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Riscatto non terminato: si può andare in pensione?

19 Settembre 2020
Riscatto non terminato: si può andare in pensione?

Mi pare di aver capito che io ho già acquisito 19 e 10 mesi di versamenti anche se debbo finire di versare ancora metà delle rate. Però mi pare anche di aver capito che facendo un altro versamento di 3 mesi arriverei a 20 e 1 mese, cioè il minimo per andare in pensione.

Allora se dovesse esserci una riforma tipo “si va in pensione a 64 anni”, io potrei andare in pensione anche se non ho finito di versare tutto il riscatto? E se è cosi mi può aiutare a fare il versamento dei tre mesi mancanti?

In base all’estratto conto Inpdap inviato, risultano acquisiti 19 anni e 10 mesi di contributi, compresi i periodi di riscatto.

Di questi 19 anni e 10 mesi, 3 anni, 10 mesi e 11 giorni sono di riscatto e si considereranno definitivamente acquisiti solo una volta che la rateazione sarà terminata.

Si può continuare a pagare a rate dopo la pensione? La risposta è no (messaggio Inps 3190/2018), se si richiede la pensione in cumulo, cioè se per ottenere la pensione si utilizzano anche versamenti effettuati in altre casse, ma questo non è il caso del lettore, in quanto  possiede contributi accreditati solo presso ex Inpdap, ossia gestione Inps dipendenti pubblici.

La risposta, invece, è affermativa, qualora i contributi necessari alla pensione siano accreditati presso una sola gestione di previdenza e questa risulti essere la gestione dei dipendenti pubblici.

Difatti, per tutti gli iscritti alle casse della gestione pubblica (regime ex Inpdap: CTPS, CPDEL, CPS, CPUG, CPI), nei casi in cui l’amministrazione/datore di lavoro non possa effettuare la trattenuta per cessazione o sospensione dal servizio, oppure per incapienza, anche temporanea, della retribuzione, per mobilità e per cessazione dal servizio senza diritto a pensione, il dipendente pubblico può proseguire autonomamente nei pagamenti delle rate di riscatto con modello F24, secondo le istruzioni dettate col messaggio Inps 15914/2012.

Nel messaggio, in particolare, l’Inps chiarisce che:

“Ferma restando la possibilità, in tutte le ipotesi di cessazione ovvero di sospensione dal servizio, di estinguere il residuo debito in unica soluzione, all’iscritto è data la possibilità di proseguire il versamento rateale con le seguenti modalità:

  • autonoma prosecuzione del versamento: l’iscritto prosegue autonomamente il versamento, utilizzando il modello F24, attenendosi sia alle scadenze (il pagamento va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di competenza della rata) che all’ammontare della rata del piano di ammortamento iniziale. Il codice versamento da utilizzare sarà P_67; il periodo di riferimento da indicare sarà il mese cui si riferisce la rata in pagamento. […]

Al momento del pensionamento, l’interessato potrà provvedere ad estinguere il residuo debito o chiedere la trattenuta sulla pensione, sulla base del piano di ammortamento in essere.”

Per quanto riguarda i 2 mesi mancanti per arrivare ai 20 anni di contributi, è opportuno innanzitutto chiarire che, nel caso del lettore, l’interessato attualmente non sta versando i contributi volontari, ma il riscatto del periodo di aspettativa, quindi sta effettuando a rate un versamento che riguarda un periodo scoperto precedente.

Volendo ottenere 20 anni di contributi, visto che con i soli contributi da riscatto non è possibile arrivarci, il lettore dovrebbe richiedere l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari all’Inpdap: in questo modo, può coprire il periodo di 6 mesi antecedente alla domanda di autorizzazione ai versamenti volontari ed i periodi successivi, di trimestre in trimestre, fino al momento della pensione.

Nel caso di specie, il lettore potrebbe richiedere direttamente di coprire il periodo antecedente alla domanda di autorizzazione, senza dover attendere il 1° trimestre per arrivare al requisito dei 20 anni di contributi. Dopodiché, acquisite le mensilità mancanti, può decidere se versare ancora, sino alla pensione, per ottenere un importo della pensione più elevato, oppure interrompere il versamento. Riterrei, dato che l’interessato sta continuando a versare i contributi da riscatto, che caricarsi di doppie rate possa risultare un serio problema, quindi il lettore può tranquillamente limitarsi a versare i contributi volontari mancanti per arrivare ai 20 anni.

Per chiedere l’autorizzazione al versamento volontario dei contributi bisogna accedere al sito dell’Inps, con le proprie credenziali dispositive (Pin Inps, Spid, Cns carta nazionale dei servizi, Cie carta d’identità elettronica); il link è il seguente: https://gdp.inps.it/AreaRiservataIscritti/index.do?evento=informazioniservizio&el=1&idservizio=XF_1

In alternativa, il percorso è il seguente: “Home – Servizi Gestione Dipendenti Pubblici/ In Ordine Alfabetico/ Contribuzione volontaria – Domanda”.

Vi è anche la possibilità di rivolgersi a un patronato della propria zona, se vi sono difficoltà a provvedere alla domanda autonomamente.

Allo stato attuale, non si sa se sarà possibile pensionarsi a 64 anni con 20 anni di contributi: è possibile, ad oggi, solo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, oppure per chi possiede almeno 1 mese di contributi presso la gestione Separata, optando per il computo (art.3 DM 282/1996) presso la stessa gestione, cioè per far confluire, al momento della pensione, tutti i contributi nella gestione Separata. Il computo può essere richiesto se l’interessato possiede almeno 15 anni di contributi complessivi, meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995 e almeno 5 anni di contributi accreditati dal 1° gennaio 1996.

Col computo, tutti i contributi vengono ricalcolati col sistema contributivo, che di solito è notevolmente penalizzante e si può ottenere la pensione anticipata contributiva con i seguenti requisiti:

  • 64 anni di età;
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno di pensione che risulti almeno pari, col ricalcolo contributivo, a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 459,83 x 2,8, =1.287,52 euro mensili di pensione calcolata interamente col sistema contributivo.

Articolo tratto da una consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro. 



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