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Acque pubbliche: ultime sentenze

13 Ottobre 2020
Acque pubbliche: ultime sentenze

Decisioni pronunciate dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche; richiesta di annullamento del provvedimento amministrativo di perimetrazione di un bacino di acque pubbliche.

Acque pubbliche ed energia

Gli artt. 2 e 3 l. prov. Bolzano n. 7/2005 prevedono che l’assessore provinciale competente in materia di acque pubbliche ed energia decida sulle domande di riconoscimento e di concessione di piccole e grandi derivazioni d’acqua, previa presentazione di una domanda che, corredata dalla documentazione prescritta dal direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente, viene ammessa a istruttoria con ordinanza dell’ufficio competente.

Consegue che, ove non ricorra una questione di completezza della documentazione, il direttore dell’Ufficio di Elettrificazione non ha il potere di escludere dall’istruttoria, dichiarando inammissibili, i progetti presentati, compiendo una valutazione di merito sugli stessi.

Cassazione civile sez. un., 27/11/2019, n.31025

Ipotesi di ammissibilità del ricorso in Cassazione

Avverso le decisioni pronunciate, in unico grado o in grado d’appello, dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, il ricorso per cassazione è ammesso, ai sensi dell’art. 111 Cost., per violazione di legge, e soltanto per vizi della motivazione che si traducano nella sua inesistenza, contraddittorietà o mera apparenza, mentre non è consentito al giudice di legittimità la verifica della sufficienza o della razionalità della motivazione in ordine alle “quaestiones facti”, la quale comporterebbe un raffronto tra le ragioni del decidere espresse nella sentenza impugnata e le risultanze istruttorie sottoposte al vaglio del giudice del merito.

Cassazione civile sez. un., 15/04/2020, n.7833

Cause di competenza del Tribunale della Acque Pubbliche

Sono attratte alla competenza del Tribunale delle Acque Pubbliche, le domande in relazione alle quali l’esistenza dei danni sia ricondotta alla esecuzione, manutenzione e funzionamento dell’opera idraulica, mentre devono essere riservate alla cognizione del giudice in sede ordinaria, le controversie aventi per oggetto pretese che si ricollegano solo indirettamente o occasionalmente alle vicende relative al governo delle acque pubbliche: e ciò in quanto la competenza del giudice specializzato, si giustifica in presenza di comportamenti commissivi od omissivi che implicano apprezzamenti circa la deliberazione, progettazione ed attuazione di opere idrauliche o, comunque, scelte della PA dirette alla tutela di interessi generali correlati al regime delle acque pubbliche.

Corte appello Napoli, 05/06/2020, n.2000

Piani di bacino, comportanti vincoli e divieti, imposti su aree di proprietà privata

Nei ricorsi proposti al Tribunale superiore delle acque pubbliche ex art. 143 del r.d. n. 1775 del 1933, in sede di cognizione diretta avverso gli atti dei Comitati istituzionali delle Autorità di bacino che abbiano deliberato misure di salvaguardia, sul presupposto degli adottati piani di bacino, comportanti vincoli e divieti, imposti su aree di proprietà privata, l’interesse processuale ad una decisione sul ricorso non viene meno per effetto dell’approvazione del piano stesso, la quale conclude il procedimento e conferma atti e vincoli impugnati. Solo quando, con l’approvazione, si siano modificati i vincoli adottati con il piano presupposto e con le misure ad esso accessorie di salvaguardia, viene meno l’interesse del ricorrente ad una pronuncia che incida su atti i cui effetti possono in tal caso ritenersi cessati a seguito della detta approvazione.

Pertanto, qualora questa abbia riformato le misure di salvaguardia in senso conforme alle istanze del ricorso stesso, si determina la cessazione della materia del contendere; ma se l’approvazione non comporti il venir meno degli effetti degli atti impugnati e da essa confermati, il ricorso non può dichiararsi improcedibile.

Cassazione civile sez. un., 30/04/2020, n.8436

Rapporto di concessione di derivazione ed utilizzazione di acque pubbliche

Nel rapporto di concessione di derivazione ed utilizzazione di acque pubbliche, i diritti dei privati (che non possono mai essere diritti assoluti) sono acquisiti con la condizione che siano fatte salve le esigenze della collettività, il cui diritto all’uso delle acque pubbliche, sempre latente, può riespandersi in ogni momento; in seguito alla riespansione del primato della destinazione pubblica dell’acqua, il concessionario non subisce la compressione di un inesistente diritto di proprietà ma soggiace all’obbligo (assunto con la sottoscrizione dell’atto di concessione) di rilasciare l’acqua richiesta a causa del verificarsi di una condizione legittima e accettata, non potendo pertanto pretendere alcun indennizzo o risarcimento, ma soltanto l’adeguamento del canone in ragione del ridotto utilizzo, quantitativo e temporale.

