Coronavirus: la positività si può capire dalla voce

15 Settembre 2020
Coronavirus: la positività si può capire dalla voce

Intelligenza artificiale al servizio della scienza. Il progetto pilota per applicare una metodologia innovativa – eppure già utilizzata, in altre forme – alla rilevazione del Covid.

Analizzare la voce per capire se un paziente ha contratto l’infezione da Sars-CoV-2: il Coronavirus. È la nuova frontiera degli studi sulla rilevazione del Covid, ambiziosa mission di un progetto pilota che sta già dando buoni risultati ai test preliminari.

Se ne sta occupando Giovanni Saggio, professore di Ingegneria elettronica all’Università di Roma Tor Vergata: ha avviato un progetto pilota con lo spinoff dell’Università Voicewise e alcuni ospedali per studiare i biomarcatori della voce con attrezzature elettroniche, a marchio Huawei. L’obiettivo è capire se il modo in cui parliamo può essere rivelatore di un’eventuale presenza del virus.

Non solo: secondo lo studioso e i suoi colleghi potrebbe essere possibile anche avere altre informazioni dalla voce di un paziente, come il livello di gravità dell’infezione, rendendola un parametro affidabile per monitorare il decorso della malattia e la funzionalità dei farmaci che si stanno assumendo per contrastarla.

Una metodologia nuova e antica al tempo stesso, basti pensare al tradizionale stetoscopio per auscultare i polmoni. Secondo Saggio, intervistato dal Sole 24 Ore, «attraverso l’analisi della voce e della tosse riusciamo a ricavare fino a 6.300 parametri». E infatti, spiega il professore, questo strumento si è rivelato già utile nella diagnosi di molte altre malattie, come Parkinson, disfonia, Sla, patologie cardiache e diabete, distinguendo addirittura se di tipo 1 o 2.

Il test è semplice. A chi vi si sottopone viene mostrato il funzionamento di un’app, in cui registrare la sua voce. Basta ripetere un paio di proverbi, i giorni della settimana e tre colpi di tosse.

Saggio ritiene che i risultati siano accurati e precisi in oltre il 90% delle rilevazioni. Nell’ambito del progetto pilota la voce di pazienti Covid positivi è stata confrontata con volontari negativi all’infezione. Dal test è emerso che nei guariti i parametri della voce non erano ancora tornati normali. «Non avevano ancora riacquistato completamente l’odorato – spiega Saggio al quotidiano di Confindustria – oppure il riconoscimento dei sapori, e l’algoritmo è stato capace di individuare questa alterazione. Non solo. Due casi negativi al tampone sono risultati positivi all’algoritmo e, siccome a giudizio dei medici avevano qualche sintomo riconducibile al Covid-19, sono stati sottoposti al test sierologico che ha confermato la positività».

Troppo presto per dire se il sistema potrà mai sostituire la rilevazione tramite tampone: anche fosse non è una prospettiva attuabile nel breve periodo. Certamente, può rappresentare uno strumento in più, specie, come dimostra l’esempio appena citato, nei casi dubbi.



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