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Reagire a un’aggressione è legale

13 Settembre 2020
Reagire a un’aggressione è legale

Quando invocare la legittima difesa dinanzi a un pugno o uno schiaffo.

Comprendere quando è legittima difesa è necessario per sapere come comportarsi nel caso in cui si venga aggrediti o insultati. Mettiamo il caso di una persona che prenda uno schiaffo o riceva un pugno da un’altra. O che magari subisca solo una serie di insulti verbali e di minacce. Cosa può fare per tutelarsi? Reagire a un’aggressione è legale?

Di tanto si è occupata una recente sentenza della Cassazione [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo proprio dalla definizione di legittima difesa e dalle condizioni affinché questa possa attuarsi. 

Quando è legittima difesa?

L’articolo 52 del Codice penale disciplina la cosiddetta legittima difesa. Esso così dispone: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa».

Gli elementi essenziali della legittima difesa sono quindi:

  • lo stato di necessità: la reazione deve risultare, cioè, necessaria per salvare il diritto minacciato. Non è possibile invocare la legittima difesa da parte di chi ha ulteriori soluzioni per mettere al sicuro sé o altri senza ricorrere all’uso della violenza;
  • il pericolo attuale: il pericolo deve cioè essere presente, attuale o incombente. Non è quindi possibile la difesa preventiva (perché troppo in anticipo rispetto al pericolo) o la vendetta per una situazione che si è già consumata (perché troppo tardiva rispetto al pericolo);
  • offesa ingiusta: l’offesa può consistere anche in una minaccia o in una omissione (è il caso di Tizio che, ponendosi davanti alla porta, impedisce a Caio di entrarvi). L’ingiustizia si verifica allorquando l’offesa sia contraria alla legge (pertanto, non è possibile invocare la legittima difesa da parte di chi blocca un ladro per consegnarlo alle autorità).

Si può parlare di legittima difesa anche se si agisce per soccorrere un’altra persona che si trova in pericolo.

La contestualità della legittima difesa

Uno degli elementi essenziali che caratterizzano la legittima difesa abbiamo visto essere l’attualità del pericolo. Ci deve essere un effettivo, preciso contegno del soggetto antagonista, che faccia presagire con un certo margine di probabilità una determinata offesa ingiusta. Questa offesa ingiusta però non deve essere solo potenziale, ma concreta e imminente, così da rendere necessaria l’immediata reazione difensiva proprio per evitarla. Non rientra nella legittima difesa quindi la difesa preventiva o anticipata così come la reazione fatta a sangue freddo, quando già la situazione di pericolo non sussiste più. Non sarebbe ad esempio legittima difesa picchiare il proprio aggressore quando questi se ne sta già andando o comunque ha già ultimato il suo atto violento.

La tempistica della reazione è quindi essenziale per poter valutare se sussiste legittima difesa o meno e questa va valutata, caso per caso, dal giudice, tenendo conto delle circostanze concrete. 

Reagire a una aggressione è legittimo?

Se l’aggressione consiste solo in uno o più insulti verbali, come può essere una ingiuria o una diffamazione, la legittima difesa non è ammessa: non è consentito quindi prendere a schiaffi o a pugni chi parla male degli altri. 

In questi casi, l’unica difesa consentita dall’ordinamento è data dalla stessa arma: ossia un’altra offesa.

Se l’aggressione consiste in una minaccia bisogna valutare qual è il tenore letterale delle parole. A chi dice «Stai attento che in questi giorni ti uccido» non è possibile rispondere con un pugno invocando poi la legittima difesa. Il pericolo infatti è, in questo caso, futuro e potenziale. La vittima ha quindi tutto il tempo per ricorrere ad altre forme di tutela, tramite l’ordinamento (una querela alle autorità competenti).

Viceversa, se la minaccia consiste in un male attuale (come ad esempio: «Ora ti ammazzo») allora la legittima difesa è consentita.

Infine, c’è la legittima difesa come reazione a una aggressione fisica. Anche in tale ipotesi è necessario valutare la tempistica per poter autorizzare la legittima difesa.

Nel caso di specie, la Corte ha deciso la vicenda relativa al diverbio tra due uomini, confermando la condanna per quello che, presa una manata, aveva a sua volta colpito l’avversario con un pugno: per i giudici questi era responsabile del reato di lesioni. È stata così respinta la tesi volta ad ottenere l’assoluzione per legittima difesa. Secondo i giudici, infatti, la reazione concretizzatasi in un pugno si era verificata quando l’offesa era già esaurita e non vi era necessità di difendersi da un pericolo attuale.  

È quindi da escludere l’ipotesi della legittima difesa quando la reazione violenta – nel caso di specie, un pugno – si manifesta non immediatamente dopo l’aggressione ma quando la stessa è stata ormai subita e si è completamente consumata. In questi casi, infatti, non vi è alcuna necessità di difendersi da un pericolo attuale.

Anche a voler considerare che il soggetto aggredito reagisca per il timore che l’iniziale aggressore potrebbe reiterare ancora una volta il suo intento offensivo, va comunque tenuto bene a mente che «gli stati d’animo ed i timori personali di colui che invoca la legittima difesa non rilevano nella valutazione che il giudice deve operare delle specifiche e peculiari circostanze concrete che connotano la fattispecie da esaminare, in assenza di elementi dimostrativi dell’attualità dell’offesa».


note

[1] Cass. sent. n. 25213/20 del 7.09.2020.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 3 luglio – 7 settembre 2020, n. 25213

Presidente Sabeone – Relatore De Gregorio

Ritenuto in fatto

Con la pronunzia impugnata la Corte di Appello di Bari – per quanto ora di interesse – in parziale riforma della sentenza di primo grado, che aveva condannato l’imputato Lo. alla pena di giustizia per il reato di lesioni e minaccia nei confronti della persona offesa Sa., lo ha assolto dal secondo reato, rideterminando la pena e confermando la pronunzia nel resto.

Avverso la decisione ha proposto ricorso l’imputato tramite difensore di fiducia, che con unico motivo ha lamentato la violazione dell’artt. 52 e l’illogicità manifesta della motivazione.

Secondo la difesa, la Corte d’Appello aveva errato nell’escludere la legittima difesa poiché, come era emerso dalla testimonianza Rutigliano, in un momento precedente e distinto rispetto a quello nel quale era stata sferrata la manata all’imputato, Sa. aveva già tentato di colpirlo ed il ricorrente lo aveva percepito. Quindi sarebbe esistito il pericolo attuale dell’offesa ingiusta dopo che Sa. aveva aggredito per la seconda volta Lo..

La Corte territoriale avrebbe valutato solo in parte la prova testimoniale citata e mancato di distinguere i diversi momenti dell’episodio, derivando da tali errori una motivazione viziata quanto alla ritenuta insussistenza del requisito dell’attualità.

Con requisitoria scritta a norma dell’art. 83, comma 12-ter, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, con la legge 24 aprile 2020, n. 27, il Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte di cassazione, ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Il difensore di fiducia ha fatto pervenire in Cancelleria memoria con la quale ha replicato alla requisitoria del PG.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile.

Deve premettersi “in fatto” che la Corte ha dato atto dell’aggressione subita dall’imputato per la manata ricevuta da Sa., alla quale ha reagito subito dopo con il pugno che ha provocato le lesioni di cui in imputazione ma ha puntualizzato che la reazione si era realizzata quando l’offesa era già esaurita e, quindi, per il giudicabile non vi era la necessità di difendersi da un pericolo attuale.

La pronunzia è in tal modo coerente con il consolidato orientamento di questa Corte, per il quale il requisito dell’attualità del pericolo richiesto per la configurabilità della scriminante della legittima difesa implica un effettivo, preciso contegno del soggetto antagonista, significativo di una concreta e imminente offesa ingiusta, così da rendere necessaria l’immediata reazione difensiva, sicché resta estranea all’area di applicazione della scriminante ogni ipotesi di difesa preventiva o anticipata ed anche successiva al verificarsi dell’offesa, come nel caso in discussione. Sez. 1, Sentenza n. 48291 del 21/06/2018 Ud. (dep. 23/10/2018) Rv. 274534.

A fronte di tale congrua motivazione, corretta in diritto e priva delle dedotte illogicità e violazioni di legge, la doglianza del ricorrente si è limitata a riproporre la tesi dell’attualità del pericolo, sostenendola con argomentazione sviluppata sul piano dell’apprezzamento del merito del discorso argomentativo sviluppato dalla Corte barese e proponendo, in definitiva, una lettura alternativa della prova testimoniale Rutigliano. Sul punto va, altresì, osservato che le allegazioni della difesa risultano generiche in quanto neppure emergono specifici elementi utili a dare corpo alla tesi dell’attualità del pericolo, atteso che la deduzione difensiva assume solo che Sa. avrebbe compiuto un gesto che, secondo la visione del ricorrente, potrebbe avere avuto significato di aggressività ma che sarebbe collocato temporalmente sempre prima della manata effettivamente inferta e per la quale anche Sa. è stato condannato per il reato di lesioni.

Per completezza di motivazione, va annotato che anche a voler considerare che il ricorrente avesse reagito nel convincimento legittimo che Sa. avrebbe potuto reiterare ancora una volta il suo intento offensivo (atto di ricorso pagina 8) deve osservarsi che l’opinione consolidata di questa Corte regolatrice è ferma nel ritenere che gli stati d’animo ed i timori personali di colui che invoca la legittima difesa non rilevano nella valutazione ex ante che il Giudice deve operare delle specifiche e peculiari circostanze concrete che connotano la fattispecie da esaminare, in assenza – come nella fattispecie in esame – di elementi dimostrativi dell’attualità dell’offesa. Sez. 1, Sentenza n. 13370 del 05/03/2013 Ud. (dep. 21/03/2013) Rv. 255268

Alla luce delle considerazioni e dei principi che precedono il ricorso va dichiarato inammissibile ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di Euro 3000 in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di Euro 3000 in favore della cassa delle ammende.


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