Cassazione civile sez. un., 10/06/2020, n.11126

Giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche

La giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche sussiste ogniqualvolta l’atto impugnato, ancorché proveniente da organi dell’Amministrazione non preposti agli interessi del settore delle acque pubbliche, abbia tuttavia una immediata incidenza sull’uso di queste ultime, interferendo così con le funzioni amministrative relative a tale uso.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 09/03/2020, n.148

Utilizzo del demanio idrico

Sono devoluti alla giurisdizione in unico grado del Tribunale superiore delle acque pubbliche, ai sensi del r.d. 11 dicembre 1933, n. 1175, art. 143, comma 1, lettera a) i ricorsi avverso provvedimenti amministrativi che, sebbene non costituiscano esercizio di un potere propriamente attinente alla materia delle acque pubbliche, pure riguardino l’utilizzo del demanio idrico, incidendo in maniera diretta in immediata sul regime delle acque.

Conseguentemente, sussiste la giurisdizione specializzata anche nella fattispecie in oggetto, che riguarda un provvedimento (variante al P.U.C.) che, ancorchè emanato da un’autorità diversa da quella specifica preposta alla tutela delle acque, è avvalorato da tale autorità (parere favorevole dell’Agenzia per la Protezione Civile — ufficio sistemazione bacini montani nord) ed il provvedimento stesso, essendo stato assunto in tema di deroga alla fascia di rispetto dei 10 m. dal muro d’argine, riguarda l’utilizzo del demanio idrico, incidendo così in maniera diretta e immediata sul regime delle acque.

T.A.R. Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 28/02/2020, n.57

Tutte le acque sotterranee e superficiali sono pubbliche?

Tutte le acque sotterranee e superficiali sono pubbliche appartenendo al Demanio dello Stato. (Nel caso di specie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia del Demanio avevano fatto ricorso al Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche presso la Corte d’Appello di Firenze per sentir dichiarare la natura demaniale di  un canale irriguo che l’azienda Agricola confinante con il sopradetto canale aveva dichiarato essere di proprietà privata in un ricorso presentato al giudice civile nei confronti dei vicini al quale chiedevano il ripristino dello stato dei luoghi che era stato violato dagli stessi).

Corte appello Firenze, 26/02/2020, n.516

Provvedimento di perimetrazione del bacino di acque pubbliche

Qualora il privato insorga avverso il provvedimento amministrativo di perimetrazione di un bacino di acque pubbliche (nella specie, contestandone la corretta ricognizione sul territorio come emergente dal tracciato di cui alla cartografia) denunciandone l’illegittimità, quale mezzo al fine di tutelare la sua qualità di proprietario di terreni indebitamente inclusi in detto bacino, la relativa domanda, ancorché implicante la richiesta di annullamento di quel provvedimento, si ricollega ad una posizione di diritto soggettivo, non degradata né affievolita dall’atto amministrativo (di portata meramente ricognitiva) e, pertanto, esula dalla giurisdizione in unico grado del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, contemplata dall’art. 143, lett. a), del T.U. n. 1775 del 1933, e spetta, a norma dell’art. 140, lett. b), del T.U. citato, al Tribunale Regionale delle Acque, quale organo specializzato dell’autorità giudiziaria ordinaria.

Cassazione civile sez. un., 25/02/2020, n.4979

Riparto giurisdizione tra Tribunale superiore della acque pubbliche e giudice amministrativo

Spetta alla giurisdizione del Tribunale superiore delle acque pubbliche, ai sensi dell’art. 143, comma 1, lett. a), del r.d. n. 1775 del 1933, ogni controversia sugli atti amministrativi in materia di acque pubbliche, ancorché non promananti da pubbliche amministrazioni istituzionalmente preposte alla cura degli interessi in materia, idonei ad incidere in maniera non occasionale, ma immediata e diretta, sul regime delle acque pubbliche e del relativo demanio, mentre sono devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie concernenti atti solo strumentalmente inseriti in procedimenti finalizzati ad incidere sul regime di sfruttamento dell’acqua pubblica e del demanio idrico e adottati in preminente considerazione di interessi ambientali, urbanistici o di gestione del territorio.

