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Spetta il mantenimento al figlio con un lavoro a tempo determinato?

15 Settembre 2020
Spetta il mantenimento al figlio con un lavoro a tempo determinato?

Lavoro a termine: il figlio precario ha diritto agli alimenti se non riesce a mantenersi?

Nelle aule giudiziarie non c’è giorno che non si scontrino gli interessi economici tra ex coniugi, anche quando hanno ad oggetto il mantenimento dei figli. Con riferimento a questi ultimi, spesso ci si chiede fino a quando si debbano versare gli alimenti. È noto infatti che tale diritto non si perde con i diciotto anni, ma solo con il raggiungimento dell’indipendenza economica. Non tutti, però, acquistano l’autosufficienza dall’oggi al domani e, prima di questo agognato momento, la carriera è costellata di attività occasionali di vario tipo: dai tirocini alla formazione, dall’apprendistato ai contratti a termine.

Proprio con riferimento ai contratti a termine, si è di recente espressa la Cassazione rispondendo a un interessante e alquanto comune quesito: spetta il mantenimento al figlio con un lavoro a tempo determinato?

Immaginiamo un ragazzo che abbia ottenuto, da un’azienda, un contratto di lavoro come dipendente con scadenza ad un anno dalla stipula. Si tratta peraltro di un contratto part-time. Lo stipendio è di poche centinaia di euro. Il padre, venuto a sapere della notizia, presenta in tribunale un ricorso per chiedere al giudice la revisione delle condizioni di divorzio dall’ex moglie; il suo scopo è ottenere l’annullamento dell’obbligo di mantenimento nei confronti del figlio neo-lavoratore. Come potrebbe decidere il magistrato in una situazione del genere?

Valutare il tenore di vita

La prima cosa che il giudice valuterà, dinanzi alla richiesta di annullamento dell’assegno di mantenimento per il figlio, è il tenore di vita goduto dai genitori. Padre e madre, infatti, devono garantire alla prole non solo lo stretto necessario per mantenersi, ma un importo proporzionato alle loro condizioni economiche. In termini pratici, tanto più è benestante il padre, tanto maggiore sarà l’assegno che questi dovrà versare all’ex moglie per il figlio.

Valutare l’autosufficienza economica

Nel momento in cui il figlio raggiunge l’indipendenza economica, si spezza il legame che lo lega ai genitori. Sicché, questi ultimi non saranno più tenuti a garantirgli gli alimenti.

L’autosufficienza economica non significa necessariamente svolgere il lavoro per il quale il figlio ha studiato ed a cui ha sempre ambito; essa implica l’autosufficienza sul piano finanziario. Quindi, un giovane che abbia studiato per diventare libero professionista ma che ottenga un posto a tempo indeterminato come cameriere in un ristorante, potrebbe perdere l’assegno di mantenimento.

Una volta raggiunta l’indipendenza economica, il figlio perde definitivamente il diritto al mantenimento, anche se dovesse perdere tale autonomia in un momento successivo. Quindi, in caso di un licenziamento, anche poco dopo l’assunzione, il giovane non potrebbe più bussare alla porta del padre e della madre.

Valutare la stabilità economica

Se anche non è necessario che il figlio abbia un lavoro a tempo indeterminato, il giudice può comunque valutare quanto stabile sia l’impiego per poter decretare l’annullamento dell’assegno di mantenimento. Una cosa è un contratto a termine che viene annualmente rinnovato, un’altra è un contratto con scadenza di un solo mese per rimpiazzare un lavoratore momentaneamente assente.

Si deve mantenere il figlio con contratto a tempo determinato?

Volendo tirare le somme di quanto sinora affermato, possiamo dire che non esiste una risposta univoca al quesito in oggetto: tutto dipende dal caso concreto, dalla natura del contratto, dall’entità dello stipendio, dal tenore di vita dei genitori. Potrebbe ben essere dunque che il padre resti vincolato a versare l’assegno di mantenimento al figlio nonostante questi abbia un lavoro a termine così come se non lo avesse. In generale, però, il precariato viene sempre valutato con una certa prudenza: è noto, infatti, che in esso non vi è alcuna garanzia di stabilità economica.

Di qui, il principio enucleato dalla Cassazione: per poter valutare la cancellazione dell’obbligo di mantenimento nei conforti del figlio con un contratto a termine, bisogna verificare se questi ha davvero raggiunto la piena autonomia economica, cosa che si evince innanzitutto dall’entità delle buste paga, dall’eventuale residenza (se presso la casa materna o se, invece, già con una propria abitazione), dalla natura e dal compenso del rapporto lavorativo.


note

[1] Cass. ord. n. 19077/20 del 14.09.2020.


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