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Presunzione di colpa del conducente: ultime sentenze

12 Ottobre 2020
Presunzione di colpa del conducente: ultime sentenze

Investimento di pedone; concorso di colpa; criteri di ripartizione della colpevolezza; imprudenza e pericolosità della condotta del pedone; richiesta di risarcimento; responsabilità civile da sinistri stradali.

Esclusione di responsabilità del conducente

La presunzione di colpa del conducente di un veicolo investitore, prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c., non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana, e, dunque, non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fini del concorso di colpa, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., ed integra un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione (respinta, nella specie, la richiesta di risarcimento avanzata dai familiari di un uomo morto dopo essere stato investito da diverse macchine su una strada statale dove stava transitando a piedi e di sera; rilevante il fatto che l’uomo fosse evidentemente ubriaco circa un’ora prima dell’incidente mortale).

Cassazione civile sez. VI, 28/08/2020, n.17985

Presunzione di responsabilità del conducente e prova contraria

Nel caso di investimento di un pedone, la presunzione di colpa del conducente del veicolo investitore può essere superata soltanto nel caso in cui risulti provato che non vi era, da parte dell’automobilista, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti.

Tribunale Catania sez. V, 05/08/2020, n.2757

Presunzione di colpa del conducente e condotta del pedone investito

La presunzione di colpa del conducente di un veicolo investitore, prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c., non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana, e, dunque, non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fini del concorso di colpa, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., ed integra un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione.

(In applicazione di questo principio, la S.C. ha ritenuto esente da censura la decisione di merito che aveva escluso ogni responsabilità del conducente del veicolo per l’investimento di una persona seduta in piena notte nel mezzo di una carreggiata su strada non illuminata).

Cassazione civile sez. III, 17/01/2020, n.842

Valutazione di un concorso del pedone investito

In materia di responsabilità civile da sinistri stradali, stante la presunzione del 100% di colpa in capo al conducente del veicolo di cui all’art. 2054, comma 1, c.c., ai fini della valutazione e quantificazione di un concorso del pedone investito occorre accertare, in concreto, la sua percentuale di colpa e ridurre progressivamente quella presunta a carico del conducente.

(In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente in capo al pedone il 60% della colpa nella causazione del sinistro di cui era rimasto vittima, per non aver attraversato utilizzando le strisce pedonali, con conseguente riduzione della percentuale di colpa in capo al conducente del veicolo).

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2019, n.2241

Investimento del pedone: quando è esclusa la responsabilità del conducente?

In caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa solo quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti; tanto si verifica quando il pedone appare all’improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza.

E ferma restando la presunzione di colpa del conducente del veicolo investitore, prevista dall’art. 2054, 1° comma c.c., tale presunzione non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fini del concorso di colpa; il tutto, comunque, solo dopo aver esaminato il comportamento dell’automobilista investitore e l’assolvimento dell’onere della prova su di lui gravante (che è sempre quello di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno), anche per stabilire se ed in che modo il comportamento del pedone abbia concretamente inciso sull’accadimento stesso.

Corte appello Roma sez. III, 14/09/2018, n.5680

Concorso di colpa tra investitore e investito

La presunzione di colpa del conducente dell’autoveicolo investitore prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c. non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana.

Pertanto, la circostanza che il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione non preclude l’indagine in ordine all’eventuale concorso di colpa, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., del pedone investito, sussistente laddove il comportamento di quest’ultimo sia stato improntato a pericolosità ed imprudenza. Accertato il concorso di colpa tra investitore ed investito, tuttavia, i criteri di ripartizione della colpevolezza costituiscono oggetto di un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione.

Tribunale Roma sez. XII, 06/09/2017, n.16618

Sinistro tra autovettura ed animale

In tema di sinistro tra autovettura ed animale, allorchè emerga una esclusiva responsabilità del padrone dell’animale, viene meno il principio secondo cui in caso di urto tra un autoveicolo e un animale concorrono la presunzione di responsabilità del proprietario o utilizzatore dell’animale e la presunzione di colpa del conducente del veicolo.

