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Così il Covid aumenta le diseguaglianze

13 Settembre 2020 | Autore:
Così il Covid aumenta le diseguaglianze

La pandemia ha accentuato il divario sociale, creando nuove povertà ma anche opportunità. Intanto le disparità di trattamento aumentano i disagi e le tensioni.

Non siamo tutti uguali. Dovremmo esserlo nel trattamento giuridico, ma nella realtà le cose non vanno così. Ci sono differenze di reddito, di patrimonio, di condizioni sociali, di cultura e di preparazione tra le persone. Siamo tutti esseri umani impastati della stessa pasta, ma non siamo cotti tutti nello stesso forno.

Questo lo sappiamo bene, ma molte disparità non sono così evidenti. La diseguaglianza è un fenomeno che  spesso non si avverte, per distrazione o per rassegnazione. Ci si convive, ma non la si percepisce. C’è chi la subisce e chi invece la sfrutta.

Chi ha la fortuna di vivere nella fascia alta gode i privilegi, coglie le opportunità in suo favore e difficilmente si preoccupa di coloro che sono negli strati sociali più bassi; invece chi fa parte di essi spesso sopporta le difficoltà e i disagi senza comprenderne le cause e individuare i rimedi.

Il Covid ha accentuato questi fenomeni: i cambiamenti in atto saranno profondi ed in chi sta rimanendo indietro emerge anche una miscela ribollente di insoddisfazioni e tensioni che si prepara ad esplodere.

Chi guadagna di più

Tutto questo potrebbe sconvolgere gli attuali equilibri economici, sociali e forse anche politici. Per avere qualche segnale di quanto sta accadendo, basti pensare ad aziende come Netflix per l’intrattenimento televisivo in casa, o Zoom, il sistema di call conference, che con il cambiamento dello stile di vita provocato dal lockdown hanno avuto un picco inaspettato e un’esplosione di profitti; ma nei mesi scorsi anche possedere una scorta di Amuchina equivaleva ad avere l’oro.

Chi si contagia meno

Nel fenomeno pandemia non è solo il contagio a discriminare, perché esso, come ben sappiamo, colpisce sia i poveri – come gli operai di fabbriche o di aziende agricole in nero, costretti a vivere e a lavorare a stretto contatto in pochi metri quadri – sia i ricchi, come quelli che hanno trascorso le vacanze di lusso in Costa Smeralda, dove il virus ha superato anche i costosi ingressi del Billionaire di Flavio Briatore, colpendo dipendenti, clienti e il titolare stesso.

I ricchi, però, anche nel Covid godono di privilegi e per loro le conseguenze della malattia sono attenuate. Non tutti hanno la fortuna, come Silvio Berlusconi, di trascorrere la degenza in una suite ospedaliera di 300 metri quadri, di poter utilizzare farmaci d’avanguardia e di avere a disposizione come medico personale un luminare come il primario del San Raffaele, Alberto Zangrillo.

Dove va la ricchezza

Ma al di là di questi effetti visibili, che sono la schiuma del fenomeno, c’è qualcosa di ben più subdolo nella pandemia e nella crisi conseguente, che sta creando un solco profondo. Nasce un divario che discrimina i più abbienti dai poveri e favorisce lo spostamento delle ricchezze e la loro concentrazione in sempre più poche grandi mani.

C’è chi è in pole position per sfruttare a proprio vantaggio queste situazioni (basti pensare ai big dell’e-commerce come Amazon) e chi invece vede la propria attività economica deprimersi e andare in malora, con clienti che si diradano e ricavi che si abbassano. Molti lavoratori dipendenti rischiano il licenziamento, che infatti il Governo ha voluto “congelare” per alcuni mesi, e non si sa se al termine del blocco arriverà un’ondata di cessazione dei rapporti che provocherà inevitabili sofferenze.

I nuovi disagi dei poveri

L’Istat ha calcolato in dettaglio l’effetto Covid che sta creando nuovi poveri: già a giugno c’erano 1,7 milioni di famiglie in grave difficoltà e durante l’estate la situazione non è migliorata.

