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Cosa in custodia: ultime sentenze

12 Ottobre 2020
Cosa in custodia: ultime sentenze

Prova del caso fortuito incombente sul custode; responsabilità civile; onere probatorio gravante sul danneggiato; domanda il risarcimento del pregiudizio sofferto in conseguenza dell’omessa o insufficiente manutenzione.

Danno da cose in custodia

In caso di sinistro avvenuto all’interno o nell’ambito della cosa in custodia, dei danni conseguenti ad omessa od insufficiente manutenzione il proprietario o il custode (detentore e/o concessionario) risponde ex art. 2051 c.c., in ragione del particolare rapporto con la cosa che al medesimo deriva dalla responsabilità e dai poteri di effettivo controllo sulla medesima, salvo che dalla responsabilità presunta a suo carico si liberi dando la prova del fortuito.

Tribunale Firenze sez. II, 26/08/2020, n.1867

Natura oggettiva della responsabilità del custode

In tema di responsabilità civile per i danni cagionati da cosa in custodia, la fattispecie di cui all’art. 2051 c.c. individua un’ipotesi di responsabilità oggettiva, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte del danneggiato del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia, senza che sia necessaria – allorché l’evento dannoso sia ricollegabile all’intrinseco movimento della cosa – la prova della pericolosità della res, derivante dal suo cattivo funzionamento.

Tribunale Novara, 12/08/2020, n.386

Risarcimento per danni da cose in custodia

Il danneggiato che domanda il risarcimento del pregiudizio sofferto in conseguenza dell’omessa o insufficiente manutenzione della cosa in custodia, o di sue pertinenze, invocando la responsabilità del custode è tenuto, secondo le regole generali in tema di responsabilità civile, a dare la prova che i danni subiti derivano dalla cosa, in relazione alle circostanze del caso concreto.

Tale prova consiste nella dimostrazione del verificarsi dell’evento dannoso e della relativa derivazione dalla cosa in custodia, e può essere data anche con presunzioni, giacché la prova del danno è di per sé indice della sussistenza di un risultato “anomalo”, e cioè dell’obiettiva deviazione dal modello di condotta improntato ad adeguata diligenza che normalmente evita il danno.

Facendo eccezione alla regola generale di cui al combinato disposto degli art. 2043 e 2697 c.c., l’art. 2051 c.c., integra invero un’ipotesi di responsabilità c.d. aggravata, in quanto caratterizzata da un criterio di inversione dell’onere della prova, imponendo al custode, presunto responsabile, di dare eventualmente la prova liberatoria del fortuito.

Corte appello Roma sez. VIII, 28/07/2020, n.3818

Riparto dell’onere probatorio

La norma sulla responsabilità ex. art. 2051 c.c. non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione juris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito imprevedibile ed eccezionale.

Corte appello Potenza, 22/06/2020, n.356

Responsabilità per danni da cose in custodia: ha carattere oggettivo?

La presunzione di responsabilità a carico di chi abbia una cosa in custodia prevista dall’art. 2051 cod. civ. riguarda effettivamente i danni cagionati dalla cosa medesima per sua intrinseca natura o per la insorgenza in essa di agenti dannosi e, pertanto, non può trovare applicazione nella diversa ipotesi di danni che non derivino dalla cosa in sé ma da comportamenti dolosi o colposi di chi detiene la cosa.

Corte appello Genova sez. I, 17/06/2020, n.531

Situazione potenzialmente lesiva

In tema di responsabilità per danni da cose in custodia, è onere del danneggiato provare il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso ed egli, ove abbia dedotto che il bene è suscettibile di produrre danni per certe sue specifiche caratteristiche o per l’insorgenza in esso di un agente esterno, ha l’onere di dimostrare tali specifiche circostanze.

Una volta che sia stata raggiunta tale prova, il custode ha l’onere di dimostrare la sussistenza di un caso fortuito ovvero che il sinistro non s’è verificato come conseguenza normale della particolare situazione potenzialmente lesiva, ma per una circostanza del tutto estranea ad essa, che può consistere anche nel comportamento colposo del danneggiato, allorché questo abbia costituito la causa esclusiva dell’evento dannoso.

Tribunale Grosseto, 12/06/2020, n.368

Omessa o insufficiente manutenzione della cosa in custodia

Il danneggiato che domanda il risarcimento del pregiudizio sofferto in conseguenza dell’omessa o insufficiente manutenzione della cosa in custodia, o di sue pertinenze, invocando la responsabilità del custode è tenuto, secondo le regole generali in tema di responsabilità civile, a dare la prova che i danni subiti derivano dalla cosa, in relazione alle circostanze del caso concreto. Tale prova consiste nella dimostrazione del verificarsi dell’evento dannoso e della relativa derivazione dalla cosa in custodia, e può essere data anche con presunzioni, giacché la prova del danno è di per sé indice della sussistenza di un risultato “anomalo”, e cioè dell’obiettiva deviazione dal modello di condotta improntato ad adeguata diligenza che normalmente evita il danno.

Facendo eccezione alla regola generale di cui al combinato disposto degli art. 2043 e 2697 c.c., l’art. 2051 c.c., integra invero un’ipotesi di responsabilità c.d. aggravata, in quanto caratterizzata da un criterio di inversione dell’onere della prova, imponendo al custode, presunto responsabile, di dare eventualmente la prova liberatoria del fortuito.

Cassazione civile sez. III, 10/06/2020, n.11096

Relazione causale tra la cosa in custodia ed il pregiudizio patrimoniale

Nell’ambito (e quale presupposto) della responsabilità risarcitoria di natura oggettiva per danni provocati da cose in custodia ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2051 c.c., per l’insorgere a carico del custode di tale obbligo, è necessario, ma sufficiente, il riscontro positivo in ordine al coinvolgimento della “res” custodita nel dinamismo che ha condotto alla risultante dannosa.

Nel peculiare significato che precede va paradigmaticamente intesa la relazione causale tra la cosa in custodia ed il pregiudizio patrimoniale patito da un terzo soggetto. Tale profilo costituisce invero un “prius”, e cioè un antecedente logico necessario per poter ravvisare i presupposti della responsabilità risarcitoria del custode, venendo in proposito onerato della relativa prova il preteso danneggiato. Solo una volta assolto un siffatto onere, diviene di attualità, quale “posterius” rispetto all’accadimento storico da cui è disceso il lamentato danno, l’eventuale esimente del fortuito, che deve essere provata, e prima ancora addotta, dall’asserito danneggiante e custode.

Corte appello Torino sez. III, 18/05/2020, n.533

Danno cagionato da cosa in custodia ed onere della prova

Nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c. è onere della parte danneggiata provare il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso e, ove abbia dedotto che il bene è suscettibile di produrre danni per certe sue specifiche caratteristiche o per l’insorgenza in esso di un agente esterno, ha l’onere di dimostrare tali specifiche circostanze.

Una volta che sia stata raggiunta tale prova, il custode ha l’onere di dimostrare la sussistenza di un caso fortuito ovvero che il sinistro non s’è verificato come conseguenza normale della particolare situazione potenzialmente lesiva, ma per una circostanza del tutto estranea ad essa, che può consistere anche nel comportamento colposo del danneggiato, allorché questo abbia costituito la causa esclusiva dell’evento dannoso.

Tribunale Grosseto, 15/05/2020, n.329

Alterazione della cosa

La responsabilità ex art. 2051 cod. civ. sussiste qualora ricorrano due presupposti: un’alterazione della cosa che, per le sue intrinseche caratteristiche, determina la configurazione, nel caso concreto, della cd. insidia o trabocchetto e l’imprevedibilità e l’invisibilità di tale “alterazione” per il soggetto che, in conseguenza di questa situazione di pericolo, subisce un danno. Più precisamente, occorre che sia accertato che la cosa in custodia, per rappresentare una insidia o trabocchetto, sia costituita da una situazione di fatto che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, per il danneggiato, integra pericolo occulto.

Tribunale Perugia, 13/05/2020, n.563

L’incauto ed imprevedibile uso della cosa

Non era, quindi, ravvisabile alcuna responsabilità della convenuta, nè ai sensi dell’art. 2051 c.c., atteso che l’infortunio non era stato causato dalla cosa in custodia, ma dall’incauto uso che ne aveva fatto l’attore, nè ai sensi dell’art. 2043 c.c., poiché nessun comportamento colposo o impudente poteva muoversi alla convenuta; pertanto, alla luce delle anzidette motivate ricostruzioni, in punto di fatto, relative all’incidente di cui è processo, conformemente operate dagli aditi giudici di merito, insindacabili in questa sede, non si ravvisano errori di diritto in ordine all’applicazione degli artt. 2043 e 2051 c.c., di cui non venivano ravvisati gli estremi per poter addebitare alla parte convenuta la responsabilità del sinistro e quindi delle sue dannose conseguenze, visto in particolare che queste ultime sono state ricollegate esclusivamente al comportamento, giudicato incauto, tenuto dall’infortunato, piuttosto che alla condotta nell’occorso osservata dalla società (…) nella conservazione in un luogo appartato (situato vicino alla macchina lavabicchieri o lavastoviglie) della bottiglia, già aperta e contenente il liquido nocivo ingerito dal P., nonché recante un’etichetta che ne differenziava comunque il contenuto rispetto all’acqua minerale contenuta in analoghe bottiglie, però allocate separatamente.

In altri termini, i giudici di merito nel caso in esame hanno escluso non solo qualsiasi rapporto contrattuale tra le parti, tale da imporre rigorose cautele e specifiche misure di sicurezza o particolari presidi antiinfortunistici a carico della società, ma anche un nesso di diretta causalità materiale tra la condotta (di tipo massimamente omissivo) mantenuta dalla convenuta ed il comportamento dell’infortunato, sostanzialmente per contro considerato imprudente, imprevedibile ed anomalo, se non addirittura abnorme, per un ospite, occasionale, del pubblico esercizio, che vi si avventuri nei locali alla ricerca di una bottiglia d’acqua minerale, incautamente bevendone il contenuto, senza avvedersi della sua vera sostanza, nonostante pure l’apposita indicazione esistente sulla stessa.

Cassazione civile sez. lav., 12/05/2020, n.8791

Responsabilità da cose in custodia: configurabilità

La responsabilità ex art. 2051 c.c. dell’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito è configurabile, nel concorso degli altri presupposti, in presenza di un nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso, il quale sussiste quando la cosa si inserisca, con qualificata capacità eziologica, nella sequenza che porta all’evento e non rappresenti mera circostanza esterna, o neutra, o elemento passivo di una serie causale che si esaurisce all’interno e nel collegamento di altri e diversi fattori. Detto profilo costituisce invero un “prius”, e cioè un antecedente logico necessario per poter ravvisare i presupposti della responsabilità risarcitoria del custode, venendo in proposito onerato della relativa prova il preteso danneggiato.

Solo una volta assolto tale onere, diviene di attualità, quale “posterius” rispetto all’accadimento storico da cui è disceso il lamentato danno, l’eventuale esimente del fortuito, che deve essere provata, e prima ancora addotta, dall’asserito danneggiante e custode.

Corte appello Torino sez. III, 30/04/2020, n.453

Responsabilità per danni da cose in custodia: presupposti

La responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 cod. civ. sussiste qualora ricorrano due presupposti: un’alterazione della cosa che, per le sue intrinseche caratteristiche, determina la configurazione nel caso concreto della cd. insidia o trabocchetto e l’imprevedibilità e l’invisibilità di tale “alterazione” per il soggetto che, in conseguenza di questa situazione di pericolo, subisce un danno.

Più precisamente, occorre che sia accertato che la cosa in custodia, per rappresentare una insidia o trabocchetto, sia costituita da una situazione di fatto che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra pericolo occulto.

Tribunale Perugia sez. I, 20/04/2020, n.436

Responsabilità da cosa in custodia: prova necessaria

La responsabilità del condominio ex art. 2051 c.c. per danni arrecati a seguito di infiltrazioni, quale responsabilità da cosa in custodia, è integrata ove sia comprovato sia il nesso di causalità fra la cosa custodita e i danni che non sia dedotto il caso fortuito, inteso quale fattore interruttivo del legame causale fra res custodita ed evento dannoso (nella specie: si trattava di un’infiltrazione di acqua proveniente da un’immobile sovrastante e dipendente da una colonna di scarico condominiale).

Tribunale Roma sez. VII, 15/04/2020, n.6166



6 Commenti

  1. Il condominio è tenuto ad eseguire una costante manutenzione sulle cose in comune come le scale, giusto?Quindi, a proposito della responsabilità per le cose in custodia, chi paga in condominio? Che ne so, se dovesse cadere in cornicione sulla mia auto, chi mi risarcisce?

