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Danno alla reputazione e risarcimento: ultime sentenze

13 Ottobre 2020
Danno alla reputazione e risarcimento: ultime sentenze

L’offeso può chiedere una somma di denaro per perturbamento psichico, danno alla reputazione e danno biologico?

Risarcimento del danno

In tema di risarcimento del danno da protesto illegittimo di assegno bancario, la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non è, di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando, tuttavia, l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio.

Corte appello Milano sez. I, 22/07/2020, n.1955

Lesione di immagine sociale della persona

Va riconosciuta la risarcibilità del danno da lesione di immagine sociale della persona che si vede ingiustamente indicata come insolvente a fronte della illegittima segnalazione di una posizione in sofferenza presso la centrale rischi: in tale caso sussiste il danno da lesione dell’immagine.

Tuttavia la questione della risarcibilità del danno non patrimoniale da illecita segnalazione va ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato che hanno ad oggetto quantomeno la durata e l’ambito soggettivo della segnalazione. Di conseguenza, in difetto della prova della percezione della notizia asseritamente lesiva da parte di terzi va escluso il danno alla reputazione.

Tribunale Verona sez. III, 13/02/2020

Diffamazione a mezzo stampa: il danno alla reputazione

Nella diffamazione a mezzo stampa, il danno alla reputazione, di cui si invoca il risarcimento, non è in re ipsa, ma richiede che ne sia data prova, anche a mezzo di presunzioni semplici.

Corte appello Venezia sez. IV, 04/02/2020, n.352

Diffamazione via Facebook e percosse

La diffusione messaggi diffamatori attraverso la bacheca di Facebook e le offese e le percosse ai danni di una persona fisica determinano una lesione dell’integrità fisica e dell’onore di quest’ultima; esse, quindi, sono idonee a fondare da parte del soggetto offeso la richiesta di una somma di denaro per il perturbamento psichico, per il danno alla reputazione e per il danno biologico, conseguiti a seguito di tali comportamenti, in ragione della lesione di diritti costituzionalmente protetti.

Tribunale Firenze sez. II, 27/05/2019, n.1651

Danno alla reputazione: l’onere del danneggiato

Nell’ipotesi di illegittimo protesto di assegno bancario, la semplice illegittimità del protesto medesimo, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non è, di per sé, sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando, tuttavia, l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizi.

Tribunale Nocera Inferiore sez. II, 01/04/2019, n.422

Violazione dei diritti inviolabili della persona

Il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato da violazioni di diritti inviolabili della persona, come la reputazione, costituisce danno conseguenza e va allegato e provato; quando il danno non patrimoniale deriva da un fatto che integra gli estremi di un reato è dovuto il risarcimento anche del danno morale inteso quale sofferenza soggettiva, patema d’animo causata dal reato.

Nella diffamazione a mezzo stampa, il danno alla reputazione, all’onore, alla riservatezza, al decoro di cui parte attrice invoca il risarcimento, non è in re ipsa, ma richiede che sia data prova, anche a mezzo di presunzioni semplici.

Tribunale Palmi, 21/11/2018, n.1134

Danno alla reputazione e all’immagine: la prova e il risarcimento

Il danno alla reputazione e all’immagine è un danno – conseguenza che richiede la specifica prova da parte di chi ne invoca il risarcimento e ciò in quanto il danno non patrimoniale non può mai ritenersi in re ipsa, ma deve essere debitamente allegato e provato da chi lo invoca, non risultando ammissibile una richiesta risarcitoria che si limiti ad allegare il danno alla reputazione subito, quale affermato professionista, senza dimostrare i pregiudizi ricollegabili all’attività professionale svolta.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 15/10/2018, n.9984

Cosa occorre provare ai fini del risarcimento del danno?

In tema di risarcimento del danno da illegittimo protesto di assegno bancario, la semplice illegittimità del protesto (anche ove accertata), pur costituendo un indizio in ordine alla esistenza di un danno alla reputazione, da valutare nelle sue diverse articolazioni, non è di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando tuttavia l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio.

(Nella specie – in cui era stata illegittimamente protestata una cambiale – ha osservato la Suprema corte, pur in presenza dell’accertamento della illegittimità del protesto, i danni di cui la parte pretende il risarcimento non sono stati ritenuti provati dai giudici di merito, con accertamento che, in quanto congruamente motivato, si sottrae al sindacato della Corte di cassazione).

Cassazione civile sez. I, 31/10/2017, n.25872

Quantificazione di un danno

All’azione di risarcimento danni proposta dinanzi al g.a. si applica il principio dell’onere della prova previsto nell’art. 64 c. proc. amm. e nell’art. 2697 c.c., in virtù dei quali spetta al danneggiato fornire in giudizio la prova di tutti gli elementi costitutivi della fattispecie risarcitoria. Anche il danno alla reputazione professionale ed all’immagine causato dall’illegittima attività posta in essere dalla P.A., seppure ricollegabile ad una lesione di un diritto inviolabile della persona, in quanto costituzionalmente garantito, come tale risarcibile anche laddove non sussista un fatto-reato, presuppone in ogni caso la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito richiesti dall’art. 2043 c.c. e, cioè, la condotta illecita, l’ingiusta lesione di interessi tutelati dall’ordinamento, il nesso causale tra la prima e la seconda, la sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare.