Cassazione civile sez. III, 17/02/2017, n.4202

Pedone investito: quando diminuisce il risarcimento?

La presunzione di colpa del conducente del veicolo investitore prevista dall’art. 2054, comma primo, c.c. non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito e non preclude l’indagine in ordine all’eventuale concorso di colpa, ai sensi dell’art. 1227, primo comma, c.c., del pedone investito.

Pertanto il medesimo, attraversando con andamento spedito la strada lontano dalle apposite strisce pedonali, pone in essere un comportamento colposo che può costituire concausa del suo investimento.

Tribunale Cuneo, 07/02/2017, n.142

Prova idonea a vincere la presunzione

La presunzione di colpa del conducente del veicolo investitore, prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c., non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fini del concorso di colpa.

(Nella fattispecie l’assenza di strisce pedonali e la mancanza di prove in merito alla responsabilità del soggetto investito hanno indotto il Giudice de quo ad affermare l’esclusiva responsabilità del conducente nella causazione del sinistro).

Tribunale Milano sez. I, 16/04/2015, n.4841

Rapporto di causalità tra evento dannoso e condotta umana

La presunzione di colpa del conducente dell’autoveicolo investitore prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c., non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità tra evento dannoso e condotta umana, sicché il fatto che il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione non preclude l’indagine in ordine all’eventuale concorso di colpa del pedone danneggiato e, una volta accertata la pericolosità e l’imprudenza della condotta del pedone, la colpa dello stesso concorre con quella presunta del conducente, prevista dall’art. 2054 c.c.

Cassazione civile sez. III, 22/01/2015, n.1135

Pericolosità e imprudenza della condotta del pedone

In tema di circolazione di veicoli e per il caso di investimento da parte di autoveicolo di pedone che attraversa la sede stradale, la presunzione di colpa del conducente investitore prevista dall’art. 2054 comma 1 c.c., non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana, nel senso che se il conducente del veicolo investitore non ha fornito la prova idonea a vincere la suddetta presunzione, non è preclusa l’indagine da parte del giudice di merito in ordine al concorso di colpa del pedone investito. Di conseguenza, allorquando siano accertate la pericolosità e l’imprudenza della condotta del pedone, la colpa di questo concorre a norma dell’art. 1227 comma 1 c.c. con quella presunta del conducente del veicolo investitore.

Tribunale Bari sez. III, 27/03/2012, n.974

Criteri di ripartizione della colpevolezza

La presunzione di colpa del conducente dell’autoveicolo investitore prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c. non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana.

Pertanto, la circostanza che il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione non preclude l’indagine in ordine all’eventuale concorso di colpa, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., del pedone investito, sussistente laddove il comportamento di quest’ultimo sia stato improntato a pericolosità ed imprudenza. Accertato il concorso di colpa tra investitore ed investito, tuttavia, i criteri di ripartizione della colpevolezza costituiscono oggetto di un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione.

Cassazione civile sez. III, 13/03/2009, n.6168



9 Commenti

  1. Mi sono trovato ad un incrocio. Avevo la precedenza. Avevo visto l’auto di uno che non si è fermata allo stop. Visto che la precedenza era la mia, ho impegnato il centro della strada. Lo so, avrei potuto fermarmi ma non lo ha fatto, perché andavo di fretta. Alla fine, sono stato ritenuto responsabile dello scontro con un concorso di colpa. Vi raccomando. State sempre attenti. Soprattutto ai ragazzi dico di non fare sfide con chi non vi dà la precedenza perché il rischio di fare un incidente è dietro l’angolo.

