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Scadenza cartella esattoriale

13 Settembre 2020
Scadenza cartella esattoriale

Termine di prescrizione e di efficacia della cartella esattoriale: la notifica dell’intimazione di pagamento. 

Qual è la scadenza della cartella esattoriale? In realtà, il termine «scadenza» non è appropriato. Si parla più precisamente di termine di prescrizione e di termine di efficacia. 

La prescrizione della cartella esattoriale dipende dal tipo di credito che in essa è riportato e, quindi, varia a seconda del tributo o della sanzione da riscuotere. 

Al contrario, il termine di efficacia è uguale per tutte le cartelle esattoriali: scaduto, infatti, un certo lasso di tempo dalla consegna dell’atto, non è possibile procedere al pignoramento ma sarà necessaria una nuova notifica. 

In questo breve articolo vedremo qual è la scadenza di una cartella esattoriale tenendo conto di questi due importanti elementi. Lo faremo citando una recente ordinanza della Cassazione [1] che ha deciso sulla validità di un’ipoteca iscritta a fronte di una cartella di pagamento notificata oltre un anno prima. Ma procediamo con ordine. 

Cartella esattoriale: prescrizione

Ogni tributo, ogni sanzione, hanno un termine massimo entro il quale vanno riscossi. Se ciò non avviene o se, nello stesso termine, non viene inviato al debitore un formale sollecito di pagamento si forma la cosiddetta prescrizione e il debito viene automaticamente annullato. 

L’unico modo dunque per impedire che scatti la prescrizione è notificare, prima del suo compimento, un atto formale con una intimazione di pagamento oppure passare direttamente all’esecuzione forzata.

Questa regola vale anche per le cartelle esattoriali. Ne abbiamo parlato in “Cartelle esattoriali: prescrizione“.

La tesi accolta in larga scala dalle aule dei tribunali assegna una prescrizione diversa a seconda del tipo di imposta contenuta nella cartella. Una cartella che richiede il pagamento di imposte di natura diversa avrà anche diversi termini di prescrizione, uno a seconda di ciascun tipo di debito.

Ecco dunque i termini di prescrizione:

  • Irpef, Iva, Irap, canone Rai, diritti camera di commercio, imposta di bollo, imposta di registro, imposta catastale e, in generale, tutte le imposte dovute allo Stato: 10 anni;
  • Imu, Ici, Tari, Tasi e, in generale, tutte le imposte dovute agli enti locali come Regioni, Province, Comuni: 5 anni;
  • sanzioni amministrative come le multe stradali: 5 anni;
  • contributi di previdenza dovuti all’Inps e contributi assistenziali dovuti all’Inail: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni.

Se, dalla iniziale notifica della cartella, decorrono tali termini, l’eventuale pignoramento o la successiva intimazione di pagamento sono illegittimi. Il debitore può quindi fare ricorso per annullare l’atto. Egli, in tal modo, si libererà definitivamente dal debito.

Se, viceversa, prima del compimento di tali termini, il contribuente riceve una nuova intimazione di pagamento (una sorta di reiterazione della cartella), un preavviso di ipoteca o di fermo amministrativo o la comunicazione di pignoramento, invece, la prescrizione non può dirsi più compiuta e l’atto è valido. 

Nuova tesi sulla prescrizione della cartella esattoriale

Esistono alcune sentenze che ritengono però che la prescrizione della cartella esattoriale sia sempre di 5 anni. Ad affermarlo è stata anche la Cassazione. Ne abbiamo già parlato in “Cartella esattoriale: prescrizione sempre di cinque anni“. Si tratta ancora di un indirizzo minoritario, ma che sta prendendo sempre più piede. 

Secondo tale interpretazione, dunque, eccezion fatta per il bollo auto che avrebbe comunque un termine di prescrizione di 3 anni, tutte le cartelle diventano carta straccia a partire dal sesto anno dalla notifica, a prescindere dal tipo di tributo o di sanzione in esse riportato. 

Cartella esattoriale: efficacia

Esiste un altro termine che l’agente della riscossione deve rispettare per riscuotere i crediti che gli sono stati affidati. In particolare, è previsto che, dalla notifica della cartella non deve trascorrere più di 1 anno. Scaduto l’anno, la cartella diventa inefficace e non è più possibile procedere, sulla scorta di essa, a un pignoramento. Affinché l’esecuzione forzata possa essere intrapresa è necessaria la notifica di una nuova intimazione di pagamento, notifica che può avvenire anche dopo che il termine di efficacia è scaduto, ossia dopo l’anno (a differenza di quanto succede in caso di prescrizione dove, come abbiamo visto prima, una volta scaduto il termine, non è più possibile recuperare la pretesa esattoriale).

In buona sostanza, tra la notifica della cartella e gli atti esecutivi non deve decorrere più di 1 anno. Se l’anno scade, l’agente non può procedere alle azioni esecutive a meno che notifichi una nuova intimazione di pagamento. Quest’ultima avrà, a sua volta, un’efficacia limitata nel tempo, in particolare varrà per 1 altro anno e potrà essere impugnata entro 60 giorni. Il termine per pagare l’intimazione di pagamento è di 5 giorni.

Secondo la tesi prevalente in giurisprudenza, la necessità di rispettare l’anno dalla notifica della cartella esattoriale vale solo se il successivo atto è un pignoramento. Dunque, poiché l’ipoteca e il fermo auto non sono atti di esecuzione forzata ma misure cautelari, questi potrebbero essere iscritti anche dopo l’anno, senza che vi sia necessità di notificare prima l’intimazione di pagamento. A questa linea interpretativa, però, non aderisce la Cassazione richiamata ad inizio articolo secondo cui anche per l’ipoteca è necessario rispettare il termine di 1 anno di efficacia della cartella. Con la conseguenza che, decorso un anno dalla notifica della cartella medesima, l’ipoteca non è valida. 


note

[1] Cass. ord. n. 18964 dell’11.09.2020.


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