In assenza di prove sul punto, neppure è possibile per il giudice effettuare una valutazione equitativa del danno lamentato, giacché tale facoltà compete al giudice solo laddove sia particolarmente ardua la quantificazione di un danno di cui il danneggiato abbia, però, fornito la prova circa la sua sussistenza.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 10/02/2015, n.385

Reputazione personale e reputazione professionale

Il danno recato alla reputazione, da inquadrare nell’ambito della categoria del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ., deve essere inteso in termini unitari, senza distinguere tra “reputazione personale” e “reputazione professionale”, non concepibili alla stregua di beni diversi e pertanto non suscettibili di distinte domande risarcitorie, trovando la tutela di tale diritto – a prescindere dall’entità e dall’intensità dell’aggressione o dal differente sviluppo del percorso lesivo – il proprio fondamento nell’art. 2 Cost. e, in particolare, nel rilievo che esso attribuisce alla dignità della persona in quanto tale.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione con cui il giudice di merito aveva operato una – unitaria – liquidazione del danno alla reputazione, identificata con il senso della dignità personale, non già “quam suis”, ma in conformità a quella acquisita nel contesto sociale e, quindi, anche – ma non solo – nell’ambito professionale).

Cassazione civile sez. III, 25/08/2014, n.18174

La gravità della lesione e la non futilità del danno

La semplice illegittimità del protesto, ove accertata, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione da valutare, nelle sue diverse articolazioni, nel contesto della situazione cui inerisce, non costituisce di per sé un dato sufficiente per dare corso alla liquidazione del danno. Il danno non patrimoniale derivante da condotta illecita lesiva di interesse costituzionalmente garantito presuppone la gravità della lesione, oltre che la non futilità del danno, e la prova in proposito può essere data anche mediante presunzioni semplici, fermo però restando, per il danneggiato, l’onere di allegare gli elementi di fatto dai quali poter desumere l’esistenza e l’entità dei pregiudizio.

In buona sostanza, il danno non patrimoniale, anche nel caso di lesione di diritti inviolabili, non può mai ritenersi in re ipsa, ma va debitamente allegato e provato da chi lo invoca, anche attraverso il ricorso a presunzioni semplici.

Corte appello Bari sez. III, 11/12/2012, n.1281

Danno alla reputazione e allarme nel ceto creditizio

La pubblicazione del protesto di un assegno bancario eseguita con la dicitura per smarrimento come da denuncia è inidonea a produrre un giudizio di disvalore e/o danno alla reputazione e/o allarme nel ceto creditizio nei confronti del soggetto protestato.

Tribunale Bari sez. II, 27/07/2012, n.2718

Rinnovo e proroga dell’affidamento di un servizio pubblico

Costituisce danno alla reputazione dell’ente pubblico l’aver adottato atti di rinnovo e proroga dell’affidamento di un servizio pubblico al raggruppamento di imprese già affidatario del medesimo servizio, omettendo di valutare un’informativa antimafia atipica contenente gravissime notizie riguardanti l’impresa principale del raggruppamento.

Corte Conti, (Campania) sez. reg. giurisd., 26/03/2012, n.376



4 Commenti

  1. La mia reputazione è stata offesa su Internet. In particolate, sul social network di Facebook. Ora, visto che sinceramente voglio farla pagare a chi ha cercato di infangarmi, cosa posso fare? Come posso difendermi?

    1. La persona la cui reputazione è offesa su internet può sporgere querela alle autorità entro tre mesi dal momento in cui ha scoperto la diffamazione. Non occorre un avvocato: è sufficiente recarsi di persona presso il più vicino comando di polizia o stazione dei carabinieri e raccontare il fatto. È sempre consigliabile portare con sé delle prove: così, se qualcuno ha parlato male di te in un post su Facebook, ti basterà stampare la schermata che fotografa il commento ingiurioso. Lo stesso se vengono pubblicate foto o immagini con il preciso scopo di offendere. Ciò però potrebbe non bastare. Quando agisce per diffamazione aggravata a mezzo social, le autorità (in primis la polizia postale) chiedono il cosiddetto codice Id: si tratta di un numero che identifica in maniera univoca l’account di ogni utente iscritto ad un social network. In pratica, se un profilo pubblica costantemente dei commenti lesivi della tua dignità, non sarà sufficiente andare alla polizia e segnalare l’accaduto: la tua denuncia dovrà essere accompagnata da immagini che testimoniano il fatto e, soprattutto, dal codice identificativo dell’account.

  2. Salve. Un Tizio mi ha offeso gravemente sui social. In particolare, ha scritto un post che rischia di rovinare la mia reputazione. Ritengo che sia di una certa gravità l’offesa della mia reputazione. Quanto posso ottenere come risarcimento del danno?

    1. Dipende dal tipo di offesa e, soprattutto, da chi è la vittima: e infatti, la casistica dimostra come l’entità del risarcimento aumenti parallelamente alla notorietà del diffamato. Insomma: più è celebre la persona offesa, più è grave la diffamazione. Mentre per le diffamazioni alle “persone comuni” (noi poveri mortali, sigh!) la media del risarcimento per diffamazione si aggira, a seconda della gravità dell’offesa della reputazione, tra i mille e i diecimila euro, per i vip si può giungere anche fino a cinquantamila euro (in rari casi, anche di più).

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