(In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto riconducibili alla giurisdizione del T.A.R. le impugnazioni di provvedimenti amministrativi – quali gli atti di ingiunzione di rimozione di beni e materiali di modesta incidenza, ma lesivi sotto il profilo urbanistico, edilizio o ambientale, gli atti di accertamento di dette violazioni, i dinieghi di concessioni in sanatoria, le variazione di previsioni generali del piano urbanistico – riguardanti le infrastrutture di un’impresa titolare di concessione di derivazione di acqua per uso di allevamento ittico e di pesca sportiva).

Cassazione civile sez. un., 05/02/2020, n.2710

Appello contro sentenze dei tribunali regionali delle acque pubbliche

In tema all’appello avverso le sentenze dei tribunali regionali delle acque pubbliche, la comunicazione della sentenza, quand’anche a mezzo posta elettronica certificata, ma in quanto ne contenga anche il dispositivo per intero, è idonea – essendo venuto meno ogni approdo ermeneutico sulla rilevanza anche a quei fini della registrazione della sentenza e della successiva ulteriore comunicazione del dispositivo prevista dalla legge speciale – a fare decorrere il termine per l’impugnazione previsto dal primo comma dell’art. 189 r.d. n. 1775 del 1933 in relazione alla notificazione prevista dal comma 3 del precedente art. 183. Pure ai fini del decorso del termine speciale per proporre ricorso per cassazione avverso le sentenze del tribunale superiore delle acque pubbliche (che è di soli quarantacinque giorni in virtù del dimezzamento di quello previsto dalla norma del codice di rito vigente per il ricorso per cassazione al tempo dell’entrata in vigore del testo unico delle acque pubbliche) rileva la comunicazione ai sensi dell’art. 133 c.p.c., con qualunque mezzo avvenuta e quindi finanche ove eseguita – se e in quanto concretamente operativa – con posta elettronica certificata, del testo integrale del dispositivo della sentenza del tribunale superiore delle acque pubbliche.

Cassazione civile sez. un., 04/02/2020, n.2502

Omessa pronuncia del Tribunale regionale delle acque pubbliche

In tema di impugnazioni, avverso l’omessa pronuncia del Tribunale regionale delle acque pubbliche il rimedio esperibile non è l’appello, bensì il ricorso per rettificazione proposto dinanzi al medesimo Tribunale regionale, come disposto dall’art. 204 del r.d. n. 1775 del 1933 (t.u. delle acque), recante un rinvio recettizio ai casi previsti dall’art. 517 del codice di rito del 1865 ovvero alle seguenti ipotesi: se la sentenza “abbia pronunciato su cosa non domandata”, “se abbia aggiudicato più di quello che era domandato”, “se abbia omesso di pronunciare sopra alcuno dei capi della domanda” e “se contenga disposizioni contraddittorie”.

Cassazione civile sez. un., 09/01/2020, n.157

Concessioni di derivazione di acque pubbliche a scopo idroelettrico

In tema di concessioni di derivazione di acque pubbliche a scopo idroelettrico, l’introduzione, ex art. 1, comma 137, l. n. 228 del 2012, con applicazione anche alle concessioni già in corso, del sovracanone per gli impianti di potenza non modesta (superiore a 220 kW) con opere di presa ricadenti in territori di Comuni compresi in bacini imbriferi montani già delimitati, è conforme ai principi costituzionali in quanto configura una prestazione patrimoniale imposta, avente natura tributaria, con la conseguenza che la relativa disciplina – espressione della potestà legislativa nelle materie di “armonizzazione dei bilanci pubblici” e “coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario” ex art.117, Cost. – è rimessa alla discrezionalità del legislatore nel rispetto, come avvenuto nel caso di specie, dei canoni di non arbitrarietà o irrazionalità della scelta legislativa, limitandosi la norma a reintrodurre l’originario sistema del T.U. e, in particolare, l’onere del pagamento del sovracanone per tutti gli impianti, senza discrimine altimetrico, rendendo omogenee le posizioni di tutti i Comuni e di tutti gli impianti del bacino.

Cassazione civile sez. un., 27/12/2019, n.34475



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