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Revocatoria fallimentare: ultime sentenze

11 Ottobre 2020
Revocatoria fallimentare: ultime sentenze

Prova della conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente; presunzione della scientia fraudis.

Decorrenza del termine per l’azione revocatoria

Nell’ipotesi di fallimento dichiarato in consecuzione di una procedura di concordato preventivo, nel regime vigente prima dell’introduzione dell’art. 69 bis, comma 2, l.fall., per effetto dell’art. 33, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 134 del 2012, i termini per la proposizione dell’azione revocatoria fallimentare decorrono dalla data del decreto di ammissione alla procedura di concordato e non da quella del deposito della relativa domanda, attesa l’omogeneità tra sentenza di fallimento e decreto di ammissione al concordato e considerato che gli effetti giuridici riconducibili alla detta domanda sono indicati tassativamente nell’art. 169 l.fall..

Tribunale Milano sez. II, 16/01/2020, n.436

Indici della conoscenza dello stato di insolvenza

In tema di revocatoria fallimentare, se indici di conoscenza esterna di particolare rilievo e da reputarsi noti o comunque frequentemente verificati dagli operatori commerciali, vieppiù se operanti su larga scala, sono più che univoci in via generale nel deporre, a seconda dei casi, in senso favorevole o sfavorevole per la conoscenza dello stato di insolvenza, non è tuttavia escluso che la singola fattispecie possa essere caratterizzata da concreti indici di mera conoscenza interna, afferenti allo specifico rapporto in questione e comunque sufficienti a dare dimostrazione della conoscenza dello stato di insolvenza.

Corte appello Firenze sez. I, 14/01/2020, n.85

Revocatoria fallimentare e stato di insolvenza

In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente deve essere effettiva, ma può essere provata anche con indizi e fondata su elementi di fatto, purché idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività.

Tribunale Milano sez. II, 28/11/2019, n.10953

Revocatoria fallimentare dei pagamenti effettuati alla banca

In tema di revocatoria fallimentare dei pagamenti effettuati alla banca da parte del correntista, le rimesse annotate sui conti anticipi non hanno natura solutoria e non sono revocabili, costituendo tali conti una mera evidenza contabile dei finanziamenti per anticipazioni su crediti concessi dalla banca al cliente, ove vengono annotati in “dare” le anticipazioni erogate al correntista ed in “avere” l’esito positivo della riscossione del credito, sottostante agli effetti commerciali presentati dal cliente.

Il rapporto tra banca e cliente viene invece rappresentato esclusivamente dal saldo del conto corrente ordinario, ove affluiscono tutte le somme portate dai titoli, dalle ricevute bancarie o dalle carte commerciali presentate per l’incasso, che saranno oggetto di revocatoria nei limiti in cui abbiano contribuito a ridurre lo scoperto del conto medesimo.

Corte appello Ancona sez. I, 27/07/2020, n.806

Le rimesse sul conto corrente dell’imprenditore

In tema di revocatoria fallimentare, le rimesse sul conto corrente dell’imprenditore successivamente fallito sono legittimamente revocabili, ai sensi dell’articolo 67 della legge Fallimentare quando il conto stesso, all’atto della rimessa, risulti scoperto.

Pertanto, al fine di accertare se una rimessa del correntista sia destinata al pagamento di un proprio debito verso la banca e abbia quindi funzione solutoria, ovvero valga solo a ripristinare la provvista sul conto corrente, occorre fare riferimento al criterio del “Saldo disponibile” del conto, da determinarsi in ragione delle epoche di effettiva esecuzione di incassi ed erogazioni da parte della banca; non è, invece, idoneo né il criterio del “saldo contabile”, che riflette la registrazione delle operazioni in ordine puramente cronologico, né quello del “saldo per valuta”, che è effetto del posizionamento delle partite unicamente in base alla data di maturazione degli interessi.

Cassazione civile sez. I, 10/02/2020, n.3025

La conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore

In tema di revocatoria fallimentare di compravendita ex art. 67, comma 2, l.fall., la conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore da parte del terzo contraente, che deve essere effettiva e non meramente potenziale, può essere provata dal curatore, su cui incombe il relativo onere probatorio, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, desumibili anche dall’esistenza di un’ipoteca giudiziale sul bene venduto, menzionata nel contratto ed iscritta in virtù di un provvedimento definitivo di condanna della venditrice al pagamento di un rilevante importo.

(Nella specie il giudice di merito ha tratto il convincimento dello stato soggettivo di consapevolezza da parte del terzo contraente dal fatto che, oltre all’emissione di due decreti ingiuntivi, risultavano iscritte sull’immobile due ipoteche menzionate nell’atto pubblico di vendita).

Cassazione civile sez. I, 30/06/2020, n.13169

Presunzioni gravi, precise e concordanti

In tema di revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, l.fall., la conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore da parte del terzo contraente, che deve essere effettiva e non meramente potenziale, può essere provata dal curatore, su cui incombe il relativo onere probatorio, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti.

Tribunale Roma, 05/05/2020, n.6863

Revocatoria fallimentare di atti anormali

In tema di revocatoria fallimentare degli atti anormali di cui all’art. 67 comma 1 l.f. la scientia fraudis è presunta iuris tantum ed il convenuto che vuole resistere in giudizio all’azione del cura to re deve fornire la prova contraria dell’ ignoranza da parte sua dello stato d’ insolvenza.

