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Contabilità inattendibile: ultime sentenze

28 Gennaio 2022
Contabilità inattendibile: ultime sentenze

Prova nel processo tributario; bancarotta fraudolenta; abnormità della percentuale di ricarico; presunzioni semplici gravi, precise e concordanti; accertamento dei redditi di impresa.

Contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile

L’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi del D.P.R. n.600 del 1973 art.39, comma 1, lett.d) e del D.P.R. n.633 del 1972, art.54, commi 2 e 3, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. I, 19/05/2021, n.270

Ricostruzione dei ricavi accertabili

E’ nullo l’avviso di accertamento con il quale il Fisco abbai ricostruito indirettamente i ricavi accertabili sul presupposto che la contabilità sia complessivamente inattendibile, qualora non abbia indicato i motivi per i quali essa deve ritenersi tale, non potendo a tal fine considerarsi sufficiente la sola presunta e non dimostrata carente redditività aziendale.

Comm. trib. prov.le Reggio Emilia sez. II, 17/06/2020, n.146

L’antieconomicità del comportamento del contribuente

L’Amministrazione finanziaria può determinare il reddito del contribuente in via induttiva, pur in presenza di contabilità formalmente regolare, ove quest’ultima sia intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, che può desumersi anche da un unico elemento presuntivo, purché preciso e grave (cassata, nella specie, la decisione del giudice di appello che aveva giustificato l’antieconomicità della condotta imprenditoriale, semplicemente avvalorando la tesi del contribuente che aveva dichiarato di avere continuato l’attività commerciale solo per consentire alla moglie, coadiutrice dell’impresa, di maturare la pensione “minima”. Non è affatto convincente la tesi per cui un’impresa continua la sua attività, con redditi praticamente azzerati pur continuando ad erogare spese per lavoro dipendente pari al fine esclusivo di consentire alla coniuge di maturare la pensione minima. Neppure è plausibile che l’imprenditore porti avanti una attività in pareggio di bilancio, attingendo, quindi, per il suo sostentamento alla propria pensione ed alla titolarità di redditi immobiliari).

Cassazione civile sez. trib., 14/05/2020, n.8925

Accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa

È legittimo il ricorso all’accertamento analitico -induttivo del reddito d’impresa ex art.39, comma 1, lett.d), del D.P.R. 29 settembre 1973 n.600, anche in presenza di una contabilità formalmente corretta ma complessivamente inattendibile, potendosi, in tale ipotesi, evincere l’esistenza di maggiori ricavi o minori costi in base a presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente, per il cui assolvimento, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, da cui il fisco ha dedotto l’inesistenza delle passività dichiarate, non è sufficiente né la regolare annotazione delle fatture nelle scritture contabili né l’effettività delle spese.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. IV, 07/05/2020, n.329

Contabilità configgente con i criteri della ragionevolezza

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’accertamento analitico -induttivo del reddito d’impresa, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n.600, art.39, comma 1, lett.d), qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto configgente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo dell’antieconomicità del comportamento del contribuente. In tali casi, pertanto, è consentito all’Ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, ad esempio determinando il reddito del contribuente utilizzando le percentuali di ricarico, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. XI, 02/03/2020, n.1214

Scritture contabili formalmente corrette

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’accertamento analitico -induttivo del reddito d’impresa, ai sensi dell’art.39 comma 1 lett.d) D.P.R. n.600 del 1973, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto confluente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo dell’antieconomicità del comportamento del contribuente; in tali casi, pertanto, è consentito all’ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, ad esempio determinando il reddito del contribuente utilizzando le percentuali di ricarico, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. IV, 17/02/2020, n.87

Presupposti per accertamento analitico induttivo

La presenza di contabilità formalmente regolare, ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, consente di desumere, in via induttiva, ai sensi dell’articolo 39, comma 1 lett. d), d.P.R.. n. 600/1973, il reddito del contribuente, anche attraverso il confronto delle incongruenze tra i ricavi, compensi e corrispettivi dichiarati, e quelli che invece sono desumibili dagli studi di settore relativi alla specifica attività svolta, incombendo sullo stesso l’onere della prova contraria.

Cassazione civile sez. trib., 15/01/2020, n.568

Il giudizio sulla speciale tenuità del danno

In tema di bancarotta fraudolenta, per distrazione e documentale, il giudizio relativo alla speciale tenuità del danno deve essere posto in relazione alla diminuzione, non percentuale ma globale, causata dal comportamento del fallito alla massa attiva che sarebbe stata disponibile per il riparto ove non si fossero verificati gli illeciti e al pregiudizio causato ai creditori, con riferimento alla possibilità di esercitare le azioni poste a tutela dei loro interessi.

(Fattispecie in tema di irregolare tenuta dei libri contabili, nei tre anni antecedenti al fallimento, tale da rendere la contabilità inattendibile e occultare rimborsi non giustificati ai soci e consistenti e ripetuti prelievi, da parte dell’amministratore, a proprio favore e di terzi, effettuati per ragioni diverse dall’interesse dell’impresa).

Cassazione penale sez. V, 27/06/2019, n.45136

Criteri per l’accertamento induttivo del reddito d’impresa

In tema di accertamento, l’Amministrazione finanziaria può determinare il reddito del contribuente in via induttiva, pur in presenza di contabilità formalmente regolare, ove quest’ultima sia intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, che può desumersi anche da un unico elemento presuntivo, purché preciso e grave, quale l’abnormità della percentuale di ricarico.

