Diritto e Fisco | Articoli

Cumulo tardivo per la pensione: è consentito?

19 Settembre 2020
Cumulo tardivo per la pensione: è consentito?

Nel luglio 2019, sono andato in pensione anticipata (42 anni e 10 mesi) ma richiedendo la pensione la cassa, anche per una mia disattenzione, non ha chiesto il cumulo con la pensione per gestione separata per contributi già versati.

Ora pare che, essendo già in pensione, perdo la bellezza di 6 anni di pensione di gestione separata potendola richiedere quanto compio 67 anni di età, ora ne ho 62 a luglio. Ma non è una legge anticostituzionale quella che se mi dimentico di fare il cumulo lo perdo per 6 anni?

Purtroppo, è corretto quanto riferito dall’Inps in merito alla pensione supplementare presso la gestione Separata, né si può contestare l’anticostituzionalità della previsione. Vediamo nel dettaglio perché.

Per quanto riguarda l’anticostituzionalità, relativa ai contributi non attualmente valorizzati ai fini della pensione, bisogna osservare che proprio la giurisprudenza in materia ha sempre adottato orientamenti piuttosto restrittivi, non consentendo la restituzione dei contributi. Possiamo citare, in tal senso, la sentenza della Cassazione n. 3613/2002, della Corte costituzionale. n. 307/1989 e del Consiglio di Stato n.13/2006. In pratica, non è riconosciuto ai lavoratori il diritto di ottenere i contributi versati, anche se non hanno dato luogo ad alcun trattamento di pensione. Secondo le varie sentenze pronunciate sull’argomento, infatti, è sufficiente che i contributi versati siano potenzialmente utili alla pensione, anche se non sono serviti per ottenere alcun trattamento, per non dar luogo alla restituzione.

È invece possibile riavere indietro i contributi accreditati quando questi sono versati in eccedenza, indebitamente o erroneamente.

Peraltro, i contributi accreditati presso la gestione Separata Inps, nel Suo caso, non sono inutilizzabili, ma possono essere valorizzati al compimento dell’età pensionabile, attualmente e sino al 31 dicembre 2022 pari a 67 anni, con l’erogazione, da parte della gestione Separata stessa, della pensione supplementare.

Vero è che per ottenere la pensione supplementare il tempo d’attesa può essere lungo, in base alla data in cui avviene la liquidazione della pensione principale.

Tuttavia, la previsione della data di compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia non è una disposizione che riguarda la sola gestione Separata, ma riguarda tutte le casse di previdenza che riconoscono una pensione supplementare. Ci sono, tra l’altro, diverse gestioni che non riconoscono proprio questo trattamento: in questi casi, i contributi accreditati, se non riuniti attraverso cumulo, totalizzazione, ricongiunzione o altri strumenti previsti dalla legge, e se non possono dar luogo ad autonoma pensione, sono, sfortunatamente, “persi”.

Comprendo che l’attesa, per ottenere la pensione supplementare, possa costituire un disagio. Consideri però che la contribuzione accreditata nella gestione Separata è valorizzata col sistema interamente contributivo: ciò comporta che il montante contributivo, cioè la somma dei versamenti accreditati e rivalutati, venga convertito in pensione in modo tanto più vantaggioso quanto più elevata è l’età al momento della decorrenza del trattamento.

L’Inps utilizza, difatti, dei coefficienti di trasformazione che crescono con l’aumentare dell’età.

Ipotizziamo che Lei possieda, ad oggi, a 62 anni di età, 30mila euro accreditati presso la gestione Separata: questi contributi, prendendo come riferimento il coefficiente di trasformazione utile per chi ha 62 anni di età, equivarrebbero a 1.473 euro annui, 110,54 euro mensili (30.000 x 4,79%).

Prendendo invece come riferimento il futuro coefficiente previsto per i 67 anni di età (5,575%), la pensione risulterebbe pari a 1.672,50 euro annui, 128,65 euro mensili, quindi risulterebbe più elevata.

Inoltre, il montante contributivo presente presso la gestione in data odierna sarà rivalutato annualmente, quindi sarà incrementato.

Comprendo certamente che perdere le mensilità non liquidate dall’Inps dalla data della pensione principale fino al compimento dell’età pensionabile rappresenti comunque uno svantaggio. Tuttavia, sconsiglio di rivolgersi a un legale per sollevare la questione di incostituzionalità, in quanto gli orientamenti giurisprudenziali precedenti, che addirittura non riconoscono il rimborso della contribuzione non valorizzabile in alcun modo, sono consolidati e uniformi e difficilmente potrebbero cambiare.

Articolo tratto da una consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube