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Pagamento al creditore apparente: ultime sentenze

25 Settembre 2020
Pagamento al creditore apparente: ultime sentenze

Liberazione de debitore; pagamento nei confronti di un soggetto non creditore legittimato solo apparentemente; tutela della buona fede.

Pagamento al creditore apparente

La norma ex art. 1189 c.c., pagamento al creditore apparente, si riferisce anche all’apparente adiectus solutionis, per cui il debitore viene liberato anche quando sussistono tutti gli elementi per ritenere che l’apparenza abbia riguardato, se non il creditore, il soggetto legittimato a ricevere il pagamento.

Corte appello Ancona sez. I, 22/01/2019, n.88

Domanda per il risarcimento del danno

In merito alla domanda per il risarcimento del danno cagionato dalla condotta colposa consistente nell’avere pagato il corrispettivo di un assegno per traenza a soggetto diverso dall’effettivo intestatario, la responsabilità della banca negoziatrice ha natura di responsabilità contrattuale da contatto sociale che ricorre nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse quelle regole sono dettate, prima di tutti il prenditore.

La espressa e speciale disposizione, di cui all’art. 43 L. ass., prevale rispetto alle norme contenute nel codice civile e in particolare, con riguardo alla prova liberatoria sussistente a favore della banca negoziatrice, che condurrebbe ad escludere l’applicazione della disposizione dettata in tema di pagamento al creditore apparente di cui all’art. 1189 c.c., nonché quella relativa all’adempimento del debitore nei confronti del possessore del titolo, di cui all’art. 1992 c.c.

Ne consegue che la banca non è liberata dall’originaria obbligazione finché non paghi al prenditore esattamente individuato, e ciò a prescindere dalla sussistenza dell’elemento della colpa nell’errore sulla identificazione dello stesso prenditore, trattandosi di ipotesi di obbligazione “ex lege”.

Tribunale Mantova sez. II, 05/11/2015, n.1058

La buona fede del debitore

Nell’ipotesi di pagamento al creditore apparente ex art. 1189 c.c. il pagamento fatto al rappresentante apparente, al pari di quello fatto al creditore apparente, libera il debitore di buona fede, ai sensi dell’art. 1189 c.c., ma a condizione che il debitore, il quale invoca il principio dell’apparenza giuridica, fornisca la prova non solo di avere confidato senza sua colpa nella situazione apparente, ma, altresì, che il proprio erroneo convincimento sia stato determinato da un comportamento colposo del creditore che abbia fatto sorgere nel solvens in buona fede una ragionevole presunzione sulla rispondenza alla realtà dei poteri rappresentativi dell’accipiens.

Cassazione civile sez. II, 11/09/2013, n.20847

La liberatoria del pagamento

La cessione di credito produce pieni effetti, nei confronti del debitore ceduto, dal momento in cui gli sia stata notificata, a norma dell’art. 1264 c.c., sicché la sopravvenienza del fallimento del cedente, dopo detta notificazione, come non legittima il curatore, ancorché erroneamente autorizzato dal giudice delegato, a riscuotere il credito, salvo il preventivo e vittorioso esperimento dell’azione revocatoria dell’atto di cessione, così non comporta l’efficacia liberatoria del pagamento che il debitore stesso abbia effettuato a detto curatore, restando preclusa ogni possibilità di applicazione delle norme in tema di pagamento al creditore apparente.

(Nella specie la S.C. ha escluso l’effetto liberatorio del pagamento al creditore apparente non potendo ipotizzarsi alcun dubbio sulla corretta individuazione del creditore destinatario, posto che la cessione fu notificata al ceduto, che nulla oppose, prima del fallimento del cedente).

Cassazione civile sez. III, 25/01/2012, n.1012

L’erroneo convincimento del debitore

Nei rapporti commerciali, ai sensi dell’art. 1188 c.c. il pagamento fatto a persona non legittimata è inefficace nei confronti del creditore a meno che questi non lo ratifichi o ne abbia approfittato. Ne consegue che il pagamento al creditore apparente libera il debitore in buona fede a condizione che questi provi non solo di aver confidato senza sua colpa nella situazione apparente, ma anche che il suo erroneo convincimento sia stato determinato da un comportamento colposo del creditore che abbia fatto sorgere nel “solvens” una ragionevole presunzione sui poteri di rappresentanza dell'”accipiens”.

