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Risarcimento del danno da lucro cessante: ultime sentenze

25 Settembre 2020
Risarcimento del danno da lucro cessante: ultime sentenze

L’inadempimento; il ritardo; la perdita subita dal creditore.

Risarcimento del danno da lucro cessante

Deve escludersi che la base di calcolo del danno da lucro cessante possa essere rappresentata dalla somma rivalutata al momento della liquidazione. Gli interessi in questione costituiscono, infatti, un criterio di commisurazione del danno da ritardato conseguimento di una somma di denaro che all’epoca del fatto era per definizione non rivalutata.

Tribunale Firenze sez. II, 22/07/2020, n.1741

Risarcimento del danno da lucro cessante: l’efficacia probatoria

In tema di risarcimento del danno da lucro cessante conseguente ad un sinistro stradale, le dichiarazioni dei redditi hanno efficacia probatoria privilegiata, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 39 del 1977.

Cassazione civile sez. VI, 22/06/2018, n.16506

Il danno da lucro cessante futuro da perdita del reddito

La richiesta di risarcimento del danno da perdita da chance non può essere avanzata insieme a quella di risarcimento del danno da lucro cessante futuro da perdita del reddito; i due danni sono, infatti, alternativi e alla vittima spetterà il risarcimento del lucro cessante qualora dimostri, specificatamente, di avere perduto un reddito che verosimilmente avrebbe realizzato, mentre, in mancanza di tale prova, le verrà riconosciuto il risarcimento del danno da perdita di chance.

Consiglio di Stato sez. III, 24/05/2018, n.3130

Diritto al risarcimento del danno da lucro cessante

L’accertamento di un’invalidità permanete in capo al danneggiato in seguito ad un sinistro stradale non comporta in automatico il diritto al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante per menomazione della capacità di lavoro.

Cassazione civile sez. VI, 10/04/2018, n.8838

Risarcimento del danno da lucro cessante: il sinistro stradale

In tema di risarcimento del danno da lucro cessante conseguente ad un sinistro stradale, le dichiarazioni dei redditi hanno efficacia probatoria privilegiata, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 39 del 1977 (cassata, nella specie, la sentenza impugnata che non aveva considerato tutti i redditi del danneggiato, atteso che il lucro cessante riconosciuto al ricorrente era stato determinato sulla base dei soli redditi professionali derivanti dalla attività svolta come singolo professionista senza considerare quelli derivanti dall’attività svolta in forma associata che ugualmente rientrano tra i redditi cui fare riferimento).

Cassazione civile sez. III, 31/08/2015, n.17294

La prova del danno emergente e del lucro cessante

Il risarcimento del danno da lucro cessante non può essere riconosciuto automaticamente, ma esige la prova dell’esistenza di elementi oggettivi e certi da cui desumente l’esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile (nella specie, relativa ad alcuni danni presenti in un immobile, la Corte ha escluso la sussistenza del lucro cessante, atteso che dopo gli interventi di riparazione del danno, di natura modesta e non invasiva, l’immobile non aveva subito un decremento patrimoniale).

Cassazione civile sez. II, 11/05/2015, n.9484

Risarcimento del danno da lucro cessante e perdita di una chance

La perdita di una chance intesa come eventualità astratta, non è risarcibile acquistando valenza risarcitoria, solo se verificabile in termini di ragionevole probabilità del caso concreto e sempre che la perdita sia etiologicamente riconducibile al comportamento di un terzo. Il principio generale è che la lesione di un diritto deve tradursi in un concreto pregiudizio senza il quale la pretesa risarcitoria mancherebbe di oggetto. L’accoglimento di una domanda di risarcimento del danno da lucro cessante o perdita di chance esige la prova dell’esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere un pregiudizio economicamente valutabile.

Tribunale Teramo, 18/06/2014, n.887

La domanda di risarcimento del danno da lucro cessante

Per la liquidazione del danno da concorrenza sleale ai sensi del secondo comma dell’art. 125 c.p.i. non vi è necessità di alcuna autonoma domanda, perché essa si risolve pur sempre in una domanda di risarcimento del danno da lucro cessante.

Tribunale Milano, 17/03/2014

Liquidazione del risarcimento del danno da lucro cessante

In materia di appalto di opere pubbliche, l’applicazione dell’istituto della revisione prezzi presuppone l’effettiva esecuzione dei lavori per i quali è sollecitata una integrazione del corrispettivo nonché la mancanza di colpa da parte dell’Amministrazione, e quindi la non riferibilità all’inadempimento di quest’ultima dell’incremento dei costi venutosi a determinare, laddove, nel caso di ritardo per causa riferibile all’Amministrazione, il risarcimento del danno da lucro cessante può essere legittimamente liquidato riconoscendo – in corrispondenza al parametro valido nel caso di recesso – una percentuale di utile pari al dieci per cento del residuo corrispettivo, con esclusione dell’importo riconducibile alla revisione prezzi.

Cassazione civile sez. I, 26/06/2013, n.16152

Risarcimento del danno da lucro cessante: l’accoglimento della domanda

L’accoglimento della domanda di risarcimento del danno da lucro cessante o da perdita di chance esige la prova, anche presuntiva, dell’esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità e non di mera potenzialità, l’esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile.

Cassazione civile sez. III, 14/05/2013, n.11548

L’esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile

Nel vigente ordinamento il diritto al risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo non è riconosciuto con caratteristiche e finalità punitiva ma in relazione all’effettivo pregiudizio subito dal titolare del diritto leso né il medesimo ordinamento consente l’arricchimento se non sussista una causa giustificatrice dello spostamento patrimoniale da un soggetto all’altro; ne consegue che, pure nelle ipotesi di danno “in re ipsa”, in cui la presunzione si riferisce soltanto all’”an debeatur” (che presuppone soltanto l’accertamento di un fatto potenzialmente dannoso in base ad una valutazione anche di probabilità o di verosimiglianza secondo l’”id plerumque accidit”) e non alla effettiva sussistenza del danno e alla sua entità materiale, permane la necessità della prova di un concreto pregiudizio economico ai fini della determinazione quantitativa e della liquidazione del danno per equivalente pecuniario.

Quindi l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno da lucro cessante o da perdita di “chance” esige la prova, anche presuntiva, dell’esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità e non di mera potenzialità, l’esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile.

Tribunale Milano Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 20/07/2012, n.8878



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