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Mutui: l’assurda sorte di chi presta fideiussione secondo il Tribunale di Napoli

26 Novembre 2013
Mutui: l’assurda sorte di chi presta fideiussione secondo il Tribunale di Napoli

Il fideiussore resta legato a un debito che non c’è: l’orientamento che cancella anni di consolidata giurisprudenza della Cassazione.

 

Un recente orientamento del Tribunale di Napoli [1] rischia di dar luogo a situazioni paradossali per chi ha garantito, con fideiussione prestata alla banca, un prestito altrui.

Normalmente, in una classica causa contro l’istituto di credito, in cui il cliente contesti a quest’ultimo il credito preteso (magari perché sono stati calcolati tassi usurari o commissioni non autorizzate o interessi anatocistici), la sorte del fideiussore è legata a quella del debitore principale. In altre parole, se quest’ultimo vince il giudizio, e magari ottiene una riduzione del debito da corrispondere, anche il primo ottiene lo stesso beneficio, essendo venuto meno il presupposto della propria obbligazione.

Pertanto, se il consulente tecnico d’ufficio (Ctu) accerti che il debito del cliente della banca è inferiore rispetto a quello preteso dal creditore, il fideiussore, al pari del debitore principale, verrebbe riconosciuto debitore dell’importo (inferiore) rideterminato dal consulente.

Allo stesso modo, se il correntista non deve più nulla alla banca, perché magari il giudice accerta che il saldo, epurato di tutti gli addebiti illegittimi, risulta pari a zero, il fideiussore non dovrà nulla alla banca.

Questo è un principio che tutti i giuristi hanno dato sino ad oggi per pacifico, forti anche dell’orientamento della Cassazione [2].

Ebbene, queste certezze sembrano essere messe in bilico, di recente, dal tribunale partenopeo. Secondo i giudici di Napoli, il fideiussore non ha il diritto di opporre al creditore [3] le stesse eccezioni che potrebbe invece opporre il titolare del conto: così, per esempio, la riduzione del debito, l’estinzione dell’obbligazione, ecc.

Con l’assurda conseguenza che, nonostante il credito della banca sia stato ridotto dal giudice o addirittura cancellato, il fideiussore si troverebbe nella paradossale situazione di restare obbligato per un debito che non esiste.


note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 10750/13 e n. 3583/13.

[2] Il principio in virtù del quale il contratto di fideiussione deve essere qualificato come “contratto autonomo di garanzia”, se contiene determinate clausole, è stato sancito dalla Cassazione in diverse occasioni (Cass. sent. n.19736/2011 e n. 19300/2005).
La Suprema Corte ha chiarito che “affinché il contratto vada qualificato come autonomo è fondamentale la relazione in cui le parti hanno inteso porre l’obbligazione principale e quella di garanzia, giacché la caratteristica principale che distingue il contratto autonomo di garanzia dalla fideiussione è l’assenza dell’elemento dell’accessorietà, insita nel fatto che viene esclusa la facoltà del garante di opporre al creditore le eccezioni che spettano al debitore principale, in deroga alla regola essenziale della fideiussione, posta dall’articolo 1945 del Codice Civile”.

[3] Art. 1945 cod. civ.


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