Tribunale Roma, 03/04/2020, n.5753

Fallimento: revocatoria di rimesse in c/c

Ai fini della azione revocatoria fallimentare appare irrilevante che gli accrediti in c/c rappresentino il momento conclusivo di operazioni iniziate in precedenza, posto che ai fini della revocatoria di (genericamente, invero) rimesse ciò che conta è che nel periodo sospetto sia avvenuto un accreditamento.

Tribunale Brescia sez. IV, 09/03/2020, n.568

Esclusione di atti dall’assoggettamento alla azione revocatoria

L’articolo 67, comma 3, della legge Fallimentare nel prevedere la esclusione dall’assoggettamento alla azione revocatoria degli atti, dei pagamenti lvi indicati (alle lettere da a) a g)) ha riguardo alla sola azione revocatoria fallimentare e non anche a quella ordinaria che, in base a quanto stabilito dell’articolo 66 della stessa legge Fallimentare, è disciplinata integralmente secondo le norme del codice civile.

Cassazione civile sez. III, 24/02/2020, n.4796

Il compenso relativo all’esame di fattibilità di concordato preventivo

Non è soggetto all’esenzione all’azione revocatoria fallimentare prevista dall’articolo 67, comma 3, lettera g), della legge Fallimentare (secondo cui non sono soggetti all’azione revocatoria… i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo) il compenso relativo all’esame di fattibilità di concordato preventivo ex articolo 160 della legge Fallimentare e degli accordi di ristrutturazione ex articolo 182-bisdella stessa legge.

La ricordata disposizione, infatti, richiede che si tratti di una prestazione necessaria all’accesso alla procedura di concordato preventivo, dovendo ritenersi che essa non operi in relazione a tutte quelle obbligazioni caratterizzate da un sia pur labile collegamento con la procedura concorsuale, a pena di dilatare oltre misure e in contrasto con la natura eccezionale della esenzione, la fattispecie in esame.

Deve, dunque, ritenersi che ove la domanda di concordato preventivo non sia stata neppure presentata, venga meno in radice la stessa astratta configurabilità di una relazione di strumentalità tra la prestazione, risoltasi in un mero esame preliminare di fattibilità, che non si è estrinsecato in alcun atto avente rilevanza esterna (come appunto la presentazione della domanda) e l’accesso alla procedura di concordato preventivo, nesso di strumentalità che costituisce elemento costitutivo della fattispecie.

Cassazione civile sez. I, 20/02/2020, n.4340

La vendita di un bene a un terzo dall’imprenditore poi fallito

In tema di azione revocatoria fallimentare, è soggetta a revocatoria fallimentare, come pagamento effettuato con mezzi anormali, la vendita di un bene dall’imprenditore successivamente fallito ad un terzo il quale abbia pagato il corrispettivo della vendita compensando il debito con un proprio credito vantato verso l’imprenditore per altro titolo, a nulla rilevando che per detto credito abbia poi ottenuto l’ammissione allo stato passivo del fallimento.

Tribunale Lamezia Terme, 23/01/2020, n.72



4 Commenti

  1. Ho un debitore che non mi paga da diverso tempo perché è in crisi di liquidità e sta, quindi, per fallire….nonostante questo, dopo numerosi tentativi, richieste e minacce, sono riuscito ad ottenere i soldi che mi spettavano,… ma se l’azienda fallirà nei mesi successivi, cosa possono venirmi a dire?

    1. Sarai probabilmente costretto a restituire la somma al curatore fallimentare. Questo perché la legge prevede un meccanismo, che si chiama “revocatoria fallimentare” secondo cui tutti gli atti “a titolo oneroso” (ossia i pagamenti per prestazioni di servizi o vendite di beni) fatti dall’imprenditore fallito nei sei mesi prima della dichiarazione di fallimento possono essere revocati, ossia annullati. Essi, infatti, pregiudicano la cosiddetta par condicio creditorum (il diritto di tutti i creditori di essere pagati nella stessa misura, salvo cause di prelazioni). In buona sostanza, se non adempirai spontaneamente alla richiesta del curatore di restituzione della somma, potrai essere citato in tribunale in un giudizio civile. A quel punto, una volta che sarai condannato alla restituzione delle somme ottenute nei sei mesi prima del fallimento del tuo debitore, l’unica carta che potrai giocare è quella di insinuarti al fallimento e chiedere – secondo la nota procedura fallimentare (peraltro assai lunga e aleatoria) – di essere pagato in concorso con gli altri creditori e secondo percentuali.

  2. Buongiorno. Leggo con molto interesse queste sentenze. Volevo farvi una domanda… Il curatore fallimentare può chiedere la revocatoria del compenso professionale che la società, nell’anno prima di fallire, ha pagato all’avvocato?

    1. Secondo la Cassazione, sono soggetti alla revocatoria fallimentare gli onorari degli avvocati: benché si tratti di crediti privilegiati, l’elargizione degli stessi, nel periodo sospetto (un anno prima della dichiarazione di fallimento), è suscettibile di ledere la par condicio creditorum. Non rileva il fatto che non vi sia alcuna prova di danno concreto nei confronti di creditori di grado superiore. Il fatto che il legale fosse a conoscenza dell’insolvenza della società rende quindi i compensi da questi percepiti, nell’anno anteriore al default, sottoponibili a revocatoria. A riguardo, la Suprema Corte aveva già affermato la soggezione a revoca dell’acconto o dell’anticipazione delle spese, nel contratto d’opera professionale, secondo gli usi previsti dal codice civile. Una conferma indiretta “a contrario” deriva dalla recente riforma fallimentare nella parte in cui sottrae all’azione revocatoria i pagamenti di prestazioni di servizi solo se strumenti all’accesso alla procedura concorsuale di concordato preventivo.

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