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Comunione legale: ultime sentenze

15 Ottobre 2020
Comunione legale: ultime sentenze

La rappresentanza reciproca in capo ai coniugi; l’immobile acquistato dopo il matrimonio; l’atto di straordinaria amministrazione posto in essere da un coniuge senza la partecipazione o il consenso dell’altro.

Comunione legale dei beni 

Nell’ipotesi di comunione legale dei beni, ai sensi dell’art. 177 c.c., non può ravvisarsi alcuna rappresentanza reciproca in capo ai coniugi stessi, non prevedendo alcuna norma un siffatto potere. Anzi, ai sensi dell’art. 177,c. 1, lett. a), c.c., gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio costituiscono “ipso iure” oggetto della comunione, e il compimento degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, nonché la stipula di contratti con cui si concedono o si acquistano diritti personali di godimento e la rappresentanza in giudizio per le relative azioni spettano congiuntamente ad entrambi i coniugi.

Tribunale Vibo Valentia, 05/05/2020, n.249

Accessione e comunione legale tra i coniugi

Il principio generale dell’accessione posto dall’art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista “ipso iure” al momento dell’incorporazione la proprietà della costruzione su di esso edificata, non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, in quanto l’acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario senza la necessità di un’apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l’art. 177, comma 1, c.c. hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di natura negoziale, con la conseguenza che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest’ultimo, mentre al coniuge non proprietario, che abbia contribuito all’onere della costruzione spetta, previo assolvimento dell’onere della prova di avere fornito il proprio sostegno economico, il diritto di ripetere nei confronti dell’altro coniuge le somme spese a tal fine.

Cassazione civile sez. I, 04/11/2019, n.28258

Donazione indiretta e comunione matrimoniale

L’acquisto di un immobile mediante donazione indiretta, da parte di due coniugi in comunione legale, rientra a pieno titolo tra i beni facenti parte della comunione ancor di più se nell’atto non emerga una contraria volontà dei coniugi.

Corte appello Ancona sez. II, 04/06/2020, n.540

Acquisto concluso senza la partecipazione del coniuge

Se neppure l’intervento ex art. 179 cod. civ. del coniuge non acquirente all’atto di acquisto dell’altro rileva come atto negoziale di rinuncia alla comunione, a maggior ragione non può attribuirsi una simile efficacia alla mancata partecipazione (elemento di mera inerzia che non vale se non è dichiarata); di talché, l’indagine circa la convinzione personale in forza della quale il coniuge non acquirente non aveva partecipato all’atto non è rilevante.

Ciò perché nel caso di acquisto di un immobile effettuato durante il matrimonio da uno dei due coniugi in regime di comunione legale, la partecipazione all’atto dell’altro coniuge non acquirente, prevista dall’art. 179, secondo comma, cod. civ., si atteggia come dichiarazione di scienza a carattere ricognitivo od, al più, confessorio e costituisce condizione necessaria ma non sufficiente per l’esclusione del bene dalla comunione.

Tribunale Perugia sez. II, 22/10/2019, n.1631

Bene in comunione legale: l‘esecuzione forzata

L’esecuzione forzata avente ad oggetto un bene in comunione legale è improcedibile, se l’atto di pignoramento non è notificato e trascritto, oltre che nei confronti del debitore, anche del suo coniuge.

Tribunale Viterbo, 10/10/2019

Acquisto di immobile effettuato in regime di comunione legale

Nel caso di acquisto di un immobile effettuato dopo il matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale, la partecipazione all’atto dell’altro coniuge non acquirente, prevista dall’art. 179, comma 2, c.c., si pone come condizione necessaria, ma non sufficiente, per l’esclusione del bene dalla comunione, occorrendo a tal fine non solo il concorde riconoscimento, da parte dei coniugi, della natura personale del bene medesimo, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l’effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione, tassativamente indicate dall’art. 179, comma 1, lett. c), d) ed f), c.c.

Ne consegue che l’eventuale inesistenza di tali presupposti può essere fatta valere con una successiva azione di accertamento negativo, non risultando preclusa tale domanda dal fatto che il coniuge non acquirente sia intervenuto nel contratto per aderirvi.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento su alcuni immobili acquistati dal coniuge del soggetto fallito, il quale era intervenuto nell’atto di compravendita, riconoscendo la natura personale di detti beni).

