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Pubblicazioni matrimonio: ultime sentenze

2 Ottobre 2020
Pubblicazioni matrimonio: ultime sentenze

L’illegittimità del rifiuto opposto dall’Ufficiale di Stato civile; il mancato rilascio del nulla osta. Il licenziamento della lavoratrice nel periodo compreso tra la data della richiesta delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione delle nozze.

Matrimonio dello straniero in Italia

L’omesso rilascio del nulla osta alle pubblicazioni di matrimonio non può essere interpretato come diniego da parte dell’Autorità straniera alla celebrazione del matrimonio per ragioni che possono risultare in contrasto con l’ordine pubblico ai sensi dell’art. 16, l. 218/1995, né risulta essere attribuibile alla sussistenza di un qualche impedimento effettivo.

Tribunale Milano sez. IX, 09/09/2019

Richiesta di pubblicazioni di matrimonio

È illegittimo il rifiuto opposto dall’Ufficiale di Stato civile alla richiesta di pubblicazioni di matrimonio tra cittadino italiano e cittadina straniera musulmana motivato dal mancato rilascio di nulla osta da parte dell’Autorità straniera per la mancata conversione alla religione islamica del nubendo: la legge straniera in questo caso è contraria all’ordine pubblico, ex art. 16 l. n. 218/1995, per violazione del diritto a contrarre matrimonio (art. 29 Cost.) e del diritto alla libertà religiosa (art. 8 Cost.).

Tribunale Castrovillari, 23/02/2016

La legittimità del rifiuto alle pubblicazioni di matrimonio

È legittimo il rifiuto opposto dall’ufficiale di stato civile alle pubblicazioni di matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Cassazione civile sez. I, 09/02/2015, n.2400

Licenziamenti attuati a causa del matrimonio: la nullità

L’art. 1 legge n. 7 del 1963 dispone la nullità dei licenziamenti attuati a causa del matrimonio, specificando al comma 3 che si presuma a causa di matrimonio il licenziamento della dipendente nel periodo intercorrente dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio a un anno dopo la celebrazione; la presunzione di nullità riguarda ogni recesso che sia stato ‘deciso’ nell’arco temporale indicato per legge, indipendentemente dal momento in cui la ‘decisione’ di recesso sia stata attuata.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2013, n.27055

Le pubblicazioni di matrimonio di stranieri

Nelle controversie aventi ad oggetto l’impugnazione del provvedimento comunale relativamente alla documentazione necessaria per le pubblicazioni di matrimonio di stranieri la legittimazione attiva spetta alle associazioni di cui allo speciale elenco ad agire contro le discriminazioni cd “Collettiva” fondandosi la legittimazione de qua sul disposto dell’art. 5 d.lgs. n. 215 del 2003

Tribunale Brescia sez. III, 11/04/2012, n.488

Le dimissioni della lavoratrice

In caso di dimissioni della lavoratrice intervenute nel periodo intercorrente tra il giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio sino ad un anno dalla celebrazione di questo, nulle ai sensi dell’art. 1 della legge n. 7 del 1963 in quanto non confermate entro un mese all’Ufficio del lavoro, l’interruzione delle prestazioni — che non determina l’estinzione del rapporto durante il periodo di interdizione — può configurare un valido recesso tacito della stessa lavoratrice se si protragga oltre la scadenza del periodo stesso o quella, se successiva, del termine per la conferma delle dimissioni.

(Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto immune da censura la valutazione del giudice di merito che aveva escluso la configurabilità di un recesso tacito in quanto la lavoratrice aveva manifestato la volontà di far valere i vizi relativi alla cessazione del rapporto, presentando richiesta di esperire un tentativo di conciliazione alla Commissione provinciale di conciliazione a soli due mesi dalle asserite dimissioni).

Cassazione civile sez. lav., 17/05/2011, n.10817

Richiesta di pubblicazioni dall’ufficiale di stato civile

È valido il licenziamento intimato prima della richiesta formale delle pubblicazioni di matrimonio presso il Comune. Il lavoratore licenziato durante il periodo in cui ha dato il via alla procedura per sposarsi, ma nel qual non è stata ancora redatta richiesta di pubblicazioni dall’ufficiale di stato civile, non può invocare l’ipotesi della nullità del provvedimento a causa di matrimonio. Non opera, infatti, la presunzione legale che il recesso sia stato intimato per tale motivo perché non rilevano gli atti prodromici alla richiesta di pubblicazioni.

Cassazione civile sez. lav., 29/07/2009, n.17612

Il diniego dell’Ufficiale di Stato Civile

È legittimo il diniego dell’Ufficiale di Stato Civile di effettuare le pubblicazioni di matrimonio tra persone dello stesso sesso, poiché l’ordinamento di stato civile italiano non prevede tale istituto, e tale mancata previsione non è in contrasto con i principi di uguaglianza fissati dalla Costituzione, né con le norme sopranazionali o quelle generali di diritto antidiscriminatorio.