Tutte queste diseguaglianze, quelle attuali e le maggiori in arrivo, si riflettono anche sugli stili di vita e sulla capacità di resistere all’emergenza Coronavirus. Lockdown e quarantene sono più sopportabili per chi ha una casa grande e con giardino e quando è in isolamento domiciliare quasi non si accorge del disagio rispetto a chi vive in un piccolo appartamento poco arieggiato e stretto tra le vie cittadine.

I deboli messi fuori gioco

Tra coloro che soffrono di più le conseguenze della pandemia ci sono gli anziani. Per molti di loro la vita è già difficile in condizioni normali: relegati ai margini della vita sociale, quando soffrono di patologie hanno più probabilità di contrarre il Covid e di morire. Hanno già pagato un prezzo molto alto, come la triste esperienza della “strage dei nonni” nelle Rsa e negli ospedali dimostra.

E altrettanto grave è il rischio della mancata compassione per i deboli che soccombono: la società attuale si sta orientando a pensare che non bisogna preoccuparsi perchè per loro è normale morire e così fa ben poco per venirgli incontro, alleviarne le sofferenze e salvarli da un fine vita triste.

L’assistenza sanitaria

I disagi ci sono anche per chi faticosamente sopravvive nonostante le varie malattie: infartuati, ammalati di cancro e di diabete, ma anche semplici pazienti in attesa di un intervento di ortopedia, sanno bene che l’emergenza Covid ha congelato le liste di attesa e ha allungato a dismisura i tempi per effettuare un intervento e le difficoltà per i pazienti più bisognosi di ricevere adeguate terapie.

Ovviamente chi può permettersi ricoveri e cure in cliniche private a pagamento non soffre di queste penose conseguenze, almeno fino all’arrivo della “livella” che prima o poi riequilibra la situazione, rendendo infine tutti gli uomini uguali di fronte alla morte. Intanto, anche l’assistenza sanitaria – che dovrebbe essere garantita a tutti – registra un divario di trattamento che l’emergenza Coronavirus ha accentuato.

Trasporti pubblici e Covid

Ma neppure per chi è sano le cose vanno meglio. Le possibilità di contrarre il Covid aumentano inevitabilmente per chi utilizza i trasporti pubblici, dove nonostante le misure adottate spesso non si riesce a garantire l’adeguato distanziamento. Treni, metropolitane, autobus e aerei sono spesso sovraffollati non da vacanzieri ma da lavoratori che hanno necessità di utilizzare questi mezzi per i loro impegni.

I lavoratori svantaggiati

Anche chi svolge lavori a continuo contatto con il pubblico, come cassieri, commessi, sportellisti e personale sanitario, ha più probabilità di essere colpito dal Covid rispetto a chi ha la fortuna di poter lavorare a distanza, in modalità agile. Ma per molti lavoratori per i quali la presenza in fabbriche e aziende è indispensabile, come gli operai delle industrie, lo smart working rimane una chimera. Così chi riesce a lavorare da casa appare un privilegiato.

Gli studenti in difficoltà

E ancora, un settore dove le conseguenze della pandemia saranno più a lungo termine è quello della didattica a distanza, che molto probabilmente sarà utilizzata con frequenza nell’anno scolastico che sta per iniziare, per evitare il sovraffollamento delle aule.

Qui ad essere più svantaggiati sono bambini e ragazzi che non hanno dimestichezza con gli strumenti informatici o vivono in contesti familiari difficili. Inevitabilmente non riescono a frequentare le lezioni a distanza con la dovuta assiduità e concentrazione. Così rimangono indietro e saranno sempre più svantaggiati in futuro, quando si tratterà di trovare un lavoro per il quale non avranno la necessaria preparazione.

Gli esclusi dal mondo digitale

Ma tutto il settore dell’informatica è una spada che divide chi è in grado di accedere ai nuovi strumenti digitali e chi invece ne resta tagliato fuori. Oggi ancora una famiglia italiana su 4 non ha un adeguato accesso a internet con la banda larga e così viene esclusa dal mondo dell’informazione e della comunicazione, senza poter fruire dei tanti contenuti multimediali (video, immagini e musica), che ormai dominano nel mondo dei mass media.