Cassazione civile sez. II, 12/03/2019, n.7027

La disciplina della comunione legale tra coniugi

Il principio generale dell’accessione ex art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista “ipso iure” al momento dell’incorporazione la proprietà della costruzione su di esso edificata e la cui operatività può essere derogata soltanto da una specifica pattuizione tra le parti o da una altrettanto specifica disposizione di legge, non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, in quanto l’acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario senza la necessità di un’apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l’art. 177 co. 1 c.c., hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di natura negoziale, con la conseguenza che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest’ultimo in virtù dei principi generali in materia di accessione, mentre al coniuge non proprietario che abbia contribuito all’onere della costruzione, spetta ai sensi dell’art. 2033 c.c. il diritto di ripetere nei confronti dell’altro coniuge le somme spese.

Corte appello Torino sez. II, 06/02/2019, n.243

Denaro di provenienza non tracciabile

Se un coniuge in regime di comunione legale dei beni utilizza denaro di provenienza non tracciabile per il pagamento del prezzo di un suo acquisto, il bene oggetto di tale acquisto è assoggettato al regime di comunione, anche se all’atto di acquisto interviene l’altro coniuge il quale dichiari di consentire l’esclusione dell’acquisto da tale regime.

Cassazione civile sez. II, 24/10/2018, n.26981

Comunione legale tra i coniugi: l’atto di straordinaria amministrazione

In regime di comunione legale tra i coniugi, l’atto di straordinaria amministrazione costituito dal conferimento ex art. 2253 c.c. di un bene immobile in società personale, posto in essere da un coniuge senza la partecipazione o il consenso dell’altro, è soggetto alla disciplina dell’art. 184, comma 1, c.c. e non è pertanto inefficace nei confronti della comunione, ma solamente esposto all’azione di annullamento da parte del coniuge non consenziente nel breve termine prescrizionale entro cui è ristretto l’esercizio di tale azione, decorrente dalla conoscenza effettiva dell’atto ovvero, in via sussidiaria, dalla trascrizione o dallo scioglimento della comunione; ne consegue che, finché l’azione di annullamento non venga proposta, l’atto è produttivo di effetti nei confronti dei terzi.

(Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la persistente efficacia dell’atto di conferimento del locale commerciale conteso, compiuto dal coniuge in favore di una società in nome collettivo, all’atto della sua regolarizzazione, senza la partecipazione della moglie, poiché quest’ultima non aveva esercitato l’azione di annullamento nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’art. 184 c.c., decorrente dal decesso del coniuge e dal conseguente scioglimento della comunione legale).

Cassazione civile sez. II, 15/10/2018, n.25754

Comunione legale dei beni: l’acquisto di immobili 

Rientra nel regime legale della comunione dei beni l’immobile acquistato soltanto da uno dei coniugi, anche se è destinato a soddisfare bisogni estranei a quelli della famiglia ed il prezzo sia stato pagato, esclusivamente o prevalentemente, con i guadagni personali del coniuge acquirente, salvo che non si tratti di acquisto di bene personale ex art. 179, comma 1, c.c. e che vi sia (nell’ipotesi previste dalle lettere c, d e f) la dichiarazione di esclusione prevista dall’art. 179, comma 2, c.c., resa dall’altro coniuge intervenuto nell’atto di acquisto.

Cassazione civile sez. II, 14/05/2018, n.11668

Scioglimento della comunione legale dei beni tra coniugi

In materia di rimborsi e restituzioni conseguenti allo scioglimento della comunione legale dei beni tra coniugi, il riconoscimento del debito, operato durante il matrimonio da uno dei coniugi in favore della comunione, non importa una modifica delle convenzioni matrimoniali e non è pertanto richiesta l’adozione della forma dell’atto pubblico.

Cassazione civile sez. I, 30/03/2018, n.7957

Immobile costruito sul terreno del coniuge: rientra nella comunione legale?

Ai sensi dell’art. 934 c.c., il proprietario del suolo acquista ipso iure, al momento dell’incorporazione, la proprietà della costruzione su di esso edificata. Tale principio non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, con la conseguenza che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione di entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale di uno di essi è, a sua volta, proprietà esclusiva e personale di quest’ultimo; il coniuge non proprietario, che abbia contribuito all’onere della costruzione e che assolva all’onere della prova di aver fornito il proprio sostegno economico, ha il diritto di ripetere nei confronti dell’altro coniuge le somme spese a tale fine.

