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Prestito di denaro: ultime sentenze

13 Settembre 2020
Prestito di denaro: ultime sentenze

Le ultime pronunce giurisprudenziali sul trasferimento patrimoniale e sulla mancata restituzione dell’importo.

Prestito di denaro

La consegna di fiches da impiegare nel gioco d’azzardo in cambio di un assegno bancario, e la mancata restituzione dell’importo pari alle fiches ricevute, non integra obbligazione di giuoco, pur nella consapevolezza del creditore dell’impiego delle somme ricevute, non essendo sufficiente la mera presenza di un intento speculativo nell’operazione realizzata

Tale fattispecie deve essere sussunta nello schema negoziale del mutuo, non ravvisandosi né la diretta compartecipazione del mutuante al giuoco, ovvero la condivisione del rischio, né l’interesse economico diretto del mutuante al risultato, ovvero il conseguimento degli utili di giuocata, né, infine, potendosi configurare un’ipotesi di collegamento negoziale, in quanto realizzabile soltanto tra atti idonei a produrre effetti giuridici, mentre il risultato del giuoco non fa sorgere alcuna obbligazione giuridicamente vincolante.

Affinché il prestito di denaro possa configurare attività di giuoco è necessaria la partecipazione diretta del mutuante all’attività di giuoco in antagonismo con il mutuatario o unitamente ad esso purché chi ha fornito le somme di danaro, sia, in qualche modo destinatario effettivo del risultato del giuoco e ne subisca l’alea.

Cassazione civile sez. III, 02/07/2019, n.17686

Schema contrattuale riferibile a un prestito di denaro

Il contratto con cui una società residente negli Stati Uniti si impegna a mettere a disposizione della banca consociata residente in Italia una determinata somma di denaro al fine di fronteggiare eventuali situazioni di indebolimento della situazione patrimoniale della banca, ricevendo in cambio, sistematicamente, un premio dalla banca italiana ed emettendo, tramite un trust, preference shares per cartolizzare il rischio assunto, rappresentano uno schema contrattuale riferibile a un prestito di denaro, i cui guadagni sono assoggettati a tassazione nel territorio dello Stato italiano con applicazione di ritenuta a titolo d’imposta.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XLVI, 02/07/2015, n.6050

Pattuizione degli interessi

Il trasferimento patrimoniale connesso alla c.d. commissione di massimo scoperto è da ritenersi privo di causa per nullità della clausola medesima. Il servizio reso dall’istituto di credito con l’apertura di credito trova infatti già sufficiente ed adeguata remunerazione nella pattuizione degli interessi, che peraltro costituisce, per volontà del legislatore, la tipica remunerazione per le prestazioni consistenti nel prestito di denaro, e pertanto la richiesta di ulteriori somme per tale prestazione si configura come priva di causa.

Né può ritenersi che la commissione di massimo scoperto costituisca il corrispettivo destinato a remunerare la specifica prestazione della banca consistente nell’immediata ed integrale messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito, con il conseguente obbligo per la banca di erogare il credito a semplice richiesta del cliente, dal momento che l’immediata ed integrale messa a disposizione dei fondi promessi con l’apertura di credito non può considerarsi prestazione autonoma od accessoria di quella principale consistente nell’erogazione delle somme, ma è ad essa intrinseca.

Nel caso, poi, che, nei contratti di conto corrente e nelle relative richieste di concessione di credito non risulti in alcun modo indicata né la percentuale della commissione citata, né l’eventuale criterio di calcolo, la pattuizione è da ritenersi ulteriormente nulla per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1418, comma 2, c.c.

Tribunale Monza sez. I, 12/01/2015, n.69

Come ottenere il prestito di denaro

In base all’art. 644 c.p., per la determinazione del tasso di interesse usuraio occorre considerare qualsiasi remunerazione che entri a far parte dei costi che l’istituto di credito addebita al cliente, quale prezzo che il correntista paga per ottenere il prestito di denaro, sicché gli interessi autonomamente calcolati sul conto anticipi e destinati a sommarsi a quelli del conto corrente principale del medesimo cliente rappresentano parte del prezzo da questi corrisposto per i prestiti di denaro ricevuti tramite conto.

Tribunale Pescara sez. I, 14/05/2009, n.638

Capacità reddituale

Con riferimento al mancato apprezzamento della capacità reddituale derivante da attività illecite usurarie e in tema di imposte sui redditi, ove un soggetto esercente attività individuale di impresa di commercio espleti anche, a latere, attività di prestito di denaro ad interesse, i proventi di questa seconda attività sono soggetti a tassazione, insieme a quelli dichiarati in ordine all’attività di impresa ufficiale, sia che essi costituiscano frutto di un illecito sia che non sussista alcuna illiceità.

Cassazione civile sez. trib., 23/01/2008, n.1416

Richiesta di prestito di denaro: l’illecito deontologico

La richiesta di un prestito di denaro al proprio cliente costituisce illecito disciplinare, poiché comportamento contrario al dovere di probità e correttezza che il professionista iscritto all’albo professionale deve rispettare in ogni occasione e, quindi, anche nei rapporti strettamente privati e personali.

Cons. Naz.le Forense, 11/11/2006, n.102

Mascherare un’attività di prestito di denaro a terzi

Ove un impiegato di un istituto di credito ponga in essere un comportamento qualificabile come falso materiale reiterato, falsificando la firma di girata della moglie apposta su assegni circolari con l’intento di mascherare un’attività di prestito di denaro a terzi in proprio e/o per conto di una società finanziaria che intrattenga rapporti con la filiale dell’istituto curati dal lavoratore stesso, le dimissioni da questo liberamente e consapevolmente presentate a seguito delle contestazioni di tali fatti effettuate dagli ispettori dell’istituto di credito senza che il lavoratore abbia in alcun modo provato l’intimidazione o la coartazione della sua volontà, non sono invalide nè per temporanea incapacità di intendere e di volere, nè per un vizio della volontà consistente nella violenza morale e nella minaccia di un male ingiusto, nè per difetto di causa o per presunta erroneità dei motivi – in quanto il lavoratore sarebbe stato indotto alle dimissioni dal timore di un licenziamento che, se intimato, sarebbe illegittimo -, poiché i fatti commessi dal dipendente fanno venir meno la fiducia intercorrente con il datore di lavoro e la loro gravità avrebbe comportato un licenziamento disciplinare pienamente legittimo.

Tali dimissioni, ove pervenute al datore, sono efficaci ad estinguere il rapporto di lavoro – e non possono essere rese inefficaci da un successivo atto di revoca del lavoratore – e comportano a carico del dipendente l’obbligo del preavviso posto nell’interesse del datore di lavoro che, peraltro, può validamente rinunziarvi.

Pretura Torino, 29/04/1994



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