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Quanto tempo si ha per mandare il certificato di malattia?

13 Settembre 2020
Quanto tempo si ha per mandare il certificato di malattia?

Cosa rischia chi presenta in ritardo il certificato medico o non lo invia affatto? L’assenza ingiustificata.

Il dipendente che cade malato e che perciò non può recarsi al lavoro ha l’obbligo di comunicare al più presto al datore di lavoro, anche informalmente, la propria assenza. Deve farlo, nella gran parte dei casi, prima che inizi il suo turno, dimodoché l’azienda possa provvedere alla sua sostituzione.

I contratti collettivi stabiliscono le modalità con cui tale comunicazione debba avvenire. Spesso, è consentito utilizzare anche l’sms, l’email, il fax, il telegramma o una semplice telefonata.

Fatto ciò – ossia una volta avvertito il datore di lavoro – il dipendente deve sottoporsi alla visita medica da parte del proprio medico curante. Questi redigerà il certificato medico che andrà inoltrato al datore di lavoro. 

Di qui la domanda piuttosto frequente: quanto tempo si ha per mandare il certificato di malattia? E che succede se, invece, il certificato viene inviato in ritardo? Alcuni di questi chiarimenti sono stati forniti, proprio di recente, dall’Inps e da una sentenza della Corte di Cassazione [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quanto tempo per inviare il certificato medico?

Per mandare il certificato medico c’è tempo fino a tutto il primo giorno dell’assenza più quello successivo. Quindi, in tutto, si hanno circa due giorni. 

L’invio del certificato medico avviene seguendo ormai questa trafila. Prima, il dipendente si sottopone a visita medica. Il dottore invia il certificato in via telematica all’Inps. L’Inps a sua volta invia per conoscenza al datore di lavoro il numero di protocollo affinché questi possa accertare le ragioni dell’assenza del dipendente ed eventualmente chiedere all’Inps di effettuare la visita medica di controllo (la cosiddetta visita fiscale).

Che succede se non si manda il certificato medico?

Chi invia il certificato medico in ritardo, dopo cioè il secondo giorno dall’inizio della malattia, perde il diritto al trattamento retributivo per tali giornate. In pratica, l’Inps non paga le giornate precedenti a quelle della visita medica.

Quindi, la cosa più sicura da fare è inviare il certificato nello stesso giorno della malattia o, al massimo, in quello successivo.  

La questione però si complica se si guardano i rapporti col datore di lavoro. Difatti, la legge consente il licenziamento per giusta causa (ossia quello senza preavviso) tutte le volte in cui si è in presenza di una assenza ingiustificata. E, come visto, l’assenza può essere considerata tale se il certificato medico viene inviato in ritardo.

Nella pratica, però, il datore di lavoro deve avviare la procedura di licenziamento disciplinare solo quando il comportamento è talmente grave da ledere definitivamente il rapporto di fiducia con il dipendente, tanto da far ritenere che quest’ultimo non potrà eseguire la prestazione con quella stessa correttezza e diligenza sperate all’inizio. 

Ecco perché il ritardo di un solo giorno nell’invio del certificato medico non consente di procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro. Ma se la condotta dovesse ripetersi in più occasioni o se il ritardo a sottoporsi a visita medica dovesse essere più consistente, il licenziamento sarebbe più che giustificato. 

Nel caso deciso di recente dalla Cassazione, una donna aveva inviato il certificato medico con solo due giorni di ritardo, ma il comportamento era recidivo perché già in passato si era verificata più volte la medesima situazione. 

Secondo la Corte devono, infatti, qualificarsi come “ingiustificati” i giorni di assenza risultati solo a seguito del tardivo invio di certificazione medica. Ai fini di legge, infatti, lo stato di malattia sussiste solo se sorretto da apposita certificazione medica.

In altri termini, le assenze non coperte dal certificato medico giunto in ritardo non sono legittime e possono costituire un valido precedente per poter successivamente risolvere il contratto di lavoro in caso di ripetizione della stessa condotta illegittima. 

Leggi anche “Ritardo invio certificato malattia Inps“.

Ne consegue che se il dipendente non è puntuale e si fa certificare la malattia solo dopo due o più giorni di assenza dal lavoro, i giorni precedenti al certificato telematico di malattia e non coperti non sono considerati giustificati né verso l’Inps né verso il datore di lavoro.

Il medico curante, infatti, non può mai retrodatare il certificato telematico di malattia (salvo il caso di certificato emesso a seguito di visita domiciliare che può essere retrodatato, al massimo, di un giorno).

Procedimento disciplinare

Prima di procedere al licenziamento, il datore di lavoro deve inviare al dipendente una lettera di contestazione disciplinare nella quale gli descrive il fatto che ha dato origine al procedimento, appunto l’assenza ingiustificata reiterata. 

Dal ricevimento della lettera, il lavoratore ha 5 giorni di tempo per presentare le proprie giustificazioni o per chiedere di essere sentito di persona.

Una volta ricevute le giustificazioni scritte da parte del dipendente o dopo averlo ascoltato, l’azienda può decidere di chiudere il caso o procedere con una sanzione disciplinare.


note

[1] Cass. sent. n. 18956/20 dell’11.09.2020.


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