Cassazione civile sez. trib., 30/10/2018, n.27552

Accertamento dei redditi di impresa e inattendibilità dell’intera contabilità

In tema di accertamento dei redditi di impresa ai sensi dell’art. 39 del d.P.R. n. 600 del 1973, la ricorrenza dei presupposti per l’accertamento induttivo (anche nella ipotesi di inattendibilità dell’intera contabilità) non comporta l’obbligo dell’ufficio di avvalersi di tale metodo di accertamento, ma costituisce una mera facoltà che non preclude, pertanto, la possibilità di procedere ad una valutazione analitica dei dati comunque emergenti dalle scritture dell’imprenditore.

Cassazione civile sez. trib., 17/07/2018, n.18934

Fattura presunzioni semplici

Si rileva che la fattura (di regola, salva l’ipotesi di contabilità inattendibile) è documento idoneo a rappresentare un costo dell’impresa, purché sia redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto ivi prescritti, tra i quali l’indicazione dell’oggetto e del corrispettivo dell’operazione, ne deriva, in generale, che una regolare fattura, lasciando presumere la verità di quanto in essa rappresentato, costituisce titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’IVA o alla deduzione del costo indicato. A fronte, quindi, dell’esibizione di una tale fattura, spetta all’Ufficio dimostrare il difetto delle condizioni per la detrazione o la deduzione.

In applicazione dei principi generali in tema di prova, questa può ben consistere in presunzioni semplici, poiché la prova presuntiva non è collocata su un piano gerarchicamente subordinato rispetto alle altre fonti di prova e costituisce una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza anche in via esclusiva ai fini della formazione del proprio convincimento.

Comm. trib. reg. Potenza, (Basilicata) sez. III, 27/04/2018, n.262

Contabilità inattendibile: l‘accertamento del Fisco

Nei casi in cui la contabilità risulti inattendibile, il fisco può, in via induttiva, ricostruire l’effettiva realtà aziendale applicando una percentuale di ricarico sul costo del venduto che è frutto della media delle percentuali degli anni precedenti.

Comm. trib. reg., (Basilicata) sez. I, 04/04/2018, n.182

L’attività di accertamento dell’Ufficio tributario

In relazione al quadro probatorio, le presunzioni semplici sono ammissibili ai sensi dell’art. 2729 comma 1. c.c. quando siano gravi, precise e concordanti in ordine agli elementi essenziali della controversia. (L’ufficio, in questo caso, in presenza di contabilità inattendibile, non avendo provato il contribuente la legittimità e la correttezza delle detrazioni poste in essere, può procedere all’accertamento induttivo (rectius:  analitico induttivo) in conformità al dettato normativo  dell’articolo 39, comma 1, lett. d) del DPR n. 600/1973, quindi l’attività di accertamento dell’Ufficio si può fondare anche su presunzioni peraltro dotate dei requisiti di precisione, gravità e concordanza).

Comm. trib. prov.le Matera sez. I, 02/05/2016, n.219

Ispezione dell’Amministrazione finanziaria

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, presupposto indefettibile per il ricorso ai parametri previsti dal d.P.C.M. 29 gennaio 1996 in attuazione dell’art. 3, commi 181 e 184, l. 28 dicembre 1995 n. 549, nei confronti dei professionisti che abbiano optato per il regime di contabilità ordinaria, è che la stessa sia risultata inattendibile nel corso di una ispezione; pertanto, nel caso in cui non risulti in alcun modo che il contribuente sia stato sottoposto previamente ad una ispezione dell’Amministrazione finanziaria, né esista un verbale dal quale risulti l’inattendibilità della sua contabilità, è illegittima la rideterminazione del suo reddito sulla base dei parametri suddetti.

Cassazione civile sez. trib., 30/04/2009, n.10077

Valutazione analitica dei dati

In tema di accertamento dei redditi di impresa ai sensi dell’art. 39 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, la ricorrenza dei presupposti per l’accertamento induttivo (anche nella ipotesi di inattendibilità dell’intera contabilità) non comporta l’obbligo dell’ufficio di avvalersi di tale metodo di accertamento, ma costituisce una mera facoltà che non preclude, pertanto, la possibilità di procedere ad una valutazione analitica dei dati comunque emergenti dalle scritture dell’imprenditore.

(Nella fattispecie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della commissione tributaria regionale, la quale aveva ritenuto legittimo l’operato dell’Ufficio, che, pur ricorrendo i presupposti per l’accertamento induttivo, aveva proceduto all’accertamento con metodo analitico).

Cassazione civile sez. trib., 21/05/2008, n.12904

La sentenza della commissione tributaria regionale

In tema di accertamento dei redditi di impresa, l’esistenza dei presupposti per l’accertamento induttivo (nella specie, l’inattendibilità dell’intera contabilità, ai sensi dell’art. 39, comma 2, lett. d, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600) non comporta l’obbligo dell’ufficio ad una ricostruzione del reddito in modo totalmente svincolato dalle scritture dell’imprenditore.

(Nella fattispecie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della commissione tributaria regionale, la quale aveva ritenuto legittimo l’operato dell’ufficio, che, pur essendo legittimato all’accertamento induttivo, si era limitato a ritenere che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di determinati costi).

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2006, n.4218



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