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Contratto con prestazioni corrispettive: ultime sentenze

10 Ottobre 2020
Contratto con prestazioni corrispettive: ultime sentenze

I reciproci inadempimenti delle parti devono essere comparati ai fini della risoluzione. La gravità dell’inadempimento deve essere accertata in relazione alla sua entità oggettiva e all’interesse che l’altra parte intende realizzare.

Contratto con prestazioni corrispettive

Nei contratti con prestazioni corrispettive, in caso di denuncia di inadempienze reciproche, è necessario comparare il comportamento di entrambe le parti per stabilire quale di esse, con riferimento ai rispettivi interessi ed alla oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti ed abbia causato il comportamento della controparte, nonché della conseguente alterazione del sinallagma.

Cassazione civile sez. II, 11/02/2020, n.3273

L’inadempimento contrattuale

In materia di appalto, nel caso in cui si versi in una situazione di inadempimento contrattuale, spetta all’appaltatore che agisca in giudizio per ottenere il pagamento del corrispettivo, l’onere della prova dell’esatto adempimento della propria obbligazione, ove il committente abbia eccepito l’inadempimento.

In tal senso, la garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera è assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all’art. 1667 c.c., non derogando al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l’appaltatore, che agisce in giudizio per il pagamento dei corrispettivo convenuto, ha l’onere – allorchè il committente sollevi l’eccezione di inadempimento di cui al comma 3 di detta disposizione – di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte

Cassazione civile sez. II, 24/01/2020, n.1634

L’inadempimento di maggiore gravità

In caso di contrapposte domande di (accertamento della il/legittimità della) risoluzione fondate su asseriti reciproci inadempimenti, spetta al Giudice accertare in concreto quale sia l’inadempimento di maggiore gravità avuto riguardo al sinallagma, idoneo a fondare la cessazione del contratto: infatti nei contratti con prestazioni corrispettive, ai fini della pronuncia di risoluzione per inadempimento in caso di inadempienze reciproche deve procedersi ad un esame del comportamento complessivo delle parti, al fine di stabilire quale di esse, in relazione ai rispettivi interessi e all’oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle violazioni maggiormente rilevanti e causa del comportamento della controparte e della conseguente alterazione del sinallagma contrattuale, con la conseguenza che, qualora l’inadempimento di una delle parti sia valutato come prevalente deve considerarsi legittimo il rifiuto dell’altra di adempiere alla propria obbligazione e alla risoluzione del contratto deve seguire l’esame dell’eventuale richiesta di risarcimento del danno della parte non inadempiente.

Tribunale Milano sez. XI, 01/02/2020, n.882

Risoluzione del contratto per inadempimento

La gravità dell’inadempimento, che nel giudizio di risoluzione del contratto con prestazioni corrispettive va verificata anche d’ufficio dal giudice, trattandosi di elemento che attiene al fondamento stesso della domanda, deve essere accertata non solo in relazione all’entità oggettiva dell’inadempimento, ma anche con riguardo all’interesse che l’altra parte intende realizzare e sulla base, quindi, di un criterio che consenta di coordinare il giudizio sull’elemento oggettivo della mancata prestazione, nel quadro dell’economia generale del contratto, con gli elementi soggettivi, investendo le modalità e le circostanze del concreto svolgimento del rapporto.

Tribunale Nola sez. I, 01/10/2019, n.2009

La risoluzione del contratto con prestazioni corrispettive

Nei contratti con prestazioni corrispettive, ai fini della pronuncia di risoluzione per inadempimento in caso di inadempienze reciproche deve procedersi ad un esame del comportamento complessivo delle parti, al fine di stabilire quale di esse, in relazione ai rispettivi interessi e all’oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle violazioni maggiormente rilevanti e causa del comportamento della controparte e della conseguente alterazione del sinallagma contrattuale, con la conseguenza che, qualora l’inadempimento di una delle parti sia valutato come prevalente deve considerarsi legittimo il rifiuto dell’altra di adempiere alla propria obbligazione e alla risoluzione del contratto deve seguire l’esame dell’eventuale richiesta di risarcimento del danno della parte non inadempiente.

Cassazione civile sez. II, 22/05/2019, n.13827

Comportamento di entrambe le parti

La valutazione della non scarsa importanza dell’inadempimento (che nel giudizio di risoluzione del contratto con prestazioni corrispettive deve essere verificata anche di ufficio, trattandosi di elemento costitutivo della domanda) va operata alla stregua di un duplice criterio, applicandosi, in primo luogo, un parametro oggettivo, attraverso la verifica che l’inadempimento abbia inciso in modo apprezzabile nell’economia complessiva del rapporto, sì da dar luogo ad uno squilibrio sensibile del sinallagma negoziale; completandosi, poi, l’indagine mediante la considerazione di eventuali elementi di carattere soggettivo, consistenti nel comportamento di entrambe le parti che possano, in relazione alle particolarità del caso, attenuare il giudizio di gravità, nonostante la rilevanza della prestazione mancata o ritardata.

Tribunale Roma sez. VI, 10/04/2019, n.7882

Inadempimento e onere probatorio

In tema di inadempimento del contratto di appalto, le disposizioni speciali dettate dal legislatore attengono essenzialmente alla particolare disciplina della garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera, assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all’art. 1667 cod. civ., ma non derogano al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l’appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, abbia l’onere – allorché il committente sollevi l’eccezione di inadempimento di cui al terzo comma di detta disposizione – di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte.

Tribunale Arezzo, 21/02/2019, n.210

Eccezione di inadempimento

In tema di inadempimento del contratto di appalto, le disposizioni speciali dettate dal legislatore attengono essenzialmente alla particolare disciplina della garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera, assoggettata ai ristretti termini decadenziali di cui all’art. 1667 cod. civ., ma non derogano al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l’appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, abbia l’onere – allorché il committente sollevi l’eccezione di inadempimento di cui al terzo comma di detta disposizione – di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte.

Tribunale Milano sez. VII, 07/02/2019, n.1271

Inadempimenti delle parti: devono essere comparati?

Nei contratti con prestazioni corrispettive, qualora una delle parti adduca, a giustificazione della propria inadempienza, l’inadempimento dell’altra, il giudice deve procedere alla valutazione comparativa dei comportamenti, tenendo conto non solo dell’elemento cronologico, ma anche dei rapporti di causalità e proporzionalità esistenti tra le prestazioni inadempiute rispetto alla funzione economico – sociale del contratto, accertando in primo luogo la gravità dell’inadempimento cronologicamente anteriore, atteso che il requisito della buona fede previsto dall’art. 1460 c.c. sussiste qualora il rifiuto sia stato determinato non solo da inadempimento grave ma anche da motivi corrispondenti agli obblighi di correttezza che l’art. 1175 c.c. impone alle parti in relazione alla natura del contratto e alle finalità da questo perseguite.

Tribunale Roma sez. lav., 15/01/2019, n.251

Eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto con prestazioni corrispettive

La richiesta di risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto con prestazioni corrispettive (articolo 1467 c.c.) costituisce, anche quando proviene dalla parte convenuta per l’esecuzione del contratto, una vera e propria domanda, e non una eccezione, essendo diretta al conseguimento di una pronuncia che va oltre il semplice rigetto della domanda principale, né – tantomeno – una mera difesa.

Cassazione civile sez. II, 07/11/2017, n.26363



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