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Rumore da locali pubblici: che fare

13 Settembre 2020 | Autore:
Rumore da locali pubblici: che fare

Le possibilità di tutela civile e penale, anche d’urgenza, contro le immissioni di rumore moleste e intollerabili. Come agire in giudizio e quali prove occorrono.

Abiti sopra ad un locale pubblico che rimane aperto fino a tarda ora ed è frequentato da numerosi clienti che provocano schiamazzi, senza contare la musica ad alto volume. Questo disturba in maniera insopportabile il tuo riposo e la tua quiete e quella dei tuoi familiari. In certi casi il disagio si estende anche ad altri condomini o residenti nella stessa via.

Che fare in questi casi per difendersi dal rumore nei locali pubblici e riuscire a farlo cessare ed eventualmente anche ad essere risarciti per i danni subiti?

La legge prevede una precisa disciplina per le immissioni sonore, che non devono superare la normale tollerabilità. Se ciò accade, c’è un illecito civile ed è possibile azionare determinati rimedi. In alcuni casi può esserci anche il reato di disturbo alla quiete pubblica, che però si basa su presupposti diversi. Vediamo dunque come si può agire in questi casi.

Le immissioni sonore

Fare rumore non è sempre vietato. Lo diventa quando le immissioni sonore, cioè la propagazione delle onde che fa percepire il rumore nelle zone circostanti, supera la normale tollerabilità [1].  Questo criterio non ha un valore prestabilito ed uniforme, ma dovrà essere di volta in volta valutato dal giudice in base alle circostanze concrete del caso.

Così, se i rumori, pur fastidiosi, vengono provocati da un’attività produttiva, il giudice dovrà «contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà»; ad esempio, i macchinari industriali di una fabbrica che provocano inquinamento acustico alle abitazioni limitrofe.

Nel giudizio pesano molto anche la durata del rumore, la sua frequenza e l’orario in cui avviene: nelle ore notturne le immissioni sonore dovranno essere ridotte per garantire il riposo delle persone.

Perciò il giudice valuterà una serie di fattori, tra i quali, insieme alle caratteristiche e all’intensità del rumore, vi sono anche le condizioni di tempo e di luogo, le ragioni che lo determinano e la condotta di chi lo provoca.

Come tutelarsi in via civile 

In ambito civile la legge offre diverse strade a favore di chi intende tutelarsi dai rumori provocati da terzi. C’è innanzitutto la possibilità di inoltrare, preferibilmente con l’ausilio di un avvocato, una lettera di diffida per ottenere la cessazione del comportamento.

Se essa non avrà esito, si potrà promuovere una apposita causa, agendo in giudizio per le immissioni rumorose. Qui sarà possibile chiedere al giudice sia l’emissione di un ordine di inibizione, ossia di cessazione immediata e definitiva delle immissioni sonore risultate intollerabili, sia il risarcimento dei danni provocati dal responsabile.

Per il primo profilo (cioè la cessazione del rumore, non anche per il risarcimento) è anche possibile agire in via d’urgenza, con un’apposito procedimento cautelare che si svolgerà in maniera molto più celere del processo ordinario (leggi modello ricorso d’urgenza per rumori intollerabili).

In tutti i casi, però, bisognerà dimostrare in giudizio l’esistenza delle immissioni rumorose e la loro intensità, per provare che nel caso di specie esse superano la normale tollerabilità. Per raggiungere questa essenziale prova, si ricorre ad apposite perizie fonometriche, che accertano la consistenza ed il volume delle immissioni sonore, misurandolo in decibel.

Potrai avvalerti di un tecnico qualificato di tua fiducia oppure dell’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), richiedendo un intervento fonometrico.

L’esito delle misurazioni svolte sarà determinante per l’esito della causa: tieni presente che la giurisprudenza tende a ritenere intollerabile il rumore che supera quello di fondo (cioè quello che normalmente proviene dall’ambiente circostante, come quello dei veicoli che percorrono la strada pubblica) di 3 decibel durante le ore notturne e di 5 decibel durante le ore diurne.

Spesso accade che la controparte si oppone, in corso di causa, agli esiti delle misurazioni così svolte, contestandole sotto vari profili. A questo punto, di regola il giudice – se le eccezioni sollevate appaiono fondate e comunque se non è in grado di decidere sulla sola base della documentazione in atti e degli eventuali testi escussi – disporrà una apposita consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) nominando un esperto al quale affiderà il quesito consistente nel misurare l’intensità dei rumori e l’eventuale superamento della tollerabilità.

È importante sottolineare che non potrai omettere l’attività che abbiamo descritto, cioè la preliminare misurazione del rumore posta a tuo carico, attendendo e sperando che il giudice disponga la Ctu: si tratterebbe infatti di una consulenza «esplorativa», che è inammissibile quando non c’è già un principio di prova sulla fondatezza della domanda, consistente, appunto, nella perizia fonometrica di parte.

Questo principio è stato recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione [2] che, proprio nel caso di un ricorso proposto avverso un locale pubblico rumoroso, ha affermato come la Ctu non può essere utilizzate per esonerare la parte dall’onere di dimostrare quanto afferma.

