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Pensione a 61 anni: quando

13 Settembre 2020 | Autore:
Pensione a 61 anni: quando

Pensionamento anticipato, anticipo quota 100, opzione donna, quota 41: ipotesi vecchie e nuove di uscita dal lavoro.

Nelle ultime settimane, il governo ha iniziato ad affrontare il “dopo quota 100”: la pensione anticipata con opzione quota 100, raggiungibile con un minimo di 62 anni di età e di 38 anni di contributi, è difatti una misura sperimentale, i cui requisiti possono essere raggiunti soltanto sino al 31 dicembre 2021 (per approfondire: Guida alla pensione quota 100).

Prorogare la quota 100 allo Stato costa troppo, ma allo stesso tempo non si può lasciare nemmeno la situazione così com’è, in quanto si creerebbe uno “scalone”, ossia un grosso divario, in relazione a quei lavoratori che matureranno i requisiti pensionistici dal 1° gennaio 2022 in poi. Così, sono molte le ipotesi allo studio che prevedono un’ampia flessibilità per l’uscita dal lavoro, con qualche penalizzazione, però, sull’importo dell’assegno, in modo da risultare economicamente sostenibili.

Tra le varie ipotesi, in particolare, è allo studio la possibilità di ottenere la quota 100 con un anticipo dell’età, ma con un taglio dell’assegno minimo del 3% per ogni anno anticipato, oppure con l’applicazione del ricalcolo interamente contributivo della pensione (normalmente penalizzante).

Si potrebbe, dunque, ottenere la pensione a 61 anni con un taglio del 3% dell’importo, la pensione a 60 anni con un taglio del 6% e così via, soddisfacendo il requisito contributivo richiesto per l’opzione quota 100, ossia un minimo di 38 anni di contributi. Altre proposte prevedono invece il perfezionamento della quota 100, intesa come sommatoria del requisito di età e di contribuzione. In questo modo, potrebbe pensionarsi a 61 anni con penalizzazione chi possiede 39 anni di contributi, a 60 anni chi ne possiede 40.

In ogni caso, andare in pensione oggi al compimento del 61º anno di età è già consentito, ad esempio beneficiando della pensione anticipata ordinaria o precoci, trattamento che non prevede un requisito di età minimo, oppure con la pensione di anzianità in regime di totalizzazione.

Facciamo allora il punto sulla pensione a 61 anni: quando è possibile attualmente uscire dal lavoro con questo requisito anagrafico, quali sono le previsioni per il dopo quota 100.

Si pensionano con 61 anni di età, più l’aggiunta di 7 mesi, anche gli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni (questi ultimi, qualora abbiano svolto un numero di notti nell’anno almeno pari a 78). Per non parlare delle numerose possibilità offerte dalle casse di previdenza dei liberi professionisti, che prevedono diverse tipologie di pensione anticipata senza un requisito anagrafico minimo, o con un requisito di età inferiore a 62 anni. Ma procediamo con ordine.

Pensione anticipata a 61 anni

Chi ha 61 anni, se ha iniziato a lavorare da giovane, può aver diritto all’uscita dal lavoro beneficiando della pensione anticipata.

Questo trattamento, erogato dalla generalità delle gestioni amministrate dall’Inps [1], si ottiene, a prescindere dall’età, con 42 anni e 10 mesi di contributi, per gli uomini, e con 41 anni e 10 mesi di contributi, per le donne: il requisito resterà tale sino al 31 dicembre 2026. A partire dal 2019, sono applicate delle finestre mobili di 3 mesi, dalla data di maturazione dei requisiti sino alla liquidazione dell’assegno.

Francesca ha 61 anni. Ha iniziato a lavorare come dipendente in modo continuativo quando aveva 19 anni: può ottenere la pensione anticipata ordinaria, in quanto, non possedendo periodi scoperti da contribuzione, raggiunge 41 anni e 10 mesi di contributi.

Il requisito contributivo può essere ottenuto anche in regime di cumulo, cioè sommando, ai fini del diritto alla pensione, i contributi non coincidenti accreditati presso casse diverse, comprese le casse dei liberi professionisti.

Luigi possiede 23 anni di contributi presso l’Inps e 20 anni presso la cassa avvocati. Avendo 43 anni di contributi complessivi non coincidenti, può ottenere la pensione anticipata, che richiede un minimo di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Pensione anticipata precoci a 61 anni

Per chi, iscritto presso una o più gestioni amministrate dall’Inps, possiede almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età, è possibile pensionarsi con soli 41 anni di contributi, grazie alla pensione anticipata precoci. Anche per questo trattamento non è richiesta un’età minima, quindi la pensione si può ottenere a 61 anni di età.

