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Il regime fiscale dei minimi: per i giovani professionisti e imprenditori

27 Novembre 2013
Il regime fiscale dei minimi: per i giovani professionisti e imprenditori

Per i giovani che intendono intraprendere un’attività professionale o imprenditoriale il regime fiscale dei cosiddetti “contribuenti minimi”, oggi ribattezzato “regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità”, consente di iniziare in maniera “soft” la propria attività; semplificazioni contabili e agevolazioni fiscali li accompagneranno per il primo periodo di attività. 

Iniziare un’attività in proprio non è mai stata cosa semplice.

Adempimenti contabili, scadenze fiscali e previdenziali, documenti e modelli con nomi e codici ermetici affollano spesso le giornate di coloro che hanno la volontà, l’entusiasmo e l’ambizione di partire con un’attività tutta propria.

Da qualche anno, pur con qualche aggiustamento “in corsa”, per i giovani che intendono iniziare un’attività in proprio sono stati introdotti alcuni regimi veramente agevolativi.

Tra questi, il regime dei cosiddetti “contribuenti minimi”, modificato nel corso del 2011 e ribattezzato “regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità”.

Il nome stesso ne indica già alcune specifiche caratteristiche.

 

Limiti dimensionali

– i ricavi o compensi complessivi percepiti nell’attività professionale o d’impresa non devono essere superiori a € 30.000 per anno

– gli acquisti di beni strumentali, nel triennio precedente, non devono essere superiori a € 15.000.

Vi sono poi limiti di durata

In linea generale, il regime fiscale manifesta i suoi vantaggi per 5 anni, compreso il primo anno d’attività.

Tuttavia, per chi avesse iniziato l’attività prima dei 35 anni d’età, il regime potrà durare anche più a lungo, ma comunque entro il suddetto limite. Ad esempio, chi avesse iniziato all’età di 27 anni potrà fruire del regime agevolato – sempre nel rispetto di tutti gli altri limiti disposti dalla legge – per 9 anni; chi, invece, avesse aperto la partita IVA all’età di 32 o 45 anni potrà fruirne solamente per 5 anni.

Requisiti soggettivi

Ma chi sono coloro che possono accedere a questo regime? e in cosa consistono le semplificazioni e le agevolazioni concesse a questi ultimi?

In linea generale sono [1]

1) Persone fisiche, (quindi il regime agevolato non vale per nessun tipo di società), residenti in Italia, che iniziano o abbiano iniziato dopo il 31/12/2007 una nuova attività d’impresa o professione.

Chi, nei tre anni precedenti, avesse esercitato qualche attività in forma d’impresa individuale o di arte o professione (quindi con partita IVA) ovvero anche in qualità di socio di società di persone o di collaboratore familiare non potrà riprendere ad esercitare detta attività usufruendo di questo favorevole regime fiscale, appositamente creato per agevolare le reali nuove iniziative.

Chi, invece, avesse svolto nei tre esercizi precedenti qualche attività di lavoro autonomo occasionale potrà comunque rientrare tra i soggetti che possono accedere al regime agevolato.

Chi, nello stesso periodo, fosse stato dipendente a tempo indeterminato, non potrà accedere al regime qualora la nuova attività rappresentasse la “mera prosecuzione” di quella precedentemente svolta sotto altra veste, ad esempio operando nello stesso settore e con la stessa organizzazione di mezzi.

2) Più particolare è il caso rappresentato da chi intende proseguire un’attività d’impresa (e solo d’impresa) precedentemente svolta da altri soggetti. In questo caso, l’attività per il nuovo giovane imprenditore sarebbe realmente nuova e pertanto verrebbero rispettati i requisiti sopradescritti; in tal caso però, per accedere al regime agevolato sussiste il vincolo che nell’esercizio precedente i ricavi dell’attività in oggetto non dovevano superare i 30.000 Euro.

3) Le persone fisiche residenti in Italia che abbiano iniziato l’attività dopo il 31/12/2007 possono comunque accedere al regime agevolato (migrando quindi da un altro regime fiscale precedentemente utilizzato), nel rispetto di tutti i limiti tipici dello stesso e con alcuni ulteriori requisiti quali:

nell’anno precedente

– i ricavi o compensi non devono aver superato i 30.000 Euro

– non devono aver effettuato esportazioni

– non devono aver sostenuto spese per lavoro dipendente o per collaboratori

– non devono aver corrisposto somme a favore di associati in partecipazione con apporto di solo lavoro

nel triennio precedente

– non devono aver acquistato beni strumentali per un valore superiore a Euro 15.000.

Attività escluse

Pur rientrando tra i soggetti che potenzialmente possono accedere al regime agevolato, in alcuni casi il tipo di attività esercitata può altresì costituirne un motivo di esclusione [2].

