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Eredità con beneficio d’inventario: si paga l’imposta?

13 Settembre 2020
Eredità con beneficio d’inventario: si paga l’imposta?

La tassa di successione si paga una volta chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari.

Alzi la mano chi vorrebbe pagare un debito di un’altra persona. Praticamente nessuno, eppure non si tratta di un’ipotesi così tanto remota. Può capitare, infatti, che un soggetto sia chiamato alla successione di un lontano parente e, preso dall’euforia del momento, accetti di diventare erede senza prima fare un’attenta valutazione. In casi del genere, il rischio è quello di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, o meglio con i debiti del defunto da saldare quanto prima.

In questo articolo faremo il punto della situazione sull’eredità con beneficio d’inventario: si paga l’imposta? In cosa consiste? Devi sapere che la legge consente all’erede di tutelarsi mantenendo separato il proprio patrimonio da quello lasciato dal defunto. Di conseguenza, eventuali creditori verranno soddisfatti esclusivamente con quanto ricevuto in eredità. Inoltre, la tassa di successione dovrà essere comunque pagata, ma solo al termine della procedura di liquidazione dei debiti ereditari. Se l’argomento ti sembra un po’ spinoso e cerchi delle risposte semplici e chiare, allora ti consiglio di metterti comodo e proseguire nella lettura.

Eredità con beneficio d’inventario: cos’è?

Prima di addentrarci nell’argomento, cerchiamo di capire alcuni concetti generali in materia di eredità partendo da un esempio pratico.

Tizio è morto. All’apertura della successione, sono chiamati alla sua eredità i figli Caio, Mevio e Sempronio.

Come puoi notare dall’esempio, Caio, Mevio e Sempronio possono accettare l’eredità lasciata loro da Tizio in due modi: espressamente, cioè tramite una dichiarazione formale, oppure tacitamente, cioè compiendo alcuni atti da cui si evince chiaramente la volontà di accettare il patrimonio del padre (come ad esempio prelevare del denaro dal conto corrente del defunto).

L’accettazione, tuttavia, comporta il rischio che l’erede risponda dei debiti del de cuius con il proprio patrimonio personale. In altre parole, per tornare all’esempio di prima, eventuali creditori di Tizio possono bussare alla porta dei suoi figli per ottenere quanto gli spetta.

Proprio per non incorrere in situazioni del genere, la legge prevede l’accettazione con beneficio di inventario. In pratica, è una modalità che consente di tenere separati il patrimonio personale dell’erede – quello cioè di cui questi era titolare prima dell’accettazione – e quello che gli è pervenuto a seguito della successione. Il risultato è che i creditori potranno pignorare solo i beni ereditati, ma non quelli personali degli eredi.

Eredità con beneficio d’inventario: quando è obbligatoria?

L’accettazione con beneficio d’inventario è obbligatoria quando i chiamati all’eredità sono soggetti giuridicamente deboli, quali:

  • i minori e gli interdetti: in tal caso, tocca ai genitori ed ai tutori compiere l’atto dopo aver ottenuto il consenso del giudice tutelare;
  • i minori emancipati e gli inabilitati: possono accettare l’eredità solo con il consenso del curatore e del giudice tutelare;
  • le persone giuridiche: escluse le società commerciali;
  • le fondazioni, le associazioni e gli enti non riconosciuti.

Per tutti gli altri soggetti, invece, l’accettazione con beneficio di inventario è facoltativa.

Accettazione con beneficio di inventario: come funziona?

Fin qui, avrai capito che l’accettazione con beneficio di inventario è una forma di tutela per l’erede, il quale, in questo modo, non è tenuto a pagare i debiti oltre il valore del patrimonio ricevuto. Ma come funziona esattamente? Innanzitutto, occorre fare una dichiarazione al notaio oppure al cancelliere del tribunale competente da iscrivere poi nel registro delle successioni. Entro 30 giorni, la dichiarazione di accettazione viene trascritta presso l’ufficio dei beni immobili. Prima o dopo l’accettazione, è obbligatorio redigere un inventario dei beni facenti parte dell’eredità, altrimenti l’erede sarà tenuto a pagare i debiti del defunto anche con i propri beni personali.

La compilazione dell’inventario consente di conoscere le attività e le passività che fanno parte del patrimonio ereditato e va redatto a cura dal notaio o del cancelliere entro tre mesi dalla data di apertura della successione o dalla notizia dell’eredità. Successivamente, l’erede ha quaranta giorni di tempo per decidere se accettare o meno.

Se l’erede non è in possesso dei beni, ha dieci anni di tempo per rendere la dichiarazione di accettazione e tre mesi di tempo per l’inventario, salvo eventuali proroghe.

Eredità con beneficio d’inventario: si paga l’imposta?

Quando si accetta l’eredità con beneficio di inventario bisogna pagare l’imposta di successione – non superiore al valore dei beni pervenuti – al termine della procedura di liquidazione di tutti i debiti ereditari.

Si tratta di una tassa calcolata dall’Agenzia delle Entrate sul valore dell’asse ereditario dopo aver trasmesso, entro 12 mesi dal decesso, la dichiarazione di successione. Tale imposta prevede aliquote distinte, a seconda del grado di parentela degli eredi.

Una volta accettata l’eredità con beneficio di inventario e pagati tutti i debiti del defunto, l’erede è libero di disporre di quanto rimasto come meglio crede e non è responsabile per eventuali somme non versate.



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