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Contratto con prestazioni corrispettive: ultime sentenze

14 Marzo 2022
Contratto con prestazioni corrispettive: ultime sentenze

I reciproci inadempimenti delle parti devono essere comparati ai fini della risoluzione. La gravità dell’inadempimento deve essere accertata in relazione alla sua entità oggettiva e all’interesse che l’altra parte intende realizzare.

Risoluzione del contratto per inadempimento

Gli artt. 1181 e 1455 c.c. si riferiscono a due distinte sfere di applicabilità: il primo attiene alla facoltà del creditore di rifiutare la prestazione parziale e di agire, quindi, per il conseguimento dell’intero, donde la legittimità del rifiuto di un adempimento inesatto; l’art. 1455 riguarda, invece, il potere del contraente di risolvere il contratto a prestazioni corrispettive nel caso d’inadempimento di non lieve entità dell’altra parte. Ne consegue che, dato il diverso ambito di operatività delle due discipline, la condanna del debitore inadempiente al risarcimento del danno può essere pronunziata anche quando, per la scarsa importanza dell’inadempimento, non possa farsi luogo alla risoluzione del contratto.

Cassazione civile sez. II, 25/01/2022, n.2223

Riparto dell’onere probatorio

Nel caso di inadempimento di un’obbligazione, il creditore che agisce per l’adempimento deve provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, mentre il debitore convenuto deve dimostrare il fatto estintivo dell’altrui pretesa. Il medesimo riparto dell’onere probatorio si applica nei contratti con prestazioni corrispettive all’ipotesi in cui il debitore si avvalga dell’eccezione di inadempimento, risultando in tal caso invertiti i ruoli delle parti in lite, poiché il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l’altrui inadempimento e il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento, ovvero ulteriori fatti modificativi, impeditivi, estintivi dell’obbligazione.

Tribunale Udine sez. II, 12/01/2022, n.19

Domande di adempimento e di risoluzione contrattuale

Nei contratti a prestazioni corrispettive, sia la domanda di adempimento, sia quella di risoluzione contrattuale, pur rappresentando due diversi rimedi giuridici con due diversi ‘petitum’, sono entrambe vòlti a tutelare lo stesso interesse del creditore insoddisfatto, cioè evitare il pregiudizio derivante dall’inadempimento della controparte e sono dirette alla tutela del medesimo diritto alla prestazione. Da ciò consegue che la proposizione della domanda di adempimento ha effetto interruttivo della prescrizione anche con riferimento al diritto di chiedere la risoluzione del contratto esercitabile sino a quando non sia decorso il nuovo termine prescrizionale.

Tribunale Bari sez. II, 03/01/2022, n.3

Riparto dell’onere probatorio

In caso di inadempimento contrattuale, il creditore che agisce per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno oppure per l’esatto adempimento deve dimostrare la fonte negoziale o legale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione delle circostanza dell’inadempimento della controparte; sul debitore convenuto incombe invece l’onere di dimostrare di aver adempiuto, così estinguendo l’altrui pretesa. Analogo principio si pone nel caso di contratti a prestazioni corrispettive, quando viene sollevata eccezione di inadempimento ex c.c., art. 1460, potendo ciascuna delle parti rifiutarsi di adempiere contemporaneamente la propria obbligazione, nel qual caso risultano invertiti i ruoli delle parti in lite.

Tribunale Pisa sez. I, 31/12/2021, n.1697

Risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore

L’impossibilità sopravvenuta della prestazione, che derivi da causa non imputabile al debitore ai sensi dell’art. 1218 c.c., opera, paralizzandola, più propriamente in relazione ad una domanda di adempimento, determinando, essa, di diritto, nei contratti con prestazioni corrispettive, se definitiva, con la estinzione della relativa obbligazione, la risoluzione del contratto, ai sensi degli artt. 1463 e 1256, comma 1, c.c., con la conseguente applicazione delle norme generali sulla risoluzione ed in particolare di quella sulla retroattività, senza che si possa parlare di inadempimento colpevole.

