Diritto e Fisco | Articoli

Accertamento tecnico preventivo: chi paga?

13 Settembre 2020 | Autore:
Accertamento tecnico preventivo: chi paga?

La disciplina delle spese per il pagamento del compenso del Ctu in via anticipata e all’esito del giudizio: su quali parti processuali fanno carico prima e dopo.

Se devi avviare una causa che presenta profili specialistici e complessi, puoi ricorrere all’accertamento tecnico preventivo: è utile per anticipare la valutazione tecnica su fatti e circostanze che potranno essere determinanti nel processo e, se l’esito risulterà favorevole, potrebbe anche evitarlo, favorendo la conciliazione con la controparte, messa alle strette dagli esiti.

Con l’accertamento preventivo si va subito “al sodo”, affrontando direttamente la questione più controversa. Pensa a un sinistro stradale, all’accertamento di invalidità, a dei lavori commissionati ad un’impresa e risultati malfatti, oppure a un caso di malasanità, dove è determinante stabilire esattamente cosa è successo, capire la dinamica degli eventi e individuare chi ha fatto (o non ha fatto) qualcosa, violando un obbligo o un divieto posto a suo carico o comunque non operando in maniera corretta.

Ma questo procedimento può risultare anche costoso, perché richiede l’intervento di un Ctu, il consulente tecnico d’ufficio: un esperto nominato dal giudice, che avrà diritto ad essere pagato per il lavoro professionale svolto. E allora chi paga l’accertamento tecnico preventivo?

Bisogna considerare che esso viene richiesto prima dell’inizio del processo, quando ancora non si sa chi avrà torto e chi ragione. Ma il Ctu non può attendere la fine del processo per essere pagato e il suo compenso, che viene stabilito dal giudice, non sarà neppure condizionato dagli esiti. Quindi in relazione a quanto può accadere in corso di causa e in fase di decisione, sono possibili diverse soluzioni.

Accertamento tecnico preventivo: cos’è

L’accertamento tecnico preventivo (che nel prosieguo per brevità chiameremo anche Atp) è un istituto previsto dalla legge [1] quando occorre verificare, con urgenza e prima del giudizio, lo stato dei luoghi o la qualità e condizioni delle cose.

Il procedimento per l’ammissione è particolarmente veloce: l’Atp può essere richiesto da chi ne ha interesse presentando ricorso al tribunale o giudice di pace competente per territorio, materia e valore della causa, e l’unico requisito richiesto è quello dell’urgenza, dunque è ammesso in tutti i casi in cui il decorso del tempo (e le conseguenti modifiche o alterazioni dello stato di luoghi, cose e persone), potrebbe pregiudicare le possibilità di svolgere utilmente l’accertamento.

In alcuni tipi di cause, come quelle per ottenere il risarcimento dei danni subiti per responsabilità sanitaria (i cosiddetti casi di malasanità) l’accertamento tecnico preventivo è obbligatorio per poter instaurare il giudizio [2].

Accertamento tecnico preventivo: come funziona

Il giudice, se ritiene ammissibile la richiesta, nominerà con decreto un Ctu – consulente tecnico d’ufficio – fissando la data di comparizione e di conferimento dell’incarico. In quel’occasione verranno fissati i quesiti, cioè le precise domande alle quali il Ctu dovrà fornire risposta. Le parti potranno affiancare propri consulenti, che verificheranno il lavoro svolto dal Ctu e potranno presentare le proprie osservazioni.

A seguito della nomina e dell’avvenuto conferimento dell’incarico, il Ctu inizierà il proprio lavoro, eseguendo l’incarico esaminando la documentazione, le cose, i luoghi e le persone oggetto dei quesiti posti e redigerà il proprio elaborato, che al termine depositerà al giudice illustrando le attività svolte e le conclusioni raggiunte in un’apposita relazione, la consulenza tecnica d’ufficio, che entrerà a far parte del fascicolo processuale e costituirà un importante elemento di prova.

Chi paga l’accertamento tecnico preventivo?

Già al momento del deposito della ctu, il giudice normalmente emetterà il decreto di liquidazione dei compensi al consulente. Questo provvedimento costituirà un titolo provvisoriamente esecutivo, in base al quale il consulente potrà esercitare il proprio diritto ad essere pagato.

Ma a chi tocca questo adempimento? Abbiamo visto che la liquidazione avviene prima che la causa venga decisa. Di consueto accade che il giudice pone l’obbligo di pagamento del Ctu nominato, e dunque dell’accertamento preventivo svolto (che comunque sin dal momento del deposito del ricorso richiede anche la corresponsione del contributo unificato, a carico del richiedente) su colui che ha proposto il ricorso. Altre volte succede che il giudice lo stabilisce in capo a tutte le parti processuali, in solido tra loro.

Ma queste spese, che come abbiamo appena visto vengono anticipate da una o più delle parti in causa, non sono corrisposte a titolo definitivo. Infatti rimane ferma la condanna al pagamento delle spese di giudizio a carico della parte che risulterà soccombente.

Perciò l’Atp e l’anticipazione delle spese non condizionano la determinazione finale delle complessive spese di lite, che rimane salva nei suoi principi [3].

Ma in concreto possono verificarsi diverse situazioni, che dipendono dalla riconosciuta fondatezza o meno della domanda di chi ha promosso l’accertamento tecnico preventivo e la successiva causa. Il promotore dell’Atp, cioè, potrà risultare a seconda dei casi vittorioso o soccombente, e potrà esserlo in maniera integrale oppure solo parziale.

In particolare, la Cassazione si è recentemente occupata di questi casi [4] ed ha stabilito che le spese dell’Atp, già anticipate, saranno prese in considerazione, nel successivo giudizio di merito ove l’accertamento tecnico sarà acquisito, come spese giudiziali, da porre, salva l’ipotesi di compensazione, a carico del soccombente».

Dunque i costi sostenuti per l’accertamento tecnico tecnico preventivo entreranno – insieme alle altre consuete voci, come gli onorari dell’avvocato – nel coacervo delle spese di giudizio che la sentenza nella sua parte dispositiva provvederà a liquidare nel loro ammontare.

Così la suprema Corte ha evidenziato che «in linea di principio il carico delle spese liquidate in tema di accertamento tecnico preventivo spetta, in via esclusiva, alla parte ricorrente in virtù dell’onere dell’anticipazione e del principio di causalità, salva la disciplina finale delle spese complessive (ivi comprese quelle per l’esecuzione dell’accertamento tecnico preventivo), in base agli ordinari criteri, all’esito dell’eventuale giudizio di merito che sia seguito».

Invece il provvedimento di liquidazione delle spese dell’Atp non può essere stabilito dal giudice in via autonoma, cioè con un separato provvedimento, perchè – rileva il Collegio – si tratterebbe di una pronuncia illegittima, «in presenza di un provvedimento non previsto dalla legge di natura decisoria».

Perciò se la parte che ha promosso l’accertamento tecnico preventivo risulterà vittoriosa avrà diritto al rimborso delle spese anticipate al Ctu; se invece essa sarà soccombente, le spese sostenute resteranno a suo carico. In caso di soccombenza parziale, solitamente il giudice disporrà la compensazione delle spese di lite, considerando e assorbendo anche quelle sostenute per lo svolgimento dell’Atp.

Leggi anche accertamento tecnico preventivo: come funziona e ricorso per accertamento tecnico preventivo: ultime sentenze.


note

[1] Art. 696 Cod. proc. civ.

[2] Art. 8 Legge n. 24/2017 (c.d. legge “Gelli-Bianco“).

[3] Art. 91 e art. 92 Cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 18918 del 11 settembre 2020,


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube