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Prestito mai richiesto: come difendersi

14 Settembre 2020
Prestito mai richiesto: come difendersi

Querela e denuncia contro il furto di dati personali: come difendersi se la banca chiede dei soldi per un mutuo mai concluso. 

Ci scrive un lettore il quale ha appena ricevuto, da parte di una banca, un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di alcune rate di un prestito mai richiesto. Ci chiede come difendersi visto che non ha mai firmato alcun contratto di finanziamento. Tuttavia, i dati riportati sul decreto ingiuntivo corrispondono ai suoi: non solo il nome e cognome, ma anche l’indirizzo di residenza e il codice fiscale. Non può, quindi, trattarsi di un’omonimia. Ci informa lo stesso lettore di aver telefonato immediatamente all’avvocato che gli ha notificato l’atto giudiziario, il cui nome era riportato sull’atto stesso. Questi tuttavia sostiene che non è nel suo potere annullare la richiesta di pagamento ma che è necessario parlare direttamente con la banca. 

Il problema, che si verifica non di rado, può essere risolto semplicemente, ma è bene muoversi al più presto onde evitare che il decreto ingiuntivo diventi definitivo, il che succede dopo 40 giorni dalla sua notifica. Cerchiamo di comprendere dunque cosa fare in caso di richiesta di pagamento per un prestito mai firmato.

È bene innanzitutto spiegare come sia potuto avvenire un fatto del genere. L’episodio in realtà non è così raro come può sembrare. 

Furto d’identità: come avviene?

Probabilmente, il lettore è stato vittima di una sostituzione di persona, tramite acquisizione dei dati personali. Si tratta di condotte oggi piuttosto frequenti, vista la mole di informazioni condivise online e non solo.

Siamo in presenza cioè di un furto d’identità e, più in particolare, dei dati personali del presunto debitore. 

Capita che i malviventi si approprino della fotocopia della carta d’identità della vittima e ne riproducano il contenuto in tutto e per tutto, per poi presentarlo in banca al momento della richiesta di un mutuo o altro tipo di finanziamento.

A volte, l’esca viene nascosta dietro i più disparati annunci presenti in rete come, ad esempio, delle offerte di lavoro o di casting: la vittima della frode viene invitata ad allegare, insieme alla richiesta, una copia della carta d’identità o di altro documento. 

Ma non è l’unico modo in cui può avvenire il furto d’identità. Il lettore potrebbe aver consegnato i propri documenti per noleggiare un’auto, per sottoscrivere una polizza o prenotare una vacanza. In tutti questi casi, i suoi dati potrebbero essere stati duplicati, consegnati a terzi malintenzionati e poi usati per accendere finanziamenti o mutui. Oppure, più semplicemente, i dati personali (anche la fotografia del lettore) potrebbero essere stati reperiti online per poi formare falsi documenti di identità, utili ad accendere finanziamenti all’insaputa del titolare dei dati stessi.

A questo punto, i malviventi, dopo aver ottenuto i fondi della banca, scappano lasciando la vittima con il debito. 

La banca, a cui non sono state pagate le rate del finanziamento, può presentare il contratto in tribunale per farsi rilasciare dal giudice un decreto ingiuntivo. Di tutta tale procedura il debitore non viene a conoscenza se non quando il decreto gli viene notificato. È una procedura astrattamente regolare (se non fosse per il fatto che il debitore è soggetto diverso da quello che ha stipulato il contratto) che consente la possibilità di tutelarsi presentando opposizione al decreto ingiuntivo entro 40 giorni. Come vedremo nel seguente paragrafo, però, questa non è l’unica via per difendere i propri diritti.

Mutuo a propria insaputa: come difendersi?

Chiaramente, la vittima della truffa non deve pagare le somme che le sono state ingiunte dal tribunale. Ma è bene che non sottovaluti il problema. Difatti, la legge stabilisce che il decreto ingiuntivo, dopo 40 giorni dalla sua notifica, diventa esecutivo, ossia definitivo e giustifica un pignoramento. In questo lasso di tempo, il debitore che non voglia pagare può presentare opposizione al giudice civile o contattare la banca per trovare una soluzione pacifica. 

Nel nostro caso, la prima mossa da fare è sporgere la querela per truffa, ex articolo 640 del Codice penale, e una denuncia per il reato di sostituzione di persona, ex articolo 494 del Codice penale.

Lo stesso dovrà fare chi si vede recapitare multe per infrazioni avvenute in luoghi dove non è mai stato. 

La denuncia potrebbe servire anche in futuro a dimostrare più facilmente che si è stati vittime di una sostituzione di persona ancora in corso.

Con la copia della querela e della denuncia bisognerà poi andare in banca e parlare con il direttore della filiale o con una persona da lui delegata, facendosi rilasciare un atto di rinuncia al decreto ingiuntivo. 

C’è una seconda strada, anche se più costosa e lunga, ma altrettanto efficace. Si può incaricare un avvocato di proporre opposizione a decreto ingiuntivo, facendo valere il difetto di legittimazione passiva ossia l’inesistenza del debito. La banca presenterà in giudizio, come controprova, il contratto e al debitore spetterà contestare la firma. In quel caso, è dell’istituto di credito l’onere della prova contraria, ossia dimostrare l’autenticità della sottoscrizione. E ciò avverrà evidentemente tramite la perizia di un grafologo.



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