  2. In caso di incidente stradale, chi chiede il risarcimento all’assicurazione cosa deve dimostrare? Aspetto vostri chiarimenti per capire cosa dice la legge sulla presunzione di pari responsabilità. Grazie

    1. Chi quindi, ad un incidente stradale, chiede il risarcimento all’assicurazione deve dimostrare due elementi: di aver rispettato il Codice; di non aver potuto evitare, pur con la dovuta diligenza, lo scontro. A ben vedere, quindi, il semplice accertamento della colpa in capo a un conducente non è sufficiente a superare la presunzione di pari responsabilità; bisogna, infatti, verificare anche la correttezza della condotta tenuta dall’altro conducente, la sua concreta possibilità di prevedere lo scontro e di evitarlo.

    2. Nel Codice civile si legge che: «Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno». «Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli». Quando la norma dice «si presume» significa che ammette la cosiddetta prova contraria, ossia la possibilità per il danneggiato di dimostrare che sussistono le due condizioni (sopra viste) per attribuire la colpa esclusiva all’altro conducente.

  3. Un giorno, ho attraversato l’incrocio, ma prima di attraversare, ho sbirciato dallo specchietto retrovisore e non ho visto arrivare nessuna auto così sono passato. Un’altra auto mi è venuta addosso dalla strada perpendicolare. Non avrei mai potuto evitarla perché è spuntata all’improvviso dopo una curva. Ovviamente, la colpa è stata dell’altro automobilista e non mia perché io sono stato prudente, lui no.

  4. Anni fa, mi tamponarono. Io ero ferma in una lunghissima fila nella speranza che quella interminabile coda smaltisse il prima possibile. In quel momento, arriva una signora che mi tampona con una forza assurda. Allora ci fermiamo in un piazzale. Io ero tranquillissima e le chiedo di compilare la constatazione amichevole. Lei non voleva fornirmi i suoi dati. Diceva che probabilmente non era neppure colpa sua. Ed io: «Signò, mi scusi, ma secondo lei mi sono tamponata da sola?». Una questione assurda. Poi, sono arrivati i carabinieri. Alla fine, abbiamo scoperto che la signora aveva assicurazione scaduta e tante altre cose non in regola. Insomma, per andare subito a casa ho anche evitato di andare in ospedale nonostante sentissi dei dolori al collo. E dire che c’è approfitta pure di certe situazioni per guadagnarci soldi, invece io nonostante il dolore ho proprio evitato dopo tutto quel caos.

    1. Il tamponamento è l’impatto tra la parte anteriore di un veicolo e la parte posteriore di un altro veicolo. In questo caso la responsabilità si presume sempre di chi tampona (per non aver rispettato le distanze di sicurezza) salvo dimostri che lo scontro non dipende da propria colpa e quindi di aver fatto di tutto per evitarlo (come nel caso in cui l’altro conducente non aveva gli stop funzionanti). Secondo la giurisprudenza il conducente di un veicolo, durante la marcia, deve mantenere sempre una distanza di sicurezza tale da consentirgli di arrestare tempestivamente il veicolo, evitando l’impatto con il veicolo che lo precede.

    1. Per stabilire chi ha torto o ragione in un incidente stradale è necessario partire proprio da questa regola secondo cui, chi guida un’auto, esercitando una attività “pericolosa”, deve prestare la massima prudenza a ciò che fa e deve assumersi tutte le conseguenze derivanti alla circolazione per un uso non corretto del proprio mezzo. L’automobilista può superare tale presunzione di colpa dimostrando: di aver fatto di tutto per evitare l’incidente, ossia di aver rispettato non solo le regole scritte del codice della strada (ad esempio, limiti di velocità, rispetto della segnaletica, degli stop, ecc.), ma anche quelle regole non scritte di prudenza che impongono, al di là dei cartelli stradali, di moderare la velocità e conformarla in base alle situazioni concrete di traffico e di pericolo che si possono verificare. Ad esempio, su una strada in cui vi è limite a 50 km/h si dovrà rallentare ulteriormente in un momento di estremo traffico, con i bambini che giocano sui marciapiedi; che l’intera colpa dell’incidente è dell’altro automobilista o pedone. In pratica, bisogna dimostrare non solo di non avere responsabilità, ma che la parte danneggiata invece ha violato le norme di legge e non ha tenuto una condotta prudente.

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