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A chi va il cane in caso di separazione?

16 Novembre 2020
A chi va il cane in caso di separazione?

I coniugi separati possono accordarsi sull’affidamento dell’animale domestico?

Tu e tuo marito avete intenzione di separarvi di comune accordo. Dopo anni di liti, anche per futili motivi, è arrivato il momento di porre fine al matrimonio ed intraprendere strade diverse. Tra le tante cose da decidere, c’è anche l’affidamento degli animali domestici. In particolare, a chi va il cane in caso di separazione? In realtà, nel nostro ordinamento, non esiste alcuna normativa in grado di guidare una simile scelta. Pertanto, sarà compito della coppia accordarsi in merito, magari regolamentando tale aspetto tramite una scrittura privata. In caso contrario, non resta che rivolgersi al giudice.

Inoltre, c’è una proposta di legge che prevede l’aggiunta di un articolo specifico che, a quanto pare, imporrebbe di affidare l’animale al coniuge che sia in grado di prendersi cura del suo benessere. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire la questione.

A chi va il cane in caso di separazione?

Partiamo subito con un esempio.

Tizio e Caia sono sposati da tanti anni, ma ora hanno deciso di separarsi consensualmente. Tuttavia, l’unico aspetto su cui non riescono proprio a mettersi d’accordo riguarda il loro cane, un Labrador di 4 anni. Tizio sostiene che l’animale debba stare con lui, ma Caia si è talmente affezionata che non vuole proprio separarsene.

Nella maggior parte dei casi, la coppia separata litiga su ogni cosa, anche sulla collocazione degli animali domestici. Ma a chi spetta il cane quando marito e moglie si lasciano? Come ti ho già anticipato, non esiste una legge specifica che permetta di stabilire, in base a dei criteri precisi, con quale dei due coniugi (o conviventi) debba vivere l’amico a quattro zampe. Inoltre, non sempre basta controllare l’intestatario del microchip.

In casi del genere, allora, la soluzione migliore è sempre quella di farsi guidare dal buon senso. Potrebbe essere ragionevole, ad esempio, che l’animale rimanga a vivere con uno dei due coniugi, prevedendo la possibilità per l’altro di tenerlo presso di sé (in determinati giorni della settimana) o portarlo al parco di tanto in tanto e di ripartire le spese per il suo mantenimento (veterinario, cibo, ecc.).

Quindi, se le parti si accordano sulla questione relativa all’affidamento del cane possono redigere un’apposita scrittura (che assumerebbe quindi le caratteristiche di un contratto) oppure inserire la clausola direttamente nell’accordo di separazione.

Il giudice può decidere sull’affidamento del cane?

Se i coniugi non riescono a raggiungere un’intesa su chi dovrà tenere il cane presso di sé, non resta che adire il giudice. Come già detto, però, non esiste una disposizione legislativa che disciplini l’affidamento di un animale domestico in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi. Come comportarsi allora? Il giudice dovrà valutare la situazione caso per caso e basarsi su alcuni precedenti giurisprudenziali, molti dei quali hanno posto l’accento sul benessere dell’animale. In altre parole, il cane deve essere affidato al padrone che sappia prendersene cura con amore.

Va detto, tuttavia, che la giurisprudenza non è unanime sul punto. Alcuni giudici, infatti, ritengono che, in caso di separazione giudiziale, il tribunale non si deve occupare dell’assegnazione degli animali domestici, neppure se richiesto espressamente dalle parti. Ne consegue che solo l’accordo dei coniugi può definire la sorte del cane. È facile intuire, perciò, che nell’ordinamento c’è una lacuna legislativa non indifferente, considerato che gli animali sono preziosi compagni di vita e rivestono un ruolo importante nella vita di molte famiglie.

In ogni caso, va precisato che il giudice potrebbe decidere l’affidamento del cane se la coppia ha dei figli piccoli. La normativa prevede, infatti, che nello stabilire le condizioni di separazione o divorzio bisogna prendere come punto di riferimento l’interesse del minore. In altre parole, il giudice sarà chiamato a valutare, anche in assenza di accordo dei genitori, il rapporto affettivo che lega il bambino all’animale.

La proposta di legge che regola l’affidamento dei cani

Devi sapere che in Parlamento giace da tempo una proposta di legge che vuole introdurre una norma finalizzata a regolamentare l’affido degli animali presenti in famiglia in caso di separazione o divorzio dei coniugi (o dei conviventi). In pratica, si prevede l’affido esclusivo e condiviso di un animale domestico. Più precisamente, la proposta di legge stabilisce la possibilità che in assenza di accordo dei coniugi (o conviventi) separati, proprietari di un animale familiare, il giudice – indipendentemente dal regime patrimoniale della famiglia e dai documenti anagrafici dell’animale – affida il cane alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Si precisa, altresì, che per assumere una simile decisione, il tribunale deve sentire i coniugi, i conviventi, la prole e, ove necessario, anche gli esperti di comportamento animale.

Per concludere, in attesa di una simile disposizione, non resta che accordarsi sull’affidamento dell’animale domestico, prevedendo anche un diritto di visita dell’altro per qualche giorno della settimana oppure per un periodo dell’anno (ad esempio, tenere il cane sei mesi ciascuno), oltre a dividere in parti uguali le spese per il suo mantenimento.



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