Le attività che impediscono l’adesione al regime dei minimi sono:

– quelle che sono regolamentate da regimi speciali IVA (ad esempio agricoltura, vendita di Sali e tabacchi, editoria, telefonia agenzie di viaggio, vendite a domicilio etc.

– le attività che si concretizzano nella cessione di fabbricati o porzioni di essi, di terreni edificabili e di mezzi di trasporto nuovi.

Le agevolazioni:

Per le nuove iniziative che possono godere del regime dei minimi, le agevolazioni consistono sia in semplificazioni di tipo amministrativo-contabile sia in consistenti riduzioni del carico fiscale.

 

IVA

Sono esonerati dagli obblighi di liquidazione e versamento dell’IVA, dall’obbligo di registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi e delle fatture ricevute, ad eccezion fatta delle fatture e bolle doganali per l’importazione.

Non devono presentare la comunicazione e la dichiarazione IVA annuale e nemmeno il cosiddetto “spesometro”.

I contribuenti minimi non indicano – e quindi non addebitano – l’IVA nelle fatture o negli scontrini emessi e, per simmetria, non la detraggono dagli acquisti.

Le fatture emesse dovranno quindi riportare un indicazione del tipo:

Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, c. 100, L. 244/2007”.

“Imposta di bollo assolta ai sensi dell’art. 13, Tariffa D.P.R. n. 642 del 26/10/1972”.

Gli stessi dovranno indicare, calcolare e versare l’IVA dovuta sulle operazioni di acquisto intracomunitario e su altre operazioni nelle quali l‘IVA non viene indicata in fattura dall’emittente ma che sono comunque soggette ad integrazione dell’imposta da parte dell’acquirente (ad esempio il cosiddetto reverse charge).

Dovranno inoltre presentare i periodici modelli INTRASTAT nell’eventualità di operazioni avvenute in ambito UE.

 

Redditi

I contribuenti minimi sono esonerati:

dalla registrazione e tenuta delle scritture contabili stabilite ai fini della determinazione delle imposte sul reddito d’esercizio,

dalla presentazione degli studi di settore o dei parametri,

dalla presentazione della dichiarazione IRAP e conseguentemente dall’imposta stessa.

Le imposte vengono calcolate seguendo il cosiddetto “principio di cassa” cioè tenendo conto dei ricavi o compensi realmente percepiti nell’esercizio al netto delle spese (la cui entità viene considerata in base a criteri specifici del regime dei minimi) realmente sostenute nel periodo stesso.

I beni ad uso promiscuo sono deducibili nella misura del 50%.

Norme particolari sono dettate in tema di acquisto di beni strumentali e relativa cessione, in base al fatto che i suddetti beni siano stati acquistati prima o in vigenza del regime agevolato.

Altra particolarità, specifica del regime dei minimi, sta nel considerare come “costi” anche i contributi previdenziali e assistenziali, versati per legge.

Regole particolari per il trattamento di IVA e redditi sono state stabilite per armonizzare i casi di entrata o di uscita dal regime.

Sul reddito calcolato in base ai criteri sopraindicati viene applicata un’imposta sostitutiva nella misura del 5%.  La stessa sostituisce e assorbe IRPEF e addizionali regionali e comunali.

In pratica, con compensi pari a 25.000 Euro e costi (deducibili) per 10.000, il reddito pari a 15.000 Euro comporta un’imposta sostitutiva di 750 Euro.

A prescindere dal tipo di attività – professionale o d’impresa – i ricavi o compensi non sono assoggettati a ritenuta d’acconto.

Pertanto, sarà opportuno che fatture emesse riportino una dicitura del tipo:

“Prestazione non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 27, D.L. n. 98, del 06.07.2011”.

 

Accesso al regime: adempimenti

Per coloro che iniziano l’attività, l’adesione al regime agevolato si ottiene barrando l’apposita casella nel modello di richiesta di apertura partita IVA.

Coloro che hanno già iniziato l’attività (dopo il 31/12/2007) e desiderano migrare, se ne ricorrono tutti i requisiti, nel regime dei minimi dovranno indicare tale scelta nella dichiarazione IVA del periodo.

 

Cause di uscita dal regime

Il regime di vantaggio si perde a partire dall’anno successivo a quello in cui venga meno anche uno solo dei requisiti disposti per l’accesso; compresi quelli necessari per coloro che già esercitano un’attività.

Un caso particolare è rappresentato dall’eventualità nella quale, in corso d’anno, i ricavi o compensi superino i 45.00 Euro. In tal caso il regime agevolato cessa nell’anno stesso ed il contribuente deve adottare il regime ordinario già a partire da quello stesso esercizio.

di MARCO SABELLA



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2 Commenti

  1. Buongiorno vorrei sapere se posso rientrare nel regime fiscale dei super minimi aprendo a gennaio2015 una nuova partita via per artigianato da sola, ho già delle percentuali pro quota in due società a responsabilità limitata..in una di questa sono dipendente a tempo indeterminato grazie

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