Corte appello Firenze sez. I, 27/06/2008

La tutela dello stato di disoccupazione

La permanenza del rapporto di lavoro, in conseguenza della nullità delle dimissioni presentate dalla lavoratrice nel periodo di interdizione di cui all’art. 1 della legge n. 7 del 1963 (dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino ad un anno dopo la celebrazione dello stesso), ripristinabile a semplice richiesta della lavoratrice, esclude l’indennizzabilità dello stato di disoccupazione alla stregua della normativa previdenziale.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della corte territoriale che aveva fatto applicazione degli stessi criteri interpretativi enunciati da Corte cost. n. 269 del 2002, ravvisando l’eadem ratio della disposizione al vaglio dal Giudice delle leggi, di tutela dello stato di disoccupazione non dipendente da libera scelta del lavoratore).

Cassazione civile sez. lav., 04/01/2007, n.25

Il licenziamento della lavoratrice

Il licenziamento della lavoratrice intimato – in violazione dell’art. 1 l. 9 gennaio 1963 n. 7 – nel periodo compreso fra la richiesta delle pubblicazioni di matrimonio e il compimento di un anno dalla celebrazione è radicalmente nullo (e non temporaneamente inefficace) e comporta, perciò, il diritto della lavoratrice ad essere riammessa in servizio ed a percepire la retribuzione globale di fatto sino al giorno della effettiva riammissione.

Cassazione civile sez. lav., 10/05/2003, n.7176

Riammissione in servizio dopo la celebrazione del matrimonio

Nella ipotesi di dimissioni della lavoratrice intervenute nel periodo intercorrente tra il giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio ed un anno dalla celebrazione di questo, nulle ai sensi dell’art. 1 della l. 9 gennaio 1963 n. 7 in quanto non confermate entro un mese all’Ufficio del lavoro, la interruzione delle prestazioni – che non determina durante il periodo di interdizione l’estinzione del rapporto – può configurare un valido recesso tacito della stessa lavoratrice se protratta oltre la scadenza del periodo stesso o quella, se successiva, del termine per la conferma delle dimissioni.

(La sentenza impugnata aveva ritenuto estinto il rapporto di lavoro in una fattispecie in cui la dipendente aveva chiesto la riammissione in servizio oltre tre anni dopo la celebrazione del matrimonio; la S.C. ha confermato tale decisione in relazione alla valutazione, spettante al giudice del merito, del comportamento delle parti nel periodo successivo all’intervallo tutelato).

Cassazione civile sez. lav., 04/02/1992, n.1159

Il licenziamento nel periodo tra pubblicazioni e anno successivo alle nozze

Il licenziamento della lavoratrice nel periodo compreso tra la data della richiesta delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione delle nozze non può presumersi disposto per causa di matrimonio, con conseguente nullità ai sensi dell’art. 1 della l. n. 7 del 1963, qualora il licenziamento giunga all’esito di un procedimento disciplinare avviato anteriormente alla richiesta delle pubblicazioni, non essendo ravvisabile alcun nesso tra la volontà datoriale di avviare il procedimento e la richiesta di pubblicazioni di matrimonio che intervenga nel corso dello stesso.

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2018, n.9736


7 Commenti

  1. Finalmente, è tutto pronto per il grande giorno. Abbiamo scelto la location, le partecipazioni sono state spedite agli invitati anche tramite WhatsApp visto il periodo, i vestiti sono stati scelti ed è tutto ormai stabilito con il ristorante. Ora, come possiamo procedere alle pubblicazioni?

    1. Per poter procedere alle pubblicazioni è necessario essere in possesso di alcuni requisiti predeterminati dalla legge: il matrimonio, infatti, è consentito tra persone di sesso diverso, non legate tra loro da vincoli di parentela o unite in un matrimonio civile ancora valido con altre persone. È necessario, inoltre, che i futuri sposi siano maggiorenni ma, se hanno almeno sedici anni, possono essere autorizzati dal tribunale a contrarre matrimonio.

      I documenti che gli sposi devono presentare sono solo tre: documento di identità in corso di validità, quindi la carta d’identità o il passaporto; l’atto di nascita; il certificato contestuale. Il certificato contestuale è prodotto dall’ufficio anagrafe del Comune in cui hai la residenza e riporta tutte le informazioni inerenti la tua cittadinanza, lo stato di famiglia e lo stato civile. È necessario inoltre dotarsi di una marca da bollo del valore di 16€.

    2. Se avete deciso di consacrare l’unione in chiesa, allora ci sono dei passaggi aggiuntivi da seguire prima di poter procedere alle pubblicazioni in comune. È necessario iniziare la procedura per la preparazione dei documenti presso la parrocchia di residenza del fidanzato o della fidanzata. Generalmente, questa fase prende avvio tre o quattro mesi prima del giorno del nozze.