Bisogna però:

  • risultare iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996;
  • appartenere a una categoria tutelata: invalidi dal 74%, caregiver o disoccupati di lungo corso, addetti ai lavori gravosi, addetti ai lavori usuranti o notturni;
  • richiedere un’apposita certificazione del diritto a pensione entro il 1° marzo dell’anno in cui si maturano i requisiti, o tardivamente entro il 30 novembre;
  • attendere una finestra pari a 3 mesi, dalla maturazione dei requisiti pensionistici.

Anche in questo caso, il requisito di contribuzione può essere ottenuto in regime di cumulo, cioè sommando, ai fini del diritto alla pensione, i contributi accreditati presso casse diverse. Non è possibile cumulare la pensione con i redditi di lavoro sino alla maturazione “virtuale” del requisito contributivo previsto per la pensione anticipata ordinaria.

Gerardo, che ha lavorato come dipendente per 41 anni, assiste da oltre 6 mesi il padre, portatore di handicap grave, convivente. Avendo almeno 41 anni di contributi ed appartenendo alla categoria dei caregiver (coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare convivente di 1° grado- in casi specifici anche di 2° grado- a cui è stato riconosciuto un handicap in situazione di gravità), dopo aver richiesto la certificazione all’Inps può beneficiare della pensione anticipata precoci, con l’attesa di una finestra pari a 3 mesi. Gerardo non potrà però lavorare per 1 anno e 10 mesi, cioè sino alla maturazione “virtuale” di 42 anni e 10 mesi di contributi.

Pensione di vecchiaia anticipata a 61 anni

I lavoratori dipendenti del settore privato, con invalidità pensionabile almeno pari all’80% (non è sufficiente il riconoscimento dell’invalidità civile), possono ottenere il trattamento di vecchiaia a 61 anni, con 20 anni di contributi. Per le lavoratrici, il requisito previsto è invece pari a soli 56 anni di età, con un minimo di 20 anni di contributi (15 per chi beneficia di una delle deroghe Amato).

Una volta maturati i requisiti, è necessaria l’attesa di una finestra mobile pari a 12 mesi, a partire dalla maturazione dei requisiti richiesti per il trattamento.

Per i non vedenti i requisiti di età sono pari a 56 anni per gli uomini ed a 51 anni per le donne, con un minimo di 10 anni di contributi. Si applica anche in questo caso una finestra di attesa di 12 mesi. Per approfondire: Pensione non vedenti.

Opzione donna

La pensione con opzione donna può essere ottenuta, ad oggi, prima del compimento dei 61 anni di età; possono infatti richiedere il trattamento:

  • le lavoratrici dipendenti che hanno compiuto 58 anni di età e che possiedono 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019; a queste lavoratrici si applica una finestra di attesa pari a 12 mesi;
  • le lavoratrici autonome che hanno compiuto 59 anni di età e che possiedono 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019; a queste lavoratrici si applica una finestra di attesa pari a 18 mesi.

Di fatto, quindi, le dipendenti ottengono la liquidazione della pensione con un minimo di 59 anni di età e le autonome con un minimo di 60 anni e 6 mesi di età.

In cambio dell’anticipo, è richiesto il calcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico, normalmente penalizzante. L’opzione donna sarà probabilmente prorogata al 2021. Per il dopo quota 100, si pensa di rendere strutturale il trattamento, con un requisito anagrafico minimo pari a 60 anni per le dipendendoti e a 61 anni per le autonome.

Pensione di anzianità in totalizzazione

La totalizzazione è uno strumento che, come il cumulo, dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando gratuitamente la contribuzione accreditata presso gestioni diverse.

Attraverso la totalizzazione è possibile raggiungere, senza limiti di età, quindi anche a 61 anni, la pensione di anzianità (simile alla pensione anticipata, in quanto può essere ottenuta  sulla sola base del requisito contributivo), con:

  • 41 anni di contributi;
  • l’attesa di una finestra pari a 21 mesi.

Pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni

Un’ulteriore pensione agevolata è la pensione di anzianità a favore degli addetti a mansioni usuranti o ai turni notturni. Questa pensione di anzianità si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (sino a questa data i requisiti non saranno incrementati sulla base degli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno e delle ore di lavoro notturno svolte.

Per saperne di più: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Pensione di anzianità e di vecchiaia speciali a 61 anni

Per i lavoratori del comparto difesa, soccorso e sicurezza, gli autoferrotramvieri, i lavoratori marittimi, sportivi e dello spettacolo, ci sono particolari agevolazioni che consentono di pensionarsi anche con un’età inferiore a 61 anni. Per approfondire: “Pensione con meno di 61 anni“.

Isopensione a 61 anni

L’isopensione è un trattamento di prepensionamento, istituito dalla Legge Fornero di riforma del mercato del lavoro [3], che, sino al 31 dicembre 2020, consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 7 anni senza perdere la retribuzione (dal 1° gennaio 2021, l’anticipo massimo consentito è pari a 4 anni).

