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Compenso ingegnere: ultime sentenze

28 Settembre 2020
Compenso ingegnere: ultime sentenze

L’irrealizzabilità dell’opera; le prestazioni parziali; la convenzione fra le parti, tariffe e usi e determinazione del giudice; la tariffa professionale; la clausola contrattuale subordinante l’erogazione del compenso al finanziamento dell’opera.

L’erroneità o l’inadeguatezza del progetto dell’ingegnere

L’ingegnere, come l’architetto o il geometra, nell’espletamento dell’attività professionale – sia questa configurabile come adempimento di un’obbligazione di risultato o di mezzi – è obbligato ad usare la diligenza del buon padre di famiglia, con la conseguenza che l’irrealizzabilità dell’opera, per erroneità o inadeguatezza (anche per colpa lieve) del progetto affidatogli, costituisce inadempimento dell’incarico ed abilita il committente a rifiutare di corrispondere il compenso, avvalendosi dell’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 cod. civ.

Tribunale Spoleto, 27/01/2020, n.40

Il compenso da liquidare ad un ingegnere

Il compenso spettante a un architetto o ingegnere per le prestazioni parziali rese deve essere aumentato, ai sensi dell’art. 18 della l. n. 143 del 1949, indipendentemente dalla causa relativa al mancato completamento dell’incarico, anche se esso sia dipeso dalla revoca di quest’ultimo, proveniente dal committente e determinata dall’inadempimento del professionista, trattandosi di obbligazione di natura indennitaria, distinta e non cumulabile con l’obbligazione risarcitoria di cui all’art. 10, comma 2, della cit. legge.

Quest’ultima presuppone, invece, che la sospensione non sia imputabile al professionista, con la conseguenza che il risarcimento del danno non può essere liquidato in assenza di una condotta colpevole del committente e che l’indennità è destinata a restare assorbita nel risarcimento, quando esso sia superiore.

Cassazione civile sez. II, 14/01/2020, n.451

Determinazione del compenso per prestazioni professionali

Il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito, posto che l’art. 2233 c.c. pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso, attribuendo rilevanza in primo luogo alla convenzione che sia intervenuta fra le parti e poi, in mancanza di quest’ultima, ed in ordine successivo, alle tariffe e agli usi e, infine, alla determinazione del giudice, mentre non operano i criteri di cui all’art. 36 Cost., comma 1, applicabili solo ai rapporti di lavoro subordinato (nella specie si trattava del compenso di un ingegnere per l’opera prestata quale membro della commissione di collaudo di un’opera pubblica).

Tribunale Roma sez. lav., 06/03/2018, n.1740

Contratto di progettazione di un’opera pubblica

La clausola con cui, in una convenzione tra un ente pubblico territoriale ed un ingegnere al quale il primo abbia affidato la progettazione di un’opera pubblica, il pagamento del compenso per la prestazione resa è condizionato alla concessione di un finanziamento per la realizzazione dell’opera, è valida, in quanto non si pone in contrasto col principio di inderogabilità dei minimi tariffari, previsto dalla l. n. 340 del 1976; né tale clausola, espressione dell’autonomia negoziale delle parti, snatura la causa della prestazione, incidendo sul sinallagma contrattuale né, ancora, è invocabile, in senso ostativo a tale validità, il precetto di cui all’art. 36 Cost., che non trova applicazione al rapporto di lavoro autonomo.

Cassazione civile sez. II, 28/06/2017, n.16213

Il principio dell’inderogabilità della tariffa professionale

La clausola che condiziona il compenso del professionista ingegnere o architetto ad un evento futuro e incerto è valida anche se la prestazione è resa ad un soggetto privato; infatti dal principio dell’inderogabilità della tariffa professionale non deriva la nullità della clausola che condiziona il pagamento al verificarsi di una condizione (nella specie, il pagamento era subordinato alla condizione del rilascio delle concessioni edilizie e al termine di 30 giorni decorrente dal rilascio delle concessioni).

Cassazione civile sez. II, 24/06/2013, n.15786

La contribuzione previdenziale

Il compenso percepito dall’ingegnere o architetto per l’attività di amministratore e sindaco di una società, connessa a quella della professione, va assoggettato a contribuzione previdenziale ai sensi degli art. 9 e 10 l. 3 gennaio 1981 n. 6.

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2013, n.5827

La liquidazione del compenso

In tema di obbligazioni pecuniarie, costituiscono “interessi legali” non soltanto quelli stabiliti dall’art. 1284 c.c., ma anche qualsiasi interesse che, ancorché in misura diversa, sia previsto dalla legge. Ne consegue che, in ipotesi di domanda di liquidazione del compenso proposta da un ingegnere o da un architetto, prevedendo l’art. 9 della tariffa professionale, approvata con l. 2 marzo 1949 n. 143, che gli interessi moratori sulle somme dovute a titolo di onorari sono ragguagliati al tasso ufficiale di sconto e maturano dopo il decorso di sessanta giorni dalla consegna della specifica da parte del professionista, ai fini della doverosità del saggio e della decorrenza degli accessori, il giudice deve verificare unicamente la sussistenza dei presupposti indicati dalla citata norma.

Cassazione civile sez. II, 04/07/2012, n.11187

Il mancato completamento dell’incarico

Ai sensi dell’art. 18 l. n. 143 del 1949 Il compenso spettante ad un architetto o ad un ingegnere per le prestazioni parziali rese deve essere aumentato del 25% della tariffa professionale degli ingegneri e architetti anche se il mancato completamento dell’incarico dipende dalla revoca di quest’ultimo, e pur se determinata dall’inadempimento del professionista; infatti, l’art. 10 della medesima tariffa al comma 1 stabilisce tale aumento in caso di “sospensione dell’incarico per qualsiasi motivo”, ed al comma 2 esclude soltanto il diritto al risarcimento di maggiori danni se la sospensione sia imputabile al professionista.