Corte appello Palermo sez. II, 14/06/2017, n.1130

Beneficio prima casa: la comunione legale dei beni 

In caso di comunione legale dei beni, per mantenere il beneficio prima casa, basta che uno dei due coniugi si trasferisca nel Comune nel quale si trova il nuovo immobile.

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2016, n.13414



11 Commenti

  1. Possiedo un terreno che confina con il mio. In pratica, è come se fossi io stesso il proprietario, infatti lo coltivo e ne raccolgo i frutti, mi occupo della potatura degli alberi, tolgo le erbacce. All’effettivo proprietario è sempre andata bene la cosa perché non era in grado di gestirlo e non mi ha mai richiesto di pagare nulla. Ora, questa situazione va avanti da quasi 20 anni. Posso diventarne proprietario no? Ora, vorrei capire un’altra cosa. Di recente, mi sono sposato e con mia moglie abbiamo optato per la comunione legale. Vorrei sapere cosa succede se divento proprietario del terreno, questo diventa anche di mia moglie anche se riguarda una situazione che esistenza prima del matrimonio?

    1. Al termine della causa che dichiara l’avvenuto acquisto per usucapione, anche tua moglie diventerà proprietaria del terreno. Infatti, il terreno entra automaticamente nella comunione non contando che il possesso è iniziato prima del matrimonio e che solo tu sei stato il possessore e non anche la tua attuale moglie. La sentenza del giudice che accerta l’usucapione avrà effetti diretti sia sul marito sia sulla moglie. Un’altra situazione si verifica se il possessore del bene si sposa dopo che è decorso il termine dei 20 anni richiesti per l’usucapione. In questo caso i beni acquistati per usucapione non entrano a far parte della comunione legale e ciò anche se la sentenza che dichiara l’acquisto è pronunciata dopo la celebrazione del matrimonio.

  2. Io e mio marito stiamo vivendo un periodo un po’ complicato. La situazione economica non è delle migliori. abbiamo due case. Tempo fa, abbiamo ipotizzato la vendita dell’altra casa che avevamo dato in affitto per tirare un sospiro di sollievo ma alla fine l’idea è stata accantonata. Io ero contraria. Un bel giorno, se ne esce tutto contento e dice di aver trovato un acquirente e dice di averla venduta. Non ci volevo credere. Essendo una casa che rientra nella comunione dei beni, mi chiedo se tutto ciò sia possibile. E’ regolare?

    1. La questione sulla validità della vendita di una casa in comunione fatta da un coniuge senza il consenso dell’altro va stabilita a seconda che, nel compromesso, il venditore abbia dichiarato o meno di essere in comunione legale dei beni e che, pertanto, l’immobile è cointestato. Le due ipotesi vanno trattate separatamente. se nel compromesso viene specificato che la casa, promessa in vendita dal marito, è in realtà in regime di comunione con la moglie, il contratto è nullo e non produce alcun effetto. La conseguenza è che il venditore potrà anche sottrarsi all’obbligo della stipula del rogito definitivo (ferma restando la possibilità per l’acquirente di chiedergli un risarcimento del danno per le trattative non portate a buon fine).

    2. Diversa è invece la soluzione nel caso in cui il marito, nel firmare il compromesso, tace sul fatto che la casa è in comunione legale dei beni con la moglie. In tal caso il contratto è provvisoriamente valido ed efficace, ma l’altro coniuge – quello cioè che non ha firmato il preliminare – ha un anno di tempo per impugnare la promessa di vendita (azione di annullamento). Se non lo fa, il compromesso resta valido e la casa andrà venduta al terzo. In particolare il codice civile dispone che l’azione di annullamento va proposta dal coniuge non partecipante al contratto entro un anno dal giorno in cui egli ha avuto conoscenza dell’atto e, se è un atto trascritto nei registri immobiliari, entro un anno dalla data della trascrizione. 

  3. Io e il mio fidanzato, dopo tanti anni, vorremmo celebrare il nostro matrimonio nella prossima estate. Ora, ci stiamo domandando cosa conviene fare se comunione dei beni? E che differenza c’è con la separazione dei beni?