Chi invece ha la fortuna e le capacità di accedere a questi strumenti e di saperli padroneggiare ha pieno accesso a tutti i canali del “mondo che conta” e dispone non solo di maggiori opportunità di entertainment nei momenti liberi, ma soprattutto di possibilità di arricchimento economico e culturale e di miglioramento della qualità della vita, ad esempio grazie alla telemedicina che offre importanti strumenti di diagnostica a distanza.

Anche per questo il Governo ha messo a punto strumenti di intervento per colmare il divario del digital divide che, come abbiamo visto, discrimina chi ha accesso alle moderne tecnologie e chi invece non è in grado di usufruirne e perciò viene penalizzato: ad esempio la fornitura gratuita dei testi scolastici per i meno abbienti e un bonus di 500 per l’acquisto di computer in favore dei nuclei familiari con Isee basso.

Gli effetti a lungo termine della pandemia 

Non sappiamo se e quando terminerà la pandemia e quanti nuovi poveri produrrà il Covid; certo è che la trasformazione che si va delineando è profonda e sarà probabilmente irreversibile. Si è detto spesso che il mondo dopo il Coronavirus non sarà più come quello di prima ma è arduo immaginare come. Ce lo stiamo chiedendo spesso ma è difficile analizzare un fenomeno mentre lo si vive si è immersi in esso.

Resta il fatto che disoccupazione e aumento della povertà e dei disagi sono spettri sempre incombenti, oggi più che mai, non solo in Italia ma in tutto il mondo, come dimostrano le continue e spesso violente proteste di tutte le categorie sociali – dai neri ai commercianti, dagli studenti ai lavoratori – in molti Paesi, industrializzati e non: Stati Uniti d’America, Honk Kong, Brasile, Germania, Francia, Polonia, Ungheria e la lista potrebbe continuare con altri stati del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia.

Certo è che senza un’adeguata protezione sociale, oltre che sanitaria, le diseguaglianze si accentueranno e molte persone potrebbero essere colpite dagli effetti drastici e duraturi della pandemia pur senza aver contratto il Covid ed essendo fisicamente sopravvissuti. D’altro canto, il Covid potrebbe rappresentare l’occasione per far emergere nuovi mestieri e professioni e avviare una crescita economica e di benessere di cui potrebbero beneficiare in molti. Ma l’importante è che tutti abbiano le medesime opportunità di partecipare alla competizione in condizioni uguali, senza soffrire degli handicap e degli svantaggi che abbiamo esaminato.



1 Commento

  1. Più si va avanti peggio diventa la vita di tutti o giorni, anziché migliorare le situazioni dei cittadini peggiora in tutto il mondo siamo nel 2020 e stiamo tornando indietro nei secoli ricomincia la schiavitù , aumenta la poverta’, il cittadino e obbligato a pagare sempre di più e avere meno , i governi vogliono se senza dare , chi a creduto a un governo padre a una giustizia oggi si trova fottuto , c anche perché con i soldi pubblici derivati dalle tasse obbligatorie , multe impoveriscono il cittadino che poi vede i soldi finiscono in mano ai privati e che fanno di tutto per sprecare inutilmente , i cittadini vedono chi vive sulle spalle dei cittadini anno sempre più benessere e chi invece lavora in privato non può neanche mangiare non può neanche curarsi perché i servizi sanitari pubblici curano solo chi paga mentre il resto che è stato massacrato economicamente dal governo non gli resta che morire disperato , qualche giorno fa il capo della polizia di stato a detto che un poliziotto e lo stato, a detto una grande cavolata perché il poliziotto e solo un materiale di proposta dei politici e neanche dello stato , trattano i poliziotti cc non appena stanno male cercano di licenziare con tanti calunnie , bugie su bugie dove si arriverà in futuro . Io la vedo cosi

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