Per il 2020, si può dunque uscire dal lavoro a 61 anni, in attesa della pensione di vecchiaia a 67 anni, oppure qualora non manchino più di 7 anni per il raggiungimento della pensione anticipata.

La prestazione a cui il lavoratore ha diritto è vicina al trattamento pensionistico spettante, ma non è una pensione: si tratta, invece, di un’indennità a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità.

L’isopensione può essere fruita solo dai lavoratori in esubero delle aziende con oltre 15 dipendenti, a fronte di un accordo sindacale e di articolate procedure. Per approfondire, leggi: Scivolo per la pensione.

Assegno straordinario a 61 anni

L’assegno straordinario, come l’isopensione, è una prestazione a sostegno del reddito a favore dei lavoratori in esubero, ma risulta a carico dei datori di lavoro destinatari dei Fondi di solidarietà. L’assegno è riconosciuto attraverso un accordo collettivo aziendale o territoriale per accompagnare il lavoratore, sino a un massimo di 5 o 7 anni (l’anticipo dipende dal fondo), alla prima decorrenza utile della pensione anticipata o vecchiaia.

L’assegno straordinario, come l’isopensione, può dunque essere fruito dai dipendenti che hanno compiuto 61 anni, se maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia entro 7 anni, oppure se maturano i requisiti per la pensione anticipata entro 5 anni.

Normalmente, il valore dell’assegno straordinario è pari all’importo della pensione che spetterebbe all’interessato al momento della cessazione del rapporto di lavoro, con l’aggiunta del periodo per il quale l’azienda si impegna a versare la contribuzione correlata. Bisogna tuttavia osservare quanto disposto dall’ordinamento del fondo interessato.

Prepensionamento quota 100 a 61 anni

Chi ha 61 anni può inoltre beneficiare del prepensionamento quota 100, grazie al quale possono uscire dal lavoro i dipendenti in esubero che raggiungono i requisiti per la pensione con quota 100 entro il 31 dicembre 2021.

Prepensionamento con contratto di espansione

Per il biennio 2019- 2020, a favore dei lavoratori delle grandi aziende, con più di mille dipendenti, è presente un nuovo scivolo per la pensione, che offre un anticipo nell’uscita dal lavoro sino a 5 anni: si tratta del contratto di espansione.

Possono dunque pensionarsi a 61 anni, fruendo di questo importante strumento, i dipendenti a cui non mancano più di 5 anni alla pensione anticipata, quindi chi, a 61 anni, possiede almeno 37 anni e 10 mesi di contribuzione, se uomo, o 36 anni e 10 mesi di contribuzione, se donna. Per approfondire: Pensione anticipata con contratto di espansione.

Pensione a 61 anni: le ipotesi per il dopo quota 100

Per quanto riguarda i periodi dal 1° gennaio 2022 in poi, ossia al termine della sperimentazione della quota 100, le ipotesi allo studio sono numerose.

Come osservato inizialmente, si vorrebbe innanzitutto introdurre una sorta di quota 100 flessibile, ma con penalizzazione: con questo nuovo strumento, l’interessato potrebbe ad esempio pensionarsi a 61 anni con 39 anni di contributi, rispettando dunque una sommatoria del requisito di età e contributivo pari a 100. L’interessato potrebbe subire, tuttavia, un taglio percentuale dell’assegno, oppure il ricalcolo contributivo dello stesso.

Un’altra proposta molto simile prevede la possibilità di pensionarsi a 61 anni, rispettando però il vecchio requisito contributivo di quota 100, pari a 38 anni di versamenti, subendo ugualmente una penalizzazione percentuale, o consistente nel ricalcolo contributivo dell’assegno.

È stato proposto anche l’ampliamento della quota 41, ossia dell’opportunità di pensionarsi con 41 anni di contributi, senza un requisito anagrafico minimo (dunque anche a 61 anni). Questa facoltà, ad oggi aperta soltanto ai lavoratori precoci appartenenti a categorie specifiche, potrebbe essere estesa a tutti i lavoratori precoci, anche appartenenti a categorie non tutelate, oppure addirittura alla generalità dei lavoratori, ma con una penalizzazione. L’interessato, in particolare, potrebbe subire un taglio percentuale dell’assegno in ragione dell’età pensionabile, oppure potrebbe direttamente subire il ricalcolo contributivo del trattamento.

Tra le varie proposte allo studio, si valuta anche l’opportunità di rendere strutturale l’opzione donna, che come abbiamo osservato già da oggi comporta il ricalcolo contributivo della pensione. Il trattamento potrebbe essere raggiunto dalle dipendenti che maturano 35 anni di contributi e compiono sessant’anni di età, nonché dalle lavoratrici autonome che maturano ugualmente 35 anni di contributi e compiono 61 anni di età, con l’attesa delle finestre attualmente valide, pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome.



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