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Insegnante minaccia bocciatura

17 Novembre 2020
Insegnante minaccia bocciatura

Come comportarsi se un professore abusa del suo potere educativo denigrando gli alunni?

Tuo figlio frequenta il secondo superiore presso un liceo scientifico locale. Non ha mai avuto problemi, ma ultimamente torna da scuola sempre amareggiato. L’altra sera hai cercato di parlargli per capire cosa lo turba così tanto. Dopo vari tentativi, ti racconta che la sua professoressa di lettere e filosofia lo ha preso di mira e lo umilia costantemente davanti ai suoi compagni di classe. Per giunta, la donna gli ripete ogni giorno che perderà l’anno scolastico.

In questo articolo, ci occuperemo dell’insegnante che minaccia la bocciatura all’alunno. Devi sapere che se un professore umilia, offende o denigra i suoi studenti commette il reato di abuso dei mezzi di correzione qualora provochi nelle vittime un pericolo per loro salute (come, ad esempio, ansia, insonnia, depressione, ecc.). Se l’argomento ti incuriosisce, allora ti invito a metterti seduto e leggere quello che sto per dirti.

L’insegnante può usare i mezzi di correzione sugli studenti?

Negli anni, il rapporto tra insegnanti e studenti è notevolmente cambiato. In passato, infatti, il docente godeva di un certo rispetto, tanto da essere temuto dai suoi alunni, e poteva dare le punizioni senza doversi preoccupare della reazione dei genitori. Anzi, questi ultimi provvedevano a mettere in riga i propri figli se ricevevano una nota sul diario o sul registro. All’epoca, una bacchettata sulle mani o uno scappellotto in testa erano consentiti eccome. Oggi, invece, simili metodi non sono più ammessi e si assiste ad una disobbedienza totale, tanto che, il più delle volte, le vittime sono gli stessi professori.

Fatta questa doverosa premessa, va detto che agli insegnanti è riconosciuto un potere disciplinare sugli alunni, vale a dire il diritto di utilizzare dei mezzi (leciti ovviamente) per limitare la libertà degli studenti nell’interesse della loro educazione, come ad esempio:

  • sospendere l’alunno per alcuni giorni;
  • scrivere una nota sul registro;
  • dare brutti voti;
  • mandare lo studente fuori dall’aula.

Mezzi di correzione: quando è abuso?

Naturalmente, se il professore eccede nel suo potere disciplinare, allora commette il reato di abuso dei mezzi di correzione [1]. Ti faccio un esempio.

Tizio frequenta il primo superiore. Un giorno viene interrogato dalla professoressa di matematica, la quale lo chiama alla lavagna per risolvere un’equazione. Dopo aver fatto scena muta, l’insegnante umilia Tizio davanti a tutta la classe chiamandolo ripetutamente “asino” e costringendolo a scrivere sul suo quaderno la frase “sono un idiota” per cento volte.

Il reato in questione, come ti ho già anticipato, scatta quando l’insegnante umilia, svaluta o denigra un alunno causandogli un pericolo per la salute. Per tornare all’esempio di prima, lo studente Tizio, a causa delle continue offese della professoressa, potrebbe cadere in uno stato di depressione. Il reato è punito con la reclusione fino a sei mesi. Le pene, però, sono aumentate se dalla condotta illecita deriva una lesione personale o, addirittura, la morte (in tale ultimo caso, si applica la reclusione da tre a otto anni).

In conclusione, la fattispecie sussiste ogni qualvolta chi ha un potere educativo o disciplinare lo esercita con mezzi non proporzionati al comportamento tenuto dalla persona affidata alla sua cura, custodia o istruzione. Ciò vuol dire, in altre parole, che adoperare uno strumento già di per sé illecito (ad esempio, una cinghia o un bastone) non configura il delitto di abuso di mezzi di correzione, bensì quello più grave di lesioni personali [2].

Insegnante minaccia bocciatura

Alla luce di quanto detto finora, ti è chiaro che se un insegnante minaccia di bocciare uno o più studenti si rende colpevole del reato di abuso dei mezzi di correzione. Secondo la giurisprudenza, infatti, una simile minaccia rientra nell’ambito della violenza psicologica che potrebbe causare, a lungo andare, un pericolo per la salute dell’alunno. Ovviamente, deve trattarsi di una condotta costante finalizzata a svilire l’allievo.

Il bene tutelato, in casi del genere, è l’interesse del ragazzo a non subire comportamenti umilianti, atteso che, in ambito scolastico, il potere educativo non deve mai superare i limiti previsti dall’ordinamento o consistere in trattamenti nocivi della sua personalità. Pertanto, l’uso sproporzionato del potere educativo o disciplinare configura il reato in questione se finalizzato a denigrare la vittima attraverso una vessazione psicologica costante.

Come comportarsi allora? Il consiglio è quello di rivolgersi ad un bravo avvocato che sappia consigliare la strategia migliore. In ogni caso, i genitori dell’alunno, in qualità di suoi rappresentanti legali, possono presentare una querela all’autorità competente (polizia, carabinieri o Procura della Repubblica). Se non archiviata, alla querela seguirà il processo penale in cui sarà possibile costituirsi parte civile per ottenere – in caso di condanna del responsabile – il risarcimento del danno. Toccherà comunque al giudice valutare che dall’abuso sia derivato un pericolo per la malattia fisica o psichica della vittima. In tal caso, può essere utile disporre una perizia medico legale per rilevare lo stato d’ansia, la depressione, l’insonnia, ecc.


note

[1] Art. 571 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.


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