    1. Il condominio è responsabile per i danni generati dai beni comuni, in quanto proprietario e custode degli stessi. Si tratta di una conseguenza inevitabile e di una responsabilità di carattere oggettivo. In termini più semplici, ciò significa che il condominio deve provvedere al risarcimento nel momento in cui il danneggiato dimostra il solo nesso di collegamento tra quanto accaduto (la caduta del cornicione) e l’evento lesivo (il danno alla macchina sottostante). Per eludere questa situazione, al condominio spetta il compito di dimostrare che tutto ciò è accaduto in virtù del cosiddetto caso fortuito; un concetto, però, che non potrà essere invocato ogniqualvolta il danno si è verificato per l’omessa o cattiva manutenzione del bene comune. Sono queste, pertanto, le motivazioni per le quali la domanda rivolta ad ottenere l’indennizzo per i danneggiamenti subiti dovrà essere rivolta al condominio. Sarà, quindi, necessario avvisare l’amministratore (preferibilmente anche in forma scritta, come una mail pec o una raccomandata) ed attendere il suo riscontro. A questo proposito, il professionista interpellato, verificherà l’accaduto e informerà l’assemblea. Se non ci saranno contestazioni e se, quindi, non sarà necessario ricorrere ad un’azione legale, il danneggiato verrà risarcito.

  2. Ho letto tempo fa che una donna chiedeva al Comune il risarcimento del danno per essere scivolata, all’uscita della scuola presso cui insegnava, sul marciapiede dissestato. A causa dell’incidente ha riportato una frattura alla caviglia. Ma alla fine non è stata risarcita. Si diceva che non era valida la prova del nesso di causalità. Ma cosa significa? ora vorrei capire quando c’è la responsabilità per le cose in custodia?

    1. Sono «in custodia» le cose che un soggetto ha a propria disposizione e può utilizzare quando vuole, perché ne è il proprietario oppure ne ha la disponibilità di fatto. Un esempio di cosa in custodia sono i marciapiedi e le strade pubbliche che, in caso di  cattiva manutenzione, rendono responsabile il Comune o chiunque ne sia proprietario del risarcimento all’infortunato. Si pensi alla pavimentazione divelta o a un tombino che appare non visibile in quanto coperto d’acqua o di foglie. Il proprietario dell’oggetto è responsabile solo se il danno è stato procurato dall’oggetto in questione: in sostanza vi deve essere un rapporto di causalità tra il bene custodito e l’evento dannoso. E, a provare questo nesso, deve essere il soggetto danneggiato, il quale dovrà dimostrare che la cosa custodita è stata essa stessa causa del danno, per le particolari condizioni, originarie o sopravvenute, della stessa. Il custode, invece, potrà esimersi da responsabilità provando il caso fortuito, cioè un altro evento idoneo a interrompere il predetto nesso causale.

  3. Sono andata in albergo e visto che dovevo alloggiare per qualche giorno ho chiesto all’albergatore di custodire delle cose a cui tenevo molto, ma lui si è rifiutato. Ma è normale questo comportamento? Lui può rifiutarsi?

    1. La legge consente all’albergatore di rifiutarsi di ricevere carte valori, denaro contante ed oggetti di valore solo nei casi in cui si tratti di oggetti pericolosi o che, tenuto conto dell’importanza e delle condizioni di gestione dell’albergo, abbiano valore eccessivo o natura ingombrante. Se, dunque, ci chiediamo in quali casi l’albergatore possa rifiutarsi di custodire cose dei clienti, la risposta che la legge ci dà è chiara, ma lascia spazio a margini di interpretazione poiché nei casi di oggetti di valore eccessivo o ingombranti, il rifiuto dell’albergatore a tenerli in custodia sarà legittimo solo se il valore o la natura ingombrante dell’oggetto costituiscano ostacolo ad un’adeguata custodia avuto riguardo alla importanza dell’albergo (si pensi ad alberghi non di lusso) o alle condizioni concrete di gestione dell’albergo (perché, magari, privo di casseforti o di locali adatti per la custodia di un oggetto di grandi dimensioni). In generale comunque gli albergatori, secondo le norme di legge, sono responsabili per le cose che accettino di ricevere in custodia dai loro clienti di ogni loro deterioramento, distruzione o sottrazione.

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