Corte appello Milano sez. I, 29/04/2009

Le mansioni tipiche del dipendente

In tema di riparto di giurisdizione anteriormente ai criteri dettati dal d.lg. 31 marzo 1998 n. 80, la domanda del dipendente di un ente pubblico volta a conseguire il compenso di prestazioni lavorative in favore del medesimo, è devoluta alla giurisdizione amministrativa, quando le prestazioni dedotte trovino titolo immediato e diretto nel rapporto di pubblico impiego, mentre appartiene alla giurisdizione ordinaria, quando manchi tale presupposto, il che avviene in presenza di attività prestata al di fuori dei poteri organizzatori dell’ente, esorbitante dalle mansioni tipiche del dipendente e priva di ogni correlazione con il rapporto di pubblico impiego, riconducibile, quindi, ad un diverso rapporto di lavoro autonomo costituito tra le stesse parti, non rilevando a tal fine la circostanza dell’espletamento dell’attività al di fuori del normale orario di lavoro.

È, quindi, devoluta alla giurisdizione ordinaria la domanda di un ingegnere dipendente di un Comune, relativa al compenso per l’attività svolta quale componente tecnico di una commissione costituita dallo stesso ente ai fini dell’affidamento di determinati lavori, in quanto tale attività non è riconducibile al detto rapporto di pubblico impiego, essendo correlata ad un incarico esorbitante da esso, e non può svolgersi in regime di subordinazione, comportando una selezione ed una scelta, mentre la qualifica funzionale nella struttura organizzativa del Comune rappresenta solo un presupposto di idoneità per far luogo alla nomina a componente della commissione esaminatrice, senza comportare l’equivalenza tra compiti di commissario e quelli propri della qualifica rivestita.

Cassazione civile sez. un., 27/01/2009, n.1875

La determinazione del compenso dovuto all’ingegnere

In tema di determinazione del compenso dovuto ad ingegnere od architetto per attività consistente nell’assistenza all’intero svolgimento di opera pubblica, dal progetto fino al collaudo, il parametro costituito dal “consuntivo lordo” dell’opera non include, in difetto di previsione convenzionale, l’ammontare corrisposto all’appaltatore a titolo di revisione dei prezzi, considerato che l’art. 15 della tariffa professionale, approvata con la l. 2 marzo 1949 n. 143, non comprende l’importo revisionale fra le componenti di detto consuntivo lordo, e che inoltre le competenze del professionista per eventuali prestazioni inerenti alla procedura di revisioni prezzi sono autonomamente regolate dall’art. 23-C della tariffa.

Tale sistema manifestamente non contrasta con l’art. 3 cost., sotto il profilo della ragionevolezza, attesa la possibilità, riconosciuta alle parti, di includere convenzionalmente l’importo convenzionale nel consuntivo lordo, costituente la base di calcolo per la determinazione in percentuale del compenso al professionista.

Cassazione civile sez. I, 11/05/2007, n.10868

L’onere di provare l’esistenza del rapporto

La disciplina dettata dall’art. 1988 c.c. (secondo cui la promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è fatta dall’onere di provare l’esistenza del rapporto fondamentale, la quale si presume fino a prova contraria) è applicabile anche agli atti della p.a., nel concorso dei requisiti formali e procedimentali che ne condizionano la validità e l’efficacia (nella specie, deliberazione della giunta comunale che riconosceva ad un ingegnere, il compenso per l’opera svolta, consistente nel progetto di una costruzione).

Cassazione civile sez. III, 29/05/2003, n.8643

La riduzione del compenso spettante all’ingegnere

In tema di condizioni generali di contratto, l’art. 1341 c.c. regola due tipi di clausole predisposte da una parte, in relazione alla possibile debolezza del contraente aderente. Il comma 1 disciplina il regime delle c.d. condizioni generali di contratto e stabilisce la regola che quando esse sono predisposte da una parte, vincolano l’aderente se sono da lui conosciute o conoscibili mediante l’ordinaria diligenza. Il comma 2 disciplina la situazione specifica nella quale le condizioni stesse sono vessatorie e stabilisce che esse, per essere vincolanti nei confronti dell’altro contraente, debbono essere approvate particolarmente per iscritto, nella consapevolezza di assumere un obbligo oggettivamente gravoso.

Ne consegue che, atteso il carattere tassativo dell’elencazione di cui al comma 2 dell’art. 1341 cit. – che può essere suscettibile della sola interpretazione estensiva qualora la clausola limiti la responsabilità del proponente e non ove definisca semplicemente l’oggetto del contratto e dunque l’obbligazione – la clausola relativa alla riduzione del compenso spettante all’ingegnere per l’opera professionale svolta come direttore dei lavori, in deroga a quanto statuito dalla tariffa professionale di cui alla l. 2 marzo 1949 n. 143, non costituisce clausola vessatoria suscettibile di approvazione scritta, poiché non limita appunto la responsabilità del proponente, non influendo sulle conseguenze del suo inadempimento eventuale, ma delimita piuttosto il contenuto dell’incarico conferito con riferimento all’obbligazione concernente la corresponsione del compenso professionale.

Cassazione civile sez. II, 07/02/2003, n.1833



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