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, n.36329

Rifiuto di eseguire la propria prestazione

Nei contratti a prestazioni corrispettive – tra i quali rientra il contratto di lavoro – il mancato rispetto da parte del lavoratore delle disposizioni impartite dal datore di lavoro, conseguente a sua volta all’inadempimento del datore di lavoro ai propri obblighi, comporta che il giudice debba procedere alla valutazione comparativa dei due comportamenti, considerando non il mero elemento cronologico, bensì i rapporti di causalità e proporzionalità tra i due inadempimenti rispetto alla funzione economico -sociale del contratto, alla luce dei reciproci obblighi di correttezza e buona fede ex artt. 1175 e 1375 c.c., affinché l’eccezione di inadempimento sia conforme a buona fede e non pretestuosamente strumentale all’intento di sottrarsi alle proprie obbligazioni contrattuali.

Tribunale Ivrea sez. lav., 15/11/2021, n.344

Effetti liberatorio e recuperatorio della pronuncia di risoluzione del contratto a prestazioni corrispettive

Nei contratti a prestazioni corrispettive, la retroattività (ex art. 1458, co. 1, c.c.) della pronuncia costitutiva di risoluzione per inadempimento, collegata al venir meno della causa giustificatrice delle attribuzioni patrimoniali già eseguite, comporta l’insorgenza dell’obbligo di restituzione della prestazione ricevuta a carico di ciascun contraente, indipendentemente dalle inadempienze eventualmente imputabili, e, qualora non sia possibile, del suo equivalente; la sentenza che pronuncia la risoluzione del contratto per inadempimento produce, infatti, un effetto liberatorio ex nunc rispetto alle prestazioni da eseguire nonché un effetto recuperatorio ex tunc rispetto alle prestazioni eseguite.

Tribunale Potenza sez. I, 09/11/2021, n.1242

Reciproci inadempimenti

Nei contratti a prestazioni corrispettive se la parte inadempiente giustifichi il proprio inadempimento con l’inadempimento dell’altra (“inademplenti non est adimplendum”) il giudice dovrà valutare comparativamente il comportamento di entrambi i contraenti, avendo riguardo non solo all’elemento cronologico delle rispettive inadempienze, ma anche ai rapporti di causalità e proporzionalità delle stesse rispetto alla funzione economico -sociale del contratto, tenendo presente che quando l’inadempimento di una parte non è grave o è derivato dall’inadempimento dell’altra, il rifiuto di quest’ultima di adempiere la propria obbligazione non è di buona fede e non è giustificato.

Tribunale Piacenza sez. I, 03/11/2021, n.483

Diritto per il contraente fedele al risarcimento del danno

Nei contratti a prestazioni corrispettive, alla risoluzione per inadempimento si accompagna il diritto, per il contraente fedele, al risarcimento del danno, non limitato all’interesse negativo (“id quod interest contractum non fuisse”) ma esteso all’interesse positivo (“quantum lucrari potuit”), atteso, per un verso, che l’azione di risoluzione è alternativa all’azione di adempimento, la quale è senz’altro finalizzata al conseguimento dell’interesse positivo e considerato, per altro verso, che, diversamente opinando, la responsabilità (contrattuale) per inadempimento coinciderebbe “quoad effectum” con la responsabilità precontrattuale, venendosi a trattare in modo uguale situazioni diverse.

Cassazione civile sez. III, 14/10/2021, n.28022

Contratti a prestazioni corrispettive: effetti della diffida ad adempiere

In tema di contratti a prestazioni corrispettive, la diffida ad adempiere ha lo scopo di realizzare, pur in mancanza di una clausola risolutiva espressa, gli effetti che a detta clausola si ricollegano e, cioè , la rapida risoluzione del rapporto mediante la fissazione di un termine essenziale nell’ interesse della parte adempiente. E’ però , pacifico che l’ intimazione da parte del creditore della diffida ad adempiere, di cui all’ art. 1454 c.c., e l’ inutile decorso del termine fissato per l’ adempimento non eliminano la necessità , ai sensi dell’ art. 1455 c.c., dell’ accertamento giudiziale della gravità dell’ inadempimento in relazione alla situazione verificatasi alla scadenza del termine e al permanere dell’ interesse della parte all’ esatto e tempestivo adempimento.

