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Permessi 104: bisogna stare sempre vicino al familiare disabile?

14 Settembre 2020 | Autore: Giovanni Landi
Permessi 104: bisogna stare sempre vicino al familiare disabile?

Chi usufruisce dei permessi per assistere un parente malato è obbligato a rimanere fisicamente con lui per tutta la giornata?

Le legge 104 del 1992, accanto ad altre misure specifiche, ha concesso ai lavoratori dipendenti tre giorni mensili di permesso per assistere un familiare disabile. Fin dall’inizio, però, la scarsa precisione della norma ha fatto sorgere dubbi su come dovesse essere interpretata la funzione di assistenza, e su quali attività il lavoratore potesse svolgere durante i permessi retribuiti.

In particolare, ci si è chiesti se nel corso dei permessi 104 bisogna stare sempre vicino al familiare. In altri termini, se sia necessario rimanere fisicamente accanto alla persona disabile 24 ore su 24, o se sia possibile uscire di casa e dedicarsi anche a se stessi.

Dopo che la giurisprudenza era stata molto rigida rispetto ai possibili abusi, limitando al minimo la libertà del lavoratore in permesso, l’articolo 24 della legge n. 183 del 2010 ha eliminato i requisiti della «continuità ed esclusività» dell’assistenza. Diversi interventi della Cassazione hanno poi contribuito a chiarire la questione.

In definitiva, si è stabilito che non è necessaria una presenza costante accanto al parente, e che quindi ci si può assentare momentaneamente e svolgere affari personali. Tuttavia, occorre che si resti a disposizione del disabile e che non ci si allontani per un tempo eccessivo, snaturando così la finalità dei permessi.

Permessi 104: cosa si può fare?

Come ha chiarito la giurisprudenza più recente, nel corso dei giorni di permesso 104, il lavoratore non è obbligato a spendere l’intera giornata accanto al parente bisognoso di assistenza. Può quindi svolgere attività compatibili con un’assenza da casa non prolungata, sia a vantaggio del disabile che esclusivamente di se stesso. Allo stesso modo, non è richiesta una corrispondenza tra la permanenza con il disabile e l’orario di lavoro.

Il fruitore della 104, quindi, può uscire di casa, fare la spesa, effettuare commissioni in banca o alla posta, finanche ritagliarsi del tempo per l’attività fisica o per prendere un caffè al bar.

Il parente di un soggetto disabile, ha notato la Cassazione nel 2016 [1], è del resto impegnato in una stancante attività di cura anche nei giorni in cui lavora. Per questo, la legge 104 è stata pensata non solo per «consentire al lavoratore di prestare la propria assistenza con ancora maggiore “continuità”», ma anche «per consentire al lavoratore, che con abnegazione dedica tutto il suo tempo al famigliare handicappato, di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali».

Di conseguenza, svolgere alcuni affari privati durante i permessi 104 non significa per forza compiere un abuso, ma rispondere agli stessi obiettivi di sostegno della norma.

Permessi 104: cosa non si può fare?

Ciò che, invece, non si può fare è considerare i permessi 104 come giorni di ferie. E quindi assentarsi dal domicilio del familiare disabile per gran parte della giornata o addirittura per più giorni, dimenticandosi del proprio compito. Una gita in barca, una scampagnata fuori porta o un’escursione in montagna sono tutte azioni incompatibili con la natura della legge.

È al datore di lavoro che spetta l’onere di provare l’abuso. Come ha specificato la Cassazione nel giugno 2020 [2], non è sufficiente la relazione investigativa che provi una momentanea assenza da casa del lavoratore, dovendosi dimostrare lo svolgimento di attività inconciliabili con l’assistenza e la reperibilità.

In ogni caso, se dimostrato, l’abuso dei permessi 104 resta un illecito le cui potenziali conseguenze sono gravi: oltre al licenziamento, si rischia una denuncia per truffa ai danni dello Stato.



Di Giovanni Landi

note

[1] Cass. sent. n. 54712 del 23.12.2016.

[2] Cass. sent. n. 12032/20 del 19.06.2020.


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