Tribunale Bologna sez. II, 12/03/2010, n.675

L’esclusione della buona fede del debitore

In tema di pagamento al creditore apparente, al fine di escludere la buona fede del debitore e la conseguente applicabilità del principio sancito – a tutela dell’affidamento del debitore stesso – dalla norma di cui all’art. 1189 c.c., qualora quest’ultimo, nell’eseguire il pagamento, dimostri di avere corrisposto al creditore apparente (o a chi appaia autorizzato a riceverlo per conto del creditore) somma idonea all’estinzione del debito, e l’attore, titolare del credito della cui estinzione si controverte, controdeduca che l’eseguito pagamento è da imputare ad un debito diverso da quello dedotto in giudizio, è sull’attore che incombe l’onere di provare l’esistenza del diverso rapporto che lo giustifica, intercorso – in ipotesi – tra il convenuto debitore ed il terzo a cui il pagamento fu effettuato.

Cassazione civile sez. II, 30/03/2000, n.3893

La tutela del debitore in buona fede

L’art. 1189 c.c. – a norma del quale il debitore che esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche, è liberato dall’obbligazione se prova di essere stato in buona fede, e che deve essere interpretato nel senso che la portata liberatoria del pagamento non è in alcun modo condizionata dalla sussistenza di un comportamento colposo del soggetto nei cui confronti è invocata l’apparenza – è applicabile anche in relazione alle obbligazioni contributive nei confronti degli enti previdenziali, atteso che l’esigenza di tutela del debitore in buona fede, sottesa a tale disposizione, è particolarmente intensa nei casi in cui la parte debitrice (persona giuridica o fisica), proprio per la natura pubblica dei soggetti che fungono da controparti, ha valide ragioni per ritenere che il comportamento di questi ultimi sia improntato a correttezza ed al rispetto della legalità.

Ne consegue che determinando il pagamento al creditore apparente una estinzione della obbligazione – per cui viene meno la configurabilità di un inadempimento civilmente sanzionabile – non opera, in tali ipotesi, la normativa in materia di sanzioni previste per l’omesso, o ritardato, pagamento dei contributi.

Cassazione civile sez. lav., 24/02/2000, n.2127

Pagamento del prezzo: come deve avvenire?

Ove la vendita avvenga con la modalità della spedizione “contro assegno”, il pagamento del prezzo deve avvenire a mani del vettore specificamente indicato dal venditore come soggetto legittimato a riscuoterlo ex art. 1188, comma 1, c.c. (“adiectus solutionis causa”), perché – se effettuato ad un soggetto diverso – non è liberatorio per il debitore, salvo che il creditore non lo ratifichi o non ne approfitti, non trovando peraltro applicazione la fattispecie del pagamento al creditore apparente di cui all’art. 1189 c.c.

Tribunale Modena sez. II, 16/03/2009, n.318

La diversa imputazione dei pagamenti

Quando l’appellante ammesso alla definizione del giudizio ai sensi dei commi 233 ss. dell’art. 1, l. 23 dicembre 2005 n. 266, in mancanza di indicazione, nel relativo decreto, sulla diversa imputazione dei pagamenti, abbia pagato anche le spese di giustizia in esso stabilite, che andavano versate allo Stato, direttamente all’ente locale quale amministrazione danneggiata, trova applicazione la disciplina del pagamento al creditore apparente dettata dall’articolo 1189 del codice civile, in base al quale il debitore che esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche, è liberato se prova di essere stato in buona fede. Nel caso di specie la buona fede dell’appellato è stata riconosciuta dallo stesso pubblico ministero.

Corte Conti sez. II, 10/06/2008, n.195

Inapplicabilità disciplina del pagamento al creditore apparente

In tema di pagamenti spettanti al fallito, l’inefficacia degli stessi, se effettuati dopo la dichiarazione di fallimento ed a soggetti diversi dalla curatela, è conseguenza automatica dell’indisponibilità del patrimonio del fallito, valevole “erga omnes” e senza rilevanza dello stato soggettivo del “solvens”.

(Nella fattispecie, la S.C. ha affermato il principio in caso di pagamento a mani del mandatario della società fallita, dopo che il contratto di mandato si era sciolto, statuendo la non applicabilità della disciplina del pagamento al creditore apparente, dovendo escludersi oltretutto la buona fede del “solvens” dopo la avvenuta pubblicazione della sentenza di fallimento).

Cassazione civile sez. I, 13/09/2007, n.19165

La responsabilità contrattuale

In tema di responsabilità contrattuale nel rapporto tra l’emittente una carta di credito e l’esercente, questi, nell’accettare i pagamenti da parte del titolare della carta, è tenuto all’adempimento del contratto secondo il criterio di cui all’art. 1176 c.c., usando la diligenza del buon padre di famiglia, mentre restano inapplicabili le norme di cui all’art. 1189 c.c., relativa al pagamento al creditore apparente, e altresì 1992 c.c., che concerne l’adempimento in relazione alla presentazione di un titolo di credito, al quale non è equiparabile la carta di credito.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva ritenuto sussistere la responsabilità dell’esercente per la mancata identificazione dei soggetti utilizzatori di alcune carte di credito, argomentando solo sul breve lasso temporale di un gruppo di pagamenti e sul loro importo medio, senza una valutazione selettiva delle singole operazioni – alcune delle quali non contestate dai titolari delle carte – per evidenziare gli specifici elementi di sospetto).

