Nuova pensione con 41 anni di contributi

14 Settembre 2020 | Autore:
Nuova pensione con 41 anni di contributi

Superare la quota 100 offrendo la possibilità a tutti di uscire dal lavoro con quota 41: che cosa potrebbe cambiare.

Il triennio di sperimentazione della pensione quota 100 non è ancora terminato, ma sono già allo studio diverse soluzioni per il “dopo quota 100”.

Questo trattamento pensionistico, che si ottiene con 38 anni di contributi e 62 anni di età, non potrà difatti essere fruito da coloro che matureranno i requisiti dopo successivamente al 2021: se la normativa in materia di previdenza restasse così com’è, terminata la quota 100 si creerebbe uno scalone, cioè un grosso divario, nei confronti dei lavoratori esclusi dalla misura.

Per evitare questa notevole disparità di trattamento sono già state presentate numerose proposte. La questione è d’importanza tutt’altro che secondaria, se pensiamo che la maturazione dei requisiti per la quota 100 dal 1° gennaio 2022 può determinare anche un’attesa di 5 anni per la liquidazione della pensione, rispetto a chi soddisfa le condizioni richieste entro il 31 dicembre 2021.

La proposta che sino ad oggi ha ricevuto più consensi è la nuova pensione con 41 anni di contributi, o nuova quota 41. L’intervento consiste nella possibilità di uscire dal lavoro con 41 anni di versamenti complessivi.

Non si tratta di una novità assoluta, in quanto ad oggi esistono già due trattamenti che consentono di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi: la pensione anticipata per i lavoratori precoci e la pensione di anzianità in regime di totalizzazione.

Rispetto alla pensione anticipata dei lavoratori precoci, però, la nuova pensione quota 41 sarebbe estesa a tutti i lavoratori. Ad oggi, il trattamento può essere invece fruito soltanto da coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima de 19° anno di età e che, per giunta, appartengono a una delle seguenti categorie tutelate: caregiver (coloro che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente, entro il 1°grado- in casi specifici anche entro il 2° grado, portatore di handicap grave), invalidi civili dal 74%, disoccupati di lungo corso, addetti ai lavori gravosi, usuranti e notturni.

Rispetto alla pensione di anzianità in regime di totalizzazione (ossia che può essere ottenuta sommando gratuitamente i versamenti accreditati presso casse diverse), la nuova pensione quota 41 non comporterebbe l’attesa di una finestra, per la liquidazione dell’assegno, pari a 21 mesi, né il ricalcolo del trattamento col sistema contributivo, solitamente penalizzante.

In buona sostanza, la nuova pensione quota 41 sarebbe aperta a tutti i lavoratori, a prescindere dalla categoria di appartenenza e non comporterebbe tagli o penalizzazioni dell’assegno mensile (sul punto vi sono comunque diversi pareri contrari), né ritardi nella sua liquidazione.

Bisogna comunque osservare che 41 anni di contributi non sono pochi, anche consentendo di riunire, ai fini del diritto al trattamento, la contribuzione versata in più casse: si tratta di ben 3 anni di versamenti in più rispetto a quelli richiesti dalla quota 100.

Le altre proposte allo studio

Per questo motivo, sono allo studio altri interventi, comportanti requisiti di contribuzione più leggeri o comunque condizioni più flessibili:

  • la pensione quota 100 flessibile, che potrebbe essere ottenuta con 61 anni di età e 39 di contributi, oppure con 60 anni di età e 40 anni di contributi;
  • la pensione quota 100 anticipata che potrebbe essere ottenuta con 38 anni di contribuzione e con un’età inferiore a 62 anni, subendo però una penalizzazione percentuale per ogni anno di anticipo, oppure il ricalcolo contributivo dell’assegno;
  • la pensione quota 100 posticipata, con 64 anni di età e 36 anni di contributi.

È inoltre allo studio la possibilità di anticipare la pensione di vecchiaia a 62 anni, prevedendo un taglio dell’assegno dal 2,8% al 3% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Della quota 41 e di tutte le proposte avanzate si discuterà, comunque, nell’incontro tra Governo e sindacati in programma per il 16 settembre 2020.



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