    1. La comunione dei beni nel matrimonio fa sì che cadano in proprietà indivisa al cinquanta per cento tra i coniugi gli acquisti – anche compiuti separatamente – e una serie di diritti anche obbligatori. Questo sistema permette di riequilibrare le risorse di ciascun coniuge, a prescindere dal fatto che la contribuzione all’interno della famiglia avvenga con il lavoro casalingo o con reddito lavorativo; essa mira a determinare, quindi, la condivisione degli incrementi di ricchezza tra marito e moglie. Nel regime di separazione dei beni, invece, ogni coniuge è titolare esclusivo dei beni acquisiti durante il matrimonio. Se vi state per sposare ed avete deciso di optare per questo secondo regime patrimoniale, dovete allora procedere a fare espressa dichiarazione nell’atto di matrimonio o anche successivamente tramite atto pubblico. Per ulteriori informazioni, leggete La comunione dei beni nel matrimonio https://www.laleggepertutti.it/253696_la-comunione-dei-beni-nel-matrimonio

  4. Il mio compagno ha una casa dove dovremmo andare a convivere dopo il matrimonio. Ora, se scegliamo la comunione dei beni, la casa acquistata prima con i suoi soldi, è essenzialmente sua?

    1. Gli immobili – case, terreni, appartamenti, ecc. – acquistati dopo il matrimonio ma con denaro personale (ossia coi soldi depositati sul conto di uno dei coniugi ancor prima delle nozze). Ma qui la legge impone due condizioni: è innanzitutto necessario che, all’atto della firma della compravendita (quindi davanti al notaio) siano presenti entrambi i coniugi. Se si presenta solo l’acquirente, il bene cade automaticamente in comunione; in secondo luogo, entrambi i coniugi devono fornire al notaio la dichiarazione espressa – che va riportata nell’atto di acquisto – della volontà di entrambi di escludere tale bene dalla comunione. In tale sede marito e moglie dovranno anche dire per quale ragione il bene non rientra nella comunione (ad esempio perché acquistato con denaro personale di uno dei due). La Cassazione si allaccia proprio a quest’ultimo discorso e afferma: la sola dichiarazione, contenuta nell’atto di compravendita, relativa all’acquisto di beni immobili da parte di un coniuge dopo il matrimonio, ma con denaro personale, non è sufficiente per escluderne l’inclusione nella comunione legale.

  5. Io e mia moglie ci siamo separati. Al matrimonio con la mia ex avevamo stabilito la comunione dei beni. Ora, lei vive con nostro figlio in una casa di sua proprietà acquistata prima del matrimonio. Se lei volesse vendere l’appartamento e comprarne uno nuovo, quest’ultimo resterebbe di sua proprietà oppure finirebbe nella comunione dei beni?

    1. Lo scioglimento della comunione legale dei beni è disciplinato dall’articolo 191 del codice civile il quale prevede che la comunione si scioglie tra l’altro con la separazione personale dei coniugi. In questo caso, la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il Presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, in caso di separazione giudiziale, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al Presidente, purché omologato. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è poi comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione. Questo è quanto stabilito dalla legge con la riforma del 2015. Infatti, prima del citato intervento normativo di modifica dell’art. 191 c.c., lo scioglimento della comunione legale avveniva solo al momento del passaggio in giudicato della sentenza di separazione, ovvero dell’omologazione da parte del tribunale degli accordi consensualmente raggiunti. Ne seguiva che, qualora uno dei coniugi, anche senza l’intervento dell’altro, acquistava un bene (mobile o immobile), in pendenza del procedimento di separazione personale, l’atto veniva automaticamente ad incrementare la consistenza della comunione dei beni entrando, pertanto, nella comunione legale dei beni. Con la riforma, il problema è venuto meno in quanto, come detto, è stato anticipato il momento in cui viene a sciogliersi la comunione dei beni coniugali. Sul punto, la legge ha, tra l’altro, stabilito che il nuovo testo riformato si applica anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore della riforma. Tanto premesso, si può affermare che, se la riforma del 2015 è entrata in vigore a procedimento di separazione in corso, la lettrice potrà tranquillamente acquistare il bene immobile, conservando l’esclusiva titolarità dello stesso. Viceversa, se il procedimento di separazione si è concluso prima della riforma del 2015, la stessa dovrà attendere che la relativa sentenza sia passata in giudicato (non sia stata appellata sul punto dal suo ex marito), operando in questo caso il vecchio articolo del codice. Tuttavia, da quanto si deduce, la sentenza sembra essere di fresca emissione; pertanto, la lettrice potrà tranquillamente procedere all’eventuale acquisto del nuovo immobile.

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