Cassazione civile sez. III, 14/07/2006, n.16102

Pagamento dei titoli di credito

Quando la banca girataria per l’incasso di un assegno bancario munito di clausola di intrasferibilità abbia eseguito il pagamento nei confronti di un soggetto non creditore e legittimato solo in modo apparente è tenuta ad un nuovo pagamento nei confronti dell’effettivo e legittimo prenditore, ai sensi dell’art. 43 del r.d. n. 1736 del 1933, il quale stabilisce che “colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore risponde del pagamento”. Tale disposizione costituisce una previsione speciale, sia rispetto alla normativa generale regolante il pagamento dei titoli di credito cosiddetti a legittimazione variabile, sia rispetto all’art. 1189 c.c., riguardante i pagamento al creditore apparente.

Cassazione civile sez. I, 13/05/2005, n.10118

Pagamento dei titoli di credito

Quando la banca girataria per l’incasso di un assegno bancario munito di clausola di intrasferibilità abbia eseguito il pagamento nei confronti di un soggetto non creditore e legittimato solo in modo apparente è tenuta ad un nuovo pagamento nei confronti dell’effettivo e legittimo prenditore, ai sensi dell’art. 43 del r.d. n. 1736 del 1933, il quale stabilisce che “colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore risponde del pagamento”. Tale disposizione costituisce una previsione speciale, sia rispetto alla normativa generale regolante il pagamento dei titoli di credito cosiddetto a legittimazione variabile, sia rispetto all’art. 1189 c.c., riguardante i pagamento al creditore apparente.

(Fattispecie relativa ad incasso di due vaglia cambiari non trasferibili, emessi dal Banco di Sicilia e spediti a mezzo posta, con lettera raccomandata, per prestazioni lavorative svolte a vantaggio del Comune di Petralia Soprana, finanziate dall’Assessorato regionale siciliano alla Sanità, in relazione alla quale la Corte ha escluso l’applicabilità dell’art. 15 della l. reg. siciliana n. 47 del 1977 invocato per l’affermazione dell’opposto principio dell’effetto liberatorio dell’Amministrazione regionale con la semplice spedizione dell’assegno, a mezzo del tesoriere).

Cassazione civile sez. I, 29/08/2003, n.12698

Il comportamento colposo del creditore apparente

L’art. 1189 c.c. – a norma del quale il debitore che esegue il pagamento a chi appare legittimato a riceverlo in base a circostanze univoche, è liberato se prova di essere stato in buona fede, e che deve essere interpretato nel senso che la portata liberatoria del pagamento non è in alcun modo condizionata dalla sussistenza di un comportamento colposo del soggetto nei cui confronti è invocata l’apparenza – è applicabile anche in relazione alle obbligazioni contributive nei confronti degli enti previdenziali (come, attualmente, stabilito in modo espresso dall’art. 112, comma 20, l. 23 dicembre 2000 n. 388), atteso che l’esigenza di tutela del debitore in buona fede, sottesa a tale disposizione, è particolarmente intensa nei casi in cui la parte debitrice (persona fisica o giuridica), proprio per la natura pubblica dei soggetti che fungono da controparti, ha valide ragioni per ritenere che il comportamento di questi ultimi sia improntato a correttezza e al rispetto della legalità.

Ne consegue che, determinando il pagamento al creditore apparente una estinzione dell’obbligazione – per cui viene meno la configurabilità di un inadempimento civilmente sanzionabile – non opera, in tale ipotesi, la normativa in materia di sanzioni previste per l’omesso o ritardato pagamento di contributi.

Cassazione civile sez. lav., 03/06/2002, n.8041



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2 Commenti

  1. Se al mio posto paga un’altra persona sono liberato dal debito? E’ possibile che al posto mio il mio debito venga pagato da una terza persona?

    1. La legge consente sempre ad un terzo di pagare al creditore il debito del soggetto debitore tranne che: il creditore si opponga se ha interesse che ad adempiere sia personalmente il debitore (il creditore non potrà mai opporsi se il debito consiste nel pagamento di denaro); il debitore abbia dichiarato al creditore di opporsi (ma il creditore non è vincolato alla richiesta del debitore e può accettare ugualmente l’adempimento del terzo).

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