Nella vicenda decisa dalla suprema Corte, una persona abitante al secondo piano di un palazzo in cui al piano terra c’era un pub, aveva citato in giudizio l’esercente sostenendo che da quel locale provenivano emissioni rumorose intollerabili. Ma il ricorrente aveva depositato solo una perizia giurata riguardante il fastidio provocato dalle insegne luminose del pub, senza considerare l’aspetto del rumore provocato.

Così il Collegio ha rigettato la domanda, osservando che «la consulenza tecnica d’ufficio non è un mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze».

Perciò – afferma la sentenza – «questo mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere un’indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati».

Come tutelarsi in via penale

Le immissioni rumorose moleste e oltrepassanti la dovuta tollerabilità possono anche integrare uno specifico reato, previsto dal Codice penale [3] come «disturbo alle occupazioni ed al riposo delle persone».

La condotta vietata consiste nel provocare schiamazzi o rumori, oppure abusare di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, tutto ciò in modo da arrecare disturbo alle normali attività svolte dalle persone o al loro necessario riposo.

In questo reato, però, ciò che conta non è la tranquillità del singolo, bensì la pubblica quiete. Dunque non è sufficiente che il rumore superi la normale tollerabilità, come in ambito civile; occorre invece che sia tale da disturbare un pubblico indistinto, la collettività delle persone che si trovano nel circondario, ad esempio perché residenti in zona limitrofa a quella dell’esercizio pubblico “incriminato”.

Così, se il rumore del locale pubblico disturba solo te, ad esempio perché vivi in un locale adiacente e le onde sonore si propagano attraverso i muri, di norma il comportamento costituirà solo un illecito civile, mentre se si diffondono anche in altre abitazioni con intensità tale da disturbare gli occupanti, sussisterà il reato.

La sanzione penale per questo disturbo alla quiete pubblica consiste nell’arresto fino a 3 mesi o nell’ammenda fino a 309 euro. Tieni presente però che è prevista un’apposita sanzione, leggermente più severa (con un’ammenda minima di 103 ed una massima di 516 euro) per chi nell’esercizio di professioni o mestieri tipicamente rumorosi – come quello dei locali pubblici di intrattenimento – viola le disposizioni di legge o le prescrizioni dell’Autorità, come i regolamenti comunali o le ordinanze.

In tali casi dunque è alquanto più facile dimostrare la sussistenza del reato, in caso di inosservanza delle prescrizioni imposte per gli esercizi appartenenti a tali categorie e operanti nei rispettivi ambiti territoriali dove vigono gli appositi provvedimenti emanati dagli Enti locali.

Potrai quindi denunciare alla competente procura della Repubblica, se ve ne sono gli estremi, il comportamento del bar, del pub, ristorante o altro locale pubblico eccessivamente rumoroso. In proposito leggi anche l’articolo disturbo quiete pubblica per musica ad alto volume, mentre per un approfondimento degli altri temi trattati puoi consultare questi ulteriori articoli:


note

[1] Art. 844 Cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 18928/20 dell’11 settembre 2020.

[3] Art. 659 Cod. pen.


3 Commenti

  1. Io non sopporto più il rumore assordante causato dai miei vicini che di recente si sono aperti un locale proprio sotto casa. E’ intollerabile. Ogni sera, è pieno di gente che sta attorno al locale, perché giustamente ora bisogna essere distanti e non si crea la solita calca. Ma io non posso stare ad ascoltare questo chiasso se il giorno dopo devo svegliarmi per andare al lavoro e sono tutto stonato. Quindi, dormo poco e alla fine devo bere tonnellate di caffè per rimanere sveglio

  2. Io credo proprio che nei prossimi giorni, farò una bella denuncia così la finiscono di fare i simpaticoni e i dispettucci quelli dei locali credendo di essere intoccabili. Oltretutto, non rispettano le distanze di sicurezza per il coronavirus, la gente sta senza mascherina, poi si creano situazioni spiacevoli… Insomma, litigi fra ragazzi. Ditemi quello che volete, sarà la vecchiaia, sarà che non tollero più certe cose, ma vi assicuro che sono arrivato al limite di sopportazione e la mancanza di rispetto mi fa arrabbiare perché magari c’è la serata e non ti dico nulla, perché capisco pure che ci sono stati problemi economici tra chiusura ecc, ma a tutto c’è un limite e sei fai perdere la pazienza poi ti prendi anche le conseguenze legali

  3. Vivo in città, in centro e la sera i ragazzi escono fino a tardi. Vi dirò, qualche volta nonostante l’orario, ho lasciato correre anche perché è estate, magari non tutti si sono potuti permettere una vacanza, poi è stata una stagione particolare ed i ragazzini non li fermi, a meno che li rinchiudi in casa. Però, devo dire che dopo qualche episodio, sono andata con mio marito dal proprietario del locale e con educazione siamo arrivati a spiegare le esigenze della nostra famiglia e dell’intero quartiere. Onestamente, temevo che non sarebbero valse a nulla le nostre lamentele, sapendo come vanno certe cose. Poi, nei giorni successivi hanno abbassato il volume della musica e sono stati più attenti. Qui, bisogna collaborare. Non è nostro interesse far chiudere locali o creare problemi ma poter trovare un accordo che vada bene a tutti e così è stato

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