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Scuola, le novità sulla ripartenza

14 Settembre 2020
Scuola, le novità sulla ripartenza

La ripresa è una strada in salita: mancano docenti, supplenti, Ata e capi segretaria. Oltre ai tanti cambiamenti imposti dal Covid ai quali bisogna abituarsi in fretta.

La prima campanella suona oggi in gran parte d’Italia. Sono 13 le regioni nelle quali bambini e ragazzi – cinque milioni circa, cui si aggiungeranno altri due milioni e mezzo nei prossimi giorni – torneranno a scuola oggi, in una ripartenza inedita e complicata, causa pandemia. I primi a inaugurare il nuovo anno sono stati i ragazzi del Trentino Alto Adige, dove le lezioni sono riprese il 7. A breve è previsto il ritorno dietro i banchi di classe anche in Friuli (il 16), Sardegna (il 22) e a seguire, dopo elezioni regionali e referendum, in altri Comuni e Regioni (il 24).

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo videomessaggio agli studenti e a tutti i lavoratori della scuola, non ha nascosto le difficoltà che si profilano. La maggior parte sono dovute alla convivenza con il Coronavirus e alla necessità di dotarsi di regole nuove, con le quali bisognerà familiarizzare presto: mascherine, obbligo di misurare la febbre ogni giorno prima di entrare in aula, gestione dei potenziali casi Covid renderanno inevitabilmente diverso e in salita questo nuovo anno (ne abbiamo parlato qui: Scuola: tutto quello che c’è da sapere). C’è poi il vuoto nell’organico che non migliora le cose: secondo i calcoli del Sole 24 Ore di oggi, mancano 150mila supplenti, 20mila Ata, duemila capi segreteria.

Per giustificare i numeri, il quotidiano di Confindustria attinge dai dati di Cisl Scuola. «Partendo dagli 862.623 posti in organico l’anno scorso e aggiungendo i circa 60mila docenti che arriveranno con gli 1,7 miliardi stanziati dal Governo (sui 7 miliardi complessivi mobilitati per la scuola da gennaio), si arriva a 922.623 posti totali . Di questi – secondo il sindacato – 207.220 (il 22,45%) sarebbero coperti da personale precario (di cui almeno 96.180 sul sostegno). Le stime sindacali si fermano qui ma se sottraiamo le 57mila supplenze che il ministero contava di assegnare tra ieri e l’altro ieri, ecco che arriviamo comunque a 150mila supplenti, moltissimi dei quali ancora da nominare (inclusi quelli per fare fronte all’emergenza sanitaria)».

Stessa fonte, per arrivare a quantificare i buchi nell’organico del personale tecnico amministrativo. Cisl Scuola sostiene che sono 25mila gli Ata che hanno già avuto o avranno a breve un contratto a termine, resterebbero comunque da nominare i circa 20mila collaboratori scolastici e bidelli deputati a gestire l’emergenza Covid-19, occupandosi di mansioni importanti, come l’igienizzazione dei locali e il controllo degli accessi a scuola, in ossequio al divieto di assembramento.

I capi segreteria sono altrettanto fondamentali, per garantire un buon funzionamento della macchina amministrativa. Il Sole qui chiede lumi a Giorgio Germani, presidente dell’Associazione nazionale quadri delle amministrazioni pubbliche (Anquap). «Al 1° settembre – si legge sul quotidiano economico – su 7.785 direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga) ne mancavano 3.378. Fatto sta che delle 1.985 assunzioni in ruolo autorizzate solo 1.127 sono andate a buon fine perché in cinque regioni il concorso non è mai finito». Non solo, come ammette Conte, ci sono difficoltà, ma sono enormi.

Altri cambiamenti non sono, invece, legati all’emergenza sanitaria. Il riferimento è alle ultime riforme, come la Buona scuola del Governo Renzi, che hanno introdotto innovazioni come il curriculum dello studente, un documento, compilato dall’istituto e dallo studente attraverso una piattaforma apposita, che vuole essere una sorta di sintesi del percorso del ragazzo, all’atto della maturità. Debutta, inoltre, in questo particolare anno scolastico 2020-2021, l’insegnamento dell’educazione civica: 33 ore di lezione dedicate ad ambiente, Costituzione, digitalizzazione. Cambia anche il metodo di valutazione degli studenti della primaria, con il giudizio descrittivo che sostituirà la tradizionale valutazione numerica.



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