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Mantenimento figli non pagato: è reato?

14 Novembre 2020
Mantenimento figli non pagato: è reato?

Quali sono le conseguenze penali per il genitore separato che non versa l’assegno per la prole?

Dopo circa cinque anni di matrimonio, di cui gli ultimi due passati a litigare, ti sei separato da tua moglie. Una scelta sofferta, ma inevitabile. All’udienza di separazione, il giudice ha disposto l’obbligo, da parte tua, di corrispondere a tuo figlio 500 euro mensili. Inizialmente, sei sempre stato puntuale nei pagamenti, ma da qualche mese a questa parte non riesci a corrispondere la cifra esatta. Per compensare, fai di tutto per comprare qualche vestito al tuo bambino.

In questo articolo parleremo del mantenimento dei figli non pagato: è reato? Cosa prevede la legge? Devi sapere che quando due genitori si separano, in assenza di accordo, il giudice può porre a carico di uno dei due l’obbligo di corrispondere ai figli una somma periodica che copra le spese ordinarie, come ad esempio il vitto, l’alloggio, il vestiario, il trasporto urbano, ecc. Se il genitore è inadempiente può incorrere nella responsabilità penale per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare punito con la reclusione fino ad un anno. Ma procediamo con ordine e vediamo innanzitutto cosa si intende per mantenimento e come viene calcolato.

Mantenimento figli: cos’è e quando spetta?

Quando a separarsi è una coppia con figli è necessario regolamentare, tra le tante cose, anche l’affidamento e il mantenimento.

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: ciascun genitore è tenuto a provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione dei propri figli nei limiti delle rispettive possibilità (ossia in base alle proprie sostanze e alla capacità di lavoro professionale e casalingo). Tale dovere, quindi, a dispetto di quanto si pensi, non viene meno con la fine del matrimonio dei genitori, ma sussiste fino all’indipendenza economica della prole.

In genere, in fase di separazione, il giudice stabilisce, ove necessario, l’obbligo per il coniuge economicamente più forte di corrispondere all’altro una somma di denaro periodica per soddisfare le esigenze di vita quotidiana dei figli, dall’abbigliamento alla ricarica del cellulare. Lo scopo, chiaramente, è quello di tutelare il minore e garantirgli, per quanto possibile, il medesimo tenore di vita goduto prima della separazione dei genitori.

Attenzione però: lo stato di disoccupazione di un genitore non è motivo sufficiente per esonerarlo dall’obbligo di mantenimento verso i figli. Detto in altri termini, il padre che non lavora – dotato comunque di capacità lavorativa – può essere obbligato a corrispondere al minore anche un assegno di soli 100-150 euro mensili.

Mantenimento figli: in base a quali criteri viene calcolato?

Se i genitori che intendono separarsi non raggiungono un’intesa, il giudice calcolerà l’entità dell’assegno di mantenimento sulla base dei seguenti criteri:

  • le esigenze attuali del figlio che ovviamente cambiano in base all’età;
  • il tenore di vita goduto dal minore durante la convivenza con i genitori: ad esempio, se il bambino, prima della separazione, praticava la scherma e frequentava una scuola privata è necessario continuare ad assicurargli un simile stile di vita;
  • le risorse economiche di ciascun coniuge;
  • il tempo che il bambino trascorre presso ciascun genitore;
  • la valenza dei compiti di cura assunti nei confronti dei figli.

Come vedi, non esiste un unico criterio che permetta di stabilire l’importo esatto che un genitore deve versare ai propri figli in termini di mantenimento, ma ci sono tanti fattori da considerare e ogni situazione andrà valutata caso per caso.

Mantenimento figli: cosa comprende?

L’assegno di mantenimento versato ai figli comprende solo le spese ordinarie, vale a dire quelle relative al vitto, all’alloggio, ai libri scolastici, all’abbigliamento, al trasporto urbano ed a tutti gli altri costi che rientrano nella vita di tutti i giorni (ad esempio, la baby-sitter se già prevista prima della separazione). Per quanto riguarda, invece, le spese straordinarie, ossia quelle per far fronte ad eventi imprevedibili ed eccezionali (come ad esempio un paio di occhiali o un apparecchio per i denti) andranno ripartite tra i genitori al 50% o in base ad una diversa percentuale (sempre proporzionata ai redditi delle parti), a condizione che siano condivise e documentate.

Mantenimento figli non pagato: è reato?

Se il genitore obbligato a versare l’assegno di mantenimento ai figli risulta inadempiente, allora rischia la multa fino a 1.032 euro e la reclusione fino ad un anno per il reato violazione degli obblighi di assistenza familiare [1]. Affinché possa configurarsi il delitto in questione è necessario che il coniuge sia consapevole:

  • dell’obbligo di mantenere la prole;
  • di violare il provvedimento del giudice.

Cosa fare in questi casi? Se, ad esempio, a non versare il mantenimento è l’ex marito, allora la mamma, in qualità di esercente la responsabilità genitoriale sul proprio figlio, può presentare una querela alle autorità competenti. Per ottenere la condanna, tuttavia, è necessario un comportamento reiterato, non potendosi desumere la volontà di non adempiere se l’ex coniuge omette di versare l’assegno una sola volta.

La giurisprudenza di legittimità ha stabilito, altresì, che la responsabilità penale scatterebbe anche nel caso in cui il genitore obbligato, invece del mantenimento, corrisponda ai figli solo la paghetta [2] oppure non rimborsi la propria quota delle eventuali spese straordinarie sostenute dall’altro genitore.

Mantenimento figli: fino a quando va pagato?

Il mantenimento a favore dei figli è un obbligo che sorge fin dalla loro nascita e prosegue, come ti ho già anticipato, fino a quando gli stessi siano in grado di provvedere a sé stessi.

Naturalmente, il genitore non è chiamato a mantenere i figli per tutta la vita, altrimenti nessuno metterebbe più al mondo dei bambini. Sebbene, al giorno d’oggi, sia difficile raggiungere una stabilità economica, tuttavia i genitori sono tenuti a provvedere al mantenimento dei propri figli solo se gli stessi, ormai maggiorenni, non riescano a trovare un’occupazione nonostante l’impegno e gli studi effettuati. Questo vuol dire che se il figlio è svogliato o vuole solo divertirsi alle spalle dei genitori, questi ultimi possono adire il tribunale per ottenere la revoca del mantenimento prestato.


note

[1] Art. 570 bis cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 25593/2020 del 09.09.2020.


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