Diritto e Fisco | Articoli

Occupazione usurpativa e risarcimento del danno

19 Settembre 2020
Occupazione usurpativa e risarcimento del danno

A seguito delle frane di fango che invasero il paese, il governo dichiarò lo stato di emergenza a seguito di calamità naturale e finanziò opere strutturali di consolidamento dei pendii contro il dissesto idrogeologico causato dalla erosione delle acque piovane. Tra queste opere fu incluso la costruzione di muri in calcestruzzo in un fosso di scolo, trasformandolo in canale, confinante con il fondo agricolo di mia proprietà.

Nel mese di giugno 2020, a seguito di una georeferenziazione del fondo, ho scoperto che i muri di calcestruzzo di cui sopra sono stati costruiti nel fondo agricolo sottraendo pertanto una porzione di proprietà senza aver eseguito il relativo esproprio e l’aggiornamento delle mappe catastali.

Vorrei chiedere l’indennizzo per esproprio e sapere a quale Ente inoltrare la richiesta.

L’espropriazione è il risultato di un procedimento lungo e complesso. L’art. 8 del testo unico sulle espropriazioni per pubblica utilità (D.P.R. n. 327/2001) così recita: «Il decreto di esproprio può essere emanato qualora: a) l’opera da realizzare sia prevista nello strumento urbanistico generale, o in un atto di natura ed efficacia equivalente, e sul bene da espropriare sia stato apposto il vincolo preordinato all’esproprio; b) vi sia stata la dichiarazione di pubblica utilità; c) sia stata determinata, anche se in via provvisoria, l’indennità di esproprio».

Nel caso esposto, non c’è stato nessun vincolo preordinato all’esproprio, atteso che l’ente credeva di costruire su suolo pubblico.

Non potendosi dunque parlare di esproprio in senso stretto, la pubblica amministrazione ha dato luogo a un’occupazione usurpativa, con conseguente diritto, per il privato di fatto espropriato, ad ottenere il risarcimento dei danni.

L’occupazione usurpativa avviene allorquando si realizza la trasformazione radicale del bene in assenza di una dichiarazione di pubblica utilità o quando quest’ultima sia attuata dopo la sua scadenza.

Secondo l’art. 42-bis del testo unico sulle espropriazioni per pubblica utilità, l’autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, può disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, quest’ultimo forfetariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene. Per il periodo di occupazione senza titolo è computato a titolo risarcitorio, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno, l’interesse del cinque per cento annuo sul valore determinato ai sensi del presente comma.

Il provvedimento di acquisizione, recante l’indicazione delle circostanze che hanno condotto alla indebita utilizzazione dell’area e, se possibile, la data dalla quale essa ha avuto inizio, è specificamente motivato in riferimento alle attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico che ne giustificano l’emanazione. Nel medesimo atto è altresì liquidato l’indennizzo a favore del proprietario e ne è disposto il pagamento entro il termine di trenta giorni. L’atto è notificato al proprietario e comporta il passaggio del diritto di proprietà sotto condizione sospensiva del pagamento delle somme dovute.

Secondo la giurisprudenza, al proprietario che sia stato indebitamente occupata la sua proprietà spetta il risarcimento dei danni. Per la precisione, a parere del Tar Calabria (Sezione II, sentenza del 2 maggio 2017, n. 708), a fronte di un’occupazione illegittima di un fondo e della mancanza di un legittimo atto di acquisizione da parte della pubblica amministrazione, il proprietario, fermo restando il diritto alla restituzione del bene occupato, può formulare una domanda di mero risarcimento del danno per equivalente a fronte dell’irreversibile trasformazione del fondo.

In sintesi, al proprietario spetta il risarcimento per l’illegittima occupazione che abbia causato danni al privato (consistenti nella trasformazione irreversibile del fondo). Peraltro, resta in potere del privato chiedere la demolizione dell’opera e la restituzione del fondo. Qualora ciò risulti difficoltoso, è possibile cedere la proprietà alla pubblica amministrazione, mediante accordo oppure con provvedimento emanato dalla p.a. ai sensi dell’art. 42-bis sopra citato.

Per la precisione, secondo la sentenza del Tar succitata, deve riconoscersi al privato cittadino il risarcimento del danno per la mancata disponibilità del bene per tutto il periodo di occupazione sine titulo, oltre che il danno per equivalente per la perdita del bene, cui parte ricorrente ha implicitamente rinunciato, da calcolarsi secondo i seguenti criteri:

  • il danno per equivalente va commisurato al valore del terreno prendendo come riferimento il valore medio indicato nelle banche dati delle quotazioni immobiliari dell’Agenzia delle Entrate;
  • quanto al danno da mancata disponibilità, esso può essere determinato applicando analogicamente quanto previsto dall’art. 42 bis co. 3 DPR 327/2001, nella misura del 5% del valore del terreno per ogni anno di occupazione illegittima sino al momento in cui ha richiesto il risarcimento del danno per equivalente (Corte di Cassazione, S.U. 19 gennaio 2015, n.735);
  • trattandosi di un debito di valore, su tale somma dovranno essere corrisposti interessi legali e rivalutazione, anno per anno, sino alla data di liquidazione dell’importo così determinato.

Resta fermo il potere dell’amministrazione di procedere all’acquisizione dell’immobile mediante un valido titolo di acquisto, e, in primo luogo, tramite il procedimento disciplinato dall’art. 42-bis d.p.r. n. 327/2001; in quest’ultimo caso, oltre alle somme come sopra determinate, sarà dovuto anche l’indennizzo secondo quanto stabilito dall’art. 42-bis citato.

Per quanto riguarda l’autorità pubblica a cui rivolgere la richiesta, la responsabilità grava su chi ha realizzato concretamente i lavori senza tener conto che si stava occupando un suolo privato. Il governo ha finanziato i progetti, ma non li ha realizzati. Non avendo ulteriori elementi a disposizione per poter individuare l’autore del fatto, lo scrivente presume che l’ente responsabile sia il Comune, anche se non è possibile escludere a priori un coinvolgimento della Provincia.

Come primo passo, ci si potrà rivolgere all’ufficio tecnico del Comune per avere maggiori ragguagli circa l’ente che ha realizzato i lavori. Altrimenti, è possibile costituire formalmente in mora entrambi, sia il Comune che la Provincia, anche mediante comunicazione pec, e attendere il riscontro prima di procedere giudizialmente davanti al Tar.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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