      Presso l’ufficio della parrocchia vanno presentati il certificato civile di cittadinanza e di residenza, il certificato di stato civile e l’atto di nascita di entrambi. Questi documenti devono essere necessariamente richiesti presso il Comune di residenza di ciascuno.
      In aggiunta, è necessario presentare: il certificato di Battesimo ad uso matrimonio, che deve essere richiesto nella Parrocchia dove il Battesimo è stato celebrato; il certificato di Cresima, generalmente già riportato sul certificato di Battesimo ma, ove così non fosse, è necessario richiederlo nella parrocchia dove il Sacramento ha avuto luogo; il certificato di stato libero ecclesiastico, necessario solo per chi proviene da una Diocesi differente o risiede da poco tempo in quella Diocesi (ad esempio, se ti sposi nella Diocesi di Milano ma sei di Verona, dovrai richiedere il certificato nella Diocesi di origine).
      Questi certificati sono necessari ma non sufficienti per poter procedere: devi anche aver seguito il corso prematrimoniale presso la parrocchia. Una volta in possesso dell’attestato di partecipazione e di tutti i documenti elencati, è possibile concordare con il parrocco la data della promessa di matrimonio. La promessa religiosa deve precedere ogni procedura civile e consiste in colloquio individuale di ciascuno dei futuri sposi con il parroco al fine di accertare la libertà della decisione e la consapevolezza della scelta che si sta compiendo. In seguito all’esito positivo del colloquio, viene approntato il fascicolo matrimoniale che viene firmato sotto giuramento ed è destinato a rimanere negli archivi parrocchiali.

      A questo punto, il parroco consegna le richieste di pubblicazioni. La richiesta di pubblicazioni civili va consegnata in Comune, in modo che possa avere inizio tutta la procedura prima descritta. Nel caso in cui uno dei due fidanzati non sia residente in quel Comune, la richiesta di pubblicazioni religiose va presentata anche presso la parrocchia di residenza. Le pubblicazioni, anche in questo caso, devono rimanere affisse per otto giorni, calcolati in modo da comprendere due domeniche. Una volta effettuate sia le pubblicazioni civili che quelle ecclesiastiche, vanno portati presso la segreteria parrocchiale gli attestati di eseguite pubblicazioni prodotti dal Comune e, eventualmente, dall’altra parrocchia.

  2. A causa dell’aumento dei contagi, abbiamo deciso di rimandare il nostro matrimonio… Ora, mi chiedo cosa succede alle pubblicazioni?

    1. Se le nozze sono rimandate a causa dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus che ha travolto il mondo intero, il decreto legge “Cura Italia” ha previsto che non vengano computati nei centottanta giorni i giorni che vanno dal 23 febbraio al 15 aprile 2020. Ciò vuol dire che, se le pubblicazioni sono state fatte prima del 23 febbraio, devi contare solo i giorni fino a tale data e riprendere a contarli dal 15 aprile. In altre parole, si tratta di una sospensione dei termini. In caso di pubblicazioni effettuate dopo il 23 febbraio, i centottanta giorni decorrono direttamente dal 15 aprile. Ovviamente, se hai già fatto le pubblicazioni ma, per una maggiore tranquillità, vuoi spostare le nozze all’anno prossimo, allora devi ripeterle.

  3. Sono molto indecisa se sposarmi con il mio compagno. Stanno accadendo mille cose, una dietro l’altra, e non riesco a reggere più la pressione. Inoltre, ho conosciuto un altro uomo e le sue attenzioni non mi sono indifferenti.Ovviamente, non lascerei mai il mio futuro sposo per queste ragioni, ma ho pensato di aver bisogno di una pausa… Ho bisogno di ragionare.Non vorrei mandare tutto all’aria perché sono certa di amare la persona con cui ho costruito un futuro in tutti questi anni, ma tra posticipi causati dal Coronavirus e altre cose ho pensato che forse è destino che vada a finire così…Ma in caso, se rompo il fidanzamento cosa succede a livello economico? Non abbiamo ancora prenotato nulla, ma qualcuno ha iniziato a farci dei regali prima delle nozze.

    1. L’inadempimento della promessa di matrimonio può essere, tuttavia, fonte di limitata responsabilità e quindi di risarcimento, ma è necessario che la promessa medesima sia stata prestata in forma solenne: ciò si verifica quando essa è reciproca e redatta tramite atto pubblico o scrittura privata, oppure quando risulti nella richiesta delle pubblicazioni matrimoniali. In questo caso, scatta il risarcimento relativo alle spese sostenute e agli impegni assunti in vista del matrimonio. Invece, il mancato adempimento della cosiddetta promessa semplice obbliga solo alla restituzione dei doni. L’azione di restituzione dei doni può essere esercitata entro il termine di un anno dal giorno del rifiuto della celebrazione del matrimonio o dal giorno della morte di uno dei promittenti; l’azione di risarcimento del danno può essere esercitata entro il termine di un anno dal giorno del rifiuto della celebrazione del matrimonio. I doni da restituire come conseguenza dell’inadempimento della promessa di matrimonio sono solo quelli fatti in relazione al matrimonio e non quelli fatti per affetto (sono state considerate, ad esempio, oggetto di restituzione le somme versate per la ristrutturazione della casa).

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