Il giudice, quindi, è tenuto comunque a valutare la sussistenza degli estremi, soggettivi e oggettivi, dell’ inadempimento; in particolare, dovrà verificare sotto il profilo oggettivo che l’ inadempimento sia non di scarsa importanza, alla stregua del criterio indicato dall’ art. 1455 c.c., e, sotto il profilo soggettivo, l’ operatività della presunzione di responsabilità del debitore inadempiente fissata dall’ art. 1218 c.c., la quale, pur dettata in riferimento alla responsabilità per il risarcimento del danno, rappresenta un principio di carattere generale.

Corte appello Napoli sez. VII, 04/10/2021, n.3574

Valutazione dell’inadempimento reciproco nei contratti a prestazioni corrispettive

Nel caso di reciproche inadempienze dei contraenti nei contratti a prestazioni corrispettive, il giudice potrà pronunciare la risoluzione per inadempimento dopo un’attenta comparazione dei comportamenti complessivi delle parti, per stabilire quale di esse si sia resa responsabile delle violazioni maggiormente rilevanti e dunque causa del comportamento inadempiente dell’altra, nonché della conseguente alterazione del sinallagma contrattuale. In mancanza di prova sulla causa effettiva e determinante della risoluzione, il giudice non potrà dichiarare risolto il contratto per inadempienza equivalenti delle parti, ma dovrà limitarsi al rigetto di entrambe le domande per insussistenza dei fatti giustificativi posti a sostegno delle stesse.

Corte appello Perugia sez. I, 26/08/2021, n.495

Contratto con prestazioni corrispettive

Nei contratti con prestazioni corrispettive, in caso di denuncia di inadempienze reciproche, è necessario comparare il comportamento di entrambe le parti per stabilire quale di esse, con riferimento ai rispettivi interessi ed alla oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti ed abbia causato il comportamento della controparte, nonché della conseguente alterazione del sinallagma.

Cassazione civile sez. II, 11/02/2020, n.3273

L’inadempimento contrattuale

In materia di appalto, nel caso in cui si versi in una situazione di inadempimento contrattuale, spetta all’appaltatore che agisca in giudizio per ottenere il pagamento del corrispettivo, l’onere della prova dell’esatto adempimento della propria obbligazione, ove il committente abbia eccepito l’inadempimento.

In tal senso, la garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera è assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all’art. 1667 c.c., non derogando al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l’appaltatore, che agisce in giudizio per il pagamento dei corrispettivo convenuto, ha l’onere – allorchè il committente sollevi l’eccezione di inadempimento di cui al comma 3 di detta disposizione – di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte

Cassazione civile sez. II, 24/01/2020, n.1634

L’inadempimento di maggiore gravità

In caso di contrapposte domande di (accertamento della il/legittimità della) risoluzione fondate su asseriti reciproci inadempimenti, spetta al Giudice accertare in concreto quale sia l’inadempimento di maggiore gravità avuto riguardo al sinallagma, idoneo a fondare la cessazione del contratto: infatti nei contratti con prestazioni corrispettive, ai fini della pronuncia di risoluzione per inadempimento in caso di inadempienze reciproche deve procedersi ad un esame del comportamento complessivo delle parti, al fine di stabilire quale di esse, in relazione ai rispettivi interessi e all’oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle violazioni maggiormente rilevanti e causa del comportamento della controparte e della conseguente alterazione del sinallagma contrattuale, con la conseguenza che, qualora l’inadempimento di una delle parti sia valutato come prevalente deve considerarsi legittimo il rifiuto dell’altra di adempiere alla propria obbligazione e alla risoluzione del contratto deve seguire l’esame dell’eventuale richiesta di risarcimento del danno della parte non inadempiente.

Tribunale Milano sez. XI, 01/02/2020, n.882

Risoluzione del contratto per inadempimento

La gravità dell’inadempimento, che nel giudizio di risoluzione del contratto con prestazioni corrispettive va verificata anche d’ufficio dal giudice, trattandosi di elemento che attiene al fondamento stesso della domanda, deve essere accertata non solo in relazione all’entità oggettiva dell’inadempimento, ma anche con riguardo all’interesse che l’altra parte intende realizzare e sulla base, quindi, di un criterio che consenta di coordinare il giudizio sull’elemento oggettivo della mancata prestazione, nel quadro dell’economia generale del contratto, con gli elementi soggettivi, investendo le modalità e le circostanze del concreto svolgimento del rapporto.

