (altrimenti la cartella stessa varrebbe come atto interruttivo del decorso dei termini, facendoli ricominciare a decorrere), si può ancora intervenire per farla valere, nel momento in cui l’Agente della riscossione notificherà l’atto successivo e conseguente, fondato sulla cartella rimasta non impugnata.

Normalmente, esso sarà un’intimazione di pagamento entro il termine di 5 giorni, oltre i quali verranno avviate le azioni di recupero coattivo, come i pignoramenti (anche presso terzi, come sullo stipendio o sulla pensione) e le iscrizioni ipotecarie se i debiti superano determinate soglie e il debitore è proprietario di immobili. Ma è anche possibile munirsi, presso l’Agente della riscossione, di un estratto di ruolo e così verificare la presenza di carichi iscritti a ruolo, per alcuni dei quali le cartelle potrebbero non essere state correttamente notificate.

È questo il momento opportuno per agire. Infatti, è possibile impugnare l’atto conseguente alla cartella ed eccepire in quella sede l’intervenuta prescrizione del debito. L’Agente della riscossione sostiene la tesi contraria, secondo la quale la cartella non impugnata è equiparata a una sentenza del giudice e dunque diventerebbe soggetta alla prescrizione “lunga” di 10 anni, stabilita per gli atti definitivi e non più autonomamente impugnabili.

Ma molti giudici non la pensano così: come abbiamo chiarito in prescrizione della cartella esattoriale non impugnata, la Cassazione a Sezioni unite ha stabilito che la cartella non può essere assimilata ad una sentenza, quindi rimane soggetta ai termini di prescrizione ad essa propri, quelli che abbiamo esaminato prima.

Adesso, anche i giudici della Commissione tributaria regionale della Basilicata [1] ritengono che è possibile eccepire la prescrizione maturata prima della notifica della cartella impugnando l’atto successivo della riscossione. La vicenda riguardava l’impugnazione di alcuni estratti di ruolo, dove il contribuente aveva eccepito un difetto di notifica delle cartelle di pagamento. Ma in giudizio di primo grado l’Agente di riscossione aveva depositato la documentazione che provava la regolarità delle notifiche eseguite.

Nella fase di impugnazione, il Collegio ha annullato le cartelle impugnate non autonomamente ma con il successivo estratto di ruolo, stabilendo che la prescrizione eccepita dal contribuente in primo grado aveva reso «effettiva e non sanabile» la pretesa: i termini prescrizionali erano già compiuti. In quel caso, infatti, era emerso che le cartelle erano state sì notificate al contribuente, ma oltre il tempo utile, così nel frattempo la prescrizione era già maturata e ciò comporta l’estinzione dei debiti. Leggi anche l’articolo cartelle esattoriali: prescrizione.


note

[1] CTR Basilicata, Sez. 1°, sent. n.93/2020 del 21 luglio 2020.


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