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Azione inibitoria: ultime sentenze

3 Ottobre 2020
Azione inibitoria: ultime sentenze

Provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori; adozione di pratiche commerciali scorrette e di clausole vessatorie.

La tutela del consumatore

Nella disciplina concernente la tutela del consumatore, ai sensi degli art. 1469 bis ss. c.c. introdotti dalla l. 6 febbraio 1996, n. 52, il termine “professionista” va inteso nel senso che comprende chiunque non occasionalmente svolga attività di prestazione di servizi e cessione di beni, con una stabile struttura organizzativa, ancorché senza fini di lucro.

Tribunale Palermo, 18/09/2000

Presupposti per il procedimento cautelare

Il codice del Consumo, all’art. 37, comma 2, prevede che inibitoria possa essere concessa in via cautelare, ai sensi degli artt. 669 bis e seguenti c.p.c., quando ricorrono giusti motivi di urgenza e, analogamente, l’art. 140, comma 8, del codice del Consumo prevede che nei (soli) casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, l’azione inibitoria si svolge a norma degli artt. da 669 bis a 669 quinquies c.p.c.. Ciò detto, non si ravvisano i giusti motivi di urgenza per proporre azione in via cautelare anziché attraverso il giudizio di cognizione qualora si adduca la mera esigenza di arginare e, ove possibile, prevenire ed eliminare quella serie di pregiudizi che, pur colpendo singole posizioni giuridiche, siano idonei a ledere gli interessi dei consumatori su scala collettiva.

Tribunale Torino sez. I, 29/06/2020

Quando può essere promossa l’azione inibitoria?

L’azione inibitoria a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti può essere promossa, tanto in via ordinaria quanto in via d’urgenza. La duplicità dei percorsi procedimentali risulta chiaramente dall’art. 140, comma 8, codice del consumo, il quale prevede, nei casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, che l’azione inibitoria si svolga a norma degli artt. da 669 bis a 669 quaterdecies c.p.c.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7744

Obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali

I regolamenti (Ce) n. 593/2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I) e n. 864/2007, su quella per le extracontrattuali (“Roma II”), devono essere interpretati nel senso che, fermo restando l’art. 1 §. 3 di ciascuno di essi, la legge applicabile ad un’azione inibitoria ai sensi della direttiva 2009/22/Ce (provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori), diretta contro l’impiego di clausole contrattuali asseritamente illecite da parte di un’impresa avente sede in uno Stato membro stipulante contratti mediante e-commerce con consumatori residenti in altri stati membri e, in particolare, nello Stato del giudice adito, deve essere determinata in conformità all’art. 6 §.1 Roma II, mentre quella per la valutazione di una data clausola contrattuale deve essere sempre determinata in applicazione di Roma I, indipendentemente dal fatto se è effettuata nell’ambito di un’azione individuale o in quello di un’azione collettiva.

L’art. 3 §. 1, direttiva 93/13/Cee (clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori) deve essere interpretato nel senso che una clausola rientrante nelle condizioni generali di vendita di un professionista, che non sia stata oggetto di negoziato individuale, secondo la quale la legge dello Stato membro in cui ha sede tale professionista disciplina il suddetto, è abusiva quando induce in errore tale consumatore dandogli l’impressione che al contratto si applichi soltanto la legge di detto Stato membro, senza informarlo del fatto che egli dispone inoltre, ex art. 6 §. 2 Roma I, della tutela assicuratagli dalle disposizioni imperative della legge che sarebbe applicabile in assenza di siffatta clausola, cosa che spetta al giudice nazionale verificare alla luce di tutte le circostanze rilevanti.

L’art. 4 §. 1 Lett. A direttiva 95/46/Ce (tutela della privacy, trattamento e libera circolazione dei dati personali) deve essere interpretato nel senso che il trattamento di dati personali effettuato da un’impresa di e-commerce è disciplinato dal diritto dello Stato membro verso il quale essa dirige le proprie attività qualora sia accertato che vi procede nel contesto delle attività di uno stabilimento situato in detto Stato membro. Spetta al giudice nazionale valutare se ciò si verifichi nella fattispecie.

Corte giustizia UE sez. III, 28/07/2016, n.191

L’uso di clausole o condizioni generali del contratto

È legittimata passiva nell’azione inibitoria ex art. 1469-sexies c.c. (ora art. 37 cod. cons.) l’associazione di professionisti che raccomanda l’utilizzo di clausole o condizioni generali di contratto.

Cassazione civile sez. I, 21/05/2008, n.13051

L’azione inibitoria collettiva

Nell’ambito di un’azione inibitoria collettiva dell’adozione di pratiche commerciali scorrette e di clausole vessatorie nei contratti dei consumatori, il giudice, al fine di eliminare o correggere gli effetti delle violazioni accertate, può imporre, in sede cautelare, l’eliminazione delle conseguenze negative determinate dalla condotta del professionista, attraverso restituzione di somme, indebitamente percepite, in favore dei singoli consumatori.

Tribunale Roma, 30/04/2008

Come garantire la tutela degli interessi dei consumatori

Ai fini di garantire la tutela degli interessi dei consumatori, l’azione inibitoria collettiva, promossa dagli enti esponenziali, riconosciuti ex lege rappresentativi di tale categoria di soggetti, ha il duplice scopo di far cessare il comportamento illecito già in essere e di imporre all’autore dell’illecito stesso un obbligo di astensione per il futuro da comportamenti di cui sia stata accertata l’antigiuridicità.

Tribunale Torino, 16/11/2006, n.7375

Le associazioni rappresentative dei consumatori

Nell’azione inibitoria proposta dalle associazioni rappresentative dei consumatori, non sussiste l’onere della prova di fatti specifici, bensì quello di allegare le clausole sospette di vessatorietà in relazione alla disciplina legale dello specifico contratto in cui si inseriscono.

Corte appello Roma sez. II, 24/09/2002

La contrattazione con la massa dei consumatori

Va riconosciuta, in relazione all’azione inibitoria prevista dall’art. 1469 sexies c.c., la legittimazione passiva dell’associazione imprenditoriale che svolge attività destinate a facilitare l’adozione, da parte degli aderenti, di modelli uniformi nella contrattazione con la massa dei consumatori.

Corte appello Roma, 07/05/2002



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