Tribunale Nola sez. I, 01/10/2019, n.2009

La risoluzione del contratto con prestazioni corrispettive

Nei contratti con prestazioni corrispettive, ai fini della pronuncia di risoluzione per inadempimento in caso di inadempienze reciproche deve procedersi ad un esame del comportamento complessivo delle parti, al fine di stabilire quale di esse, in relazione ai rispettivi interessi e all’oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle violazioni maggiormente rilevanti e causa del comportamento della controparte e della conseguente alterazione del sinallagma contrattuale, con la conseguenza che, qualora l’inadempimento di una delle parti sia valutato come prevalente deve considerarsi legittimo il rifiuto dell’altra di adempiere alla propria obbligazione e alla risoluzione del contratto deve seguire l’esame dell’eventuale richiesta di risarcimento del danno della parte non inadempiente.

Cassazione civile sez. II, 22/05/2019, n.13827

Comportamento di entrambe le parti

La valutazione della non scarsa importanza dell’inadempimento (che nel giudizio di risoluzione del contratto con prestazioni corrispettive deve essere verificata anche di ufficio, trattandosi di elemento costitutivo della domanda) va operata alla stregua di un duplice criterio, applicandosi, in primo luogo, un parametro oggettivo, attraverso la verifica che l’inadempimento abbia inciso in modo apprezzabile nell’economia complessiva del rapporto, sì da dar luogo ad uno squilibrio sensibile del sinallagma negoziale; completandosi, poi, l’indagine mediante la considerazione di eventuali elementi di carattere soggettivo, consistenti nel comportamento di entrambe le parti che possano, in relazione alle particolarità del caso, attenuare il giudizio di gravità, nonostante la rilevanza della prestazione mancata o ritardata.

Tribunale Roma sez. VI, 10/04/2019, n.7882

Inadempimento e onere probatorio

In tema di inadempimento del contratto di appalto, le disposizioni speciali dettate dal legislatore attengono essenzialmente alla particolare disciplina della garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera, assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all’art. 1667 cod. civ., ma non derogano al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l’appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, abbia l’onere – allorché il committente sollevi l’eccezione di inadempimento di cui al terzo comma di detta disposizione – di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte.

Tribunale Arezzo, 21/02/2019, n.210

Eccezione di inadempimento

In tema di inadempimento del contratto di appalto, le disposizioni speciali dettate dal legislatore attengono essenzialmente alla particolare disciplina della garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera, assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all’art. 1667 cod. civ., ma non derogano al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l’appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, abbia l’onere – allorché il committente sollevi l’eccezione di inadempimento di cui al terzo comma di detta disposizione – di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte.

Tribunale Milano sez. VII, 07/02/2019, n.1271

Inadempimenti delle parti: devono essere comparati?

Nei contratti con prestazioni corrispettive, qualora una delle parti adduca, a giustificazione della propria inadempienza, l’inadempimento dell’altra, il giudice deve procedere alla valutazione comparativa dei comportamenti, tenendo conto non solo dell’elemento cronologico, ma anche dei rapporti di causalità e proporzionalità esistenti tra le prestazioni inadempiute rispetto alla funzione economico – sociale del contratto, accertando in primo luogo la gravità dell’inadempimento cronologicamente anteriore, atteso che il requisito della buona fede previsto dall’art. 1460 c.c. sussiste qualora il rifiuto sia stato determinato non solo da inadempimento grave ma anche da motivi corrispondenti agli obblighi di correttezza che l’art. 1175 c.c. impone alle parti in relazione alla natura del contratto e alle finalità da questo perseguite.

Tribunale Roma sez. lav., 15/01/2019, n.251

Eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto con prestazioni corrispettive

La richiesta di risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto con prestazioni corrispettive (articolo 1467 c.c.) costituisce, anche quando proviene dalla parte convenuta per l’esecuzione del contratto, una vera e propria domanda, e non una eccezione, essendo diretta al conseguimento di una pronuncia che va oltre il semplice rigetto della domanda principale, né – tantomeno – una mera difesa.

Cassazione civile sez. II, 07/11/2017, n.26363



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