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Indegnità a succedere per testamento falso

15 Settembre 2020
Indegnità a succedere per testamento falso

La formazione o l’uso consapevole di un testamento falso è causa di indegnità a succedere se non si fornisce la prova di non aver inteso offendere la volontà del de cuius e comunque che il de cuius vi aveva consentito. 

Chi falsifica un testamento può incorrere non soltanto in un reato, e quindi in un processo penale, ma anche nel rischio di non essere considerato all’altezza di essere erede. Il nostro ordinamento prevede, infatti, un istituto chiamato «indegnità a succedere». Sostanzialmente, colui che si macchia di una colpa grave nei confronti della persona che ha redatto il testamento, viene escluso dalla possibilità di succedergli/le e, quindi, di ereditare da lui/lei.

Può essere, per esempio, un modo per escludere dall’eredità i propri parenti facendo loro causa, ovviamente purché ricorrano le circostanze illustrate dal Codice civile, che un giudice convalidi attraverso una sentenza. Tra queste, è menzionata anche l’indegnità a succedere per testamento falso, argomento in cui oggi cercheremo di entrare un po’ più nello specifico, facendoci aiutare dalla giurisprudenza. Iniziamo subito.

Cos’è l’indegnità a succedere? 

Tecnicamente, l’indegnità a succedere è una sanzione prevista dal nostro Codice civile. Una causa di esclusione o rimozione dall’eredità a seguito di fatti gravi. Muove dall’assunto che sarebbe ingiusto e immorale «premiare» qualcuno che si è macchiato di comportamenti particolarmente gravi con un’eredità, per giunta proveniente dalla persona vittima di questi comportamenti.

Non scatta automaticamente, all’atto di una delle condotte che elencheremo ma, come anticipavamo sopra, va dichiarata attraverso una sentenza. Un giudice civile deve sostanzialmente mettere per iscritto che il parente X è indegno di succedere al defunto Y. La sentenza produce effetti anche retroattivi e questo vuol dire che ha conseguenze dirette anche su colui o colei che hanno già percepito dei vantaggi patrimoniali a partire dall’apertura della successione: dovranno restituirli, proprio perché la sentenza di indegnità a succedere implica l’essere dichiarati non meritevoli di tali vantaggi.

Per pronunciare una sentenza di questo tipo, come dicevamo, dev’essere stato assunto un comportamento grave nei confronti di chi ha redatto il testamento [1].

In particolare, può essere dichiarato indegno:

  • chi ha ucciso volontariamente o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o anche il coniuge, un discendente o un ascendente;
  • chi ha commesso, a danno di una di queste persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  • chi ha denunciato una di queste persone per un reato che può essere punito con l’ergastolo o con la reclusione per non meno di tre anni, se la denuncia è stata dichiarata calunniosa in un processo penale; oppure ha testimoniato falsamente contro queste persone;
  • chi è stato dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta e non è stato reintegrato nella potestà alla data di apertura della successione;
  • chi ha spinto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o l’ha impedita;
  • chi ha soppresso, nascosto o alterato il testamento (valido) dal quale la successione sarebbe stata regolata;
  • chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto uso consapevole (salvo dimostri che il contenuto del testamento corrispondeva alla volontà del defunto e che questi aveva consentito alla compilazione della scheda da parte di lui nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo).

Che si intende per testamento falso? 

Esistono diverse modalità di falsificazione di un testamento. Si può, per esempio, crearne uno e attribuirlo a un nostro parente che, in realtà, non l’ha mai scritto, nel senso che non ha mai prodotto alcun testamento. Questo, ovviamente, al fine di disporre di un documento che possa procurarci dei vantaggi patrimoniali.

L’alternativa è creare un altro testamento oltre a quello realmente esistente. Magari identico e con l’aggiunta di qualche cruciale dettaglio. E soprattutto con una data successiva a quella del testamento originale: particolare fondamentale, perché prevarrebbe naturalmente il secondo testamento, in quanto più nuovo e, quindi, si presume più aderente alle volontà di chi l’ha redatto.

In entrambi i casi, la falsificazione del testamento è considerata reato. Non importa che il falso in scrittura privata sia stato cancellato dal nostro Codice a seguito di depenalizzazione. Esiste una fattispecie apposita, chiamata falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito [2].

Il caso concreto 

Qui vi proponiamo il caso di una persona inizialmente ritenuta degna di succedere al parente defunto e poi esclusa. L’uomo era accusato dai familiari di aver falsificato il testamento della moglie morta, aggiungendo lui la data e la firma. Un «falso innocuo», per il tribunale, che come tale non comportava l’indegnità a succedere, ma Corte d’Appello e Cassazione [3] non sono stati d’accordo con la prima sentenza.

In tal caso, il testamento della donna non era valido a prescindere dalla falsificazione: la donna non l’aveva firmato. Il tribunale, perciò, sosteneva che il marito potesse rientrare a pieno titolo tra gli eredi: anche qualora avesse davvero alterato il testamento della moglie, il problema non si pone dal momento che parliamo di un documento in partenza non valido.

Sbagliato, dicono i giudici della Suprema Corte. Proprio perché il testamento non era valido, infatti, l’uomo non poteva essere accusato di essersi macchiato della penultima circostanza grave che abbiamo elencato prima, ovvero di aver nascosto o alterato il testamento (valido) dal quale la successione sarebbe stata regolata, perché quel documento privo di valore non avrebbe potuto regolare alcuna successione. Lo si può però accusare di aver formato un testamento falso facendone un uso consapevole. E per formare un testamento falso basta anche l’aggiunta di un elemento non autentico perché non inserito/voluto dal testatore.

La Corte conclude, quindi, che «la formazione o l’uso consapevole di un testamento falso è causa d’indegnità a succedere se colui che viene a trovarsi nella posizione d’indegno non provi di non aver inteso offendere la volontà del de cuius perché il contenuto della disposizione corrisponde a tale volontà e il de cuius aveva acconsentito alla compilazione della scheda da parte dello stesso nell’eventualità che non fosse riuscito a farla di persona ovvero che il de cuius aveva la ferma intenzione di provvedervi per evitare la successione ab intestato».


note

[1] Art 463 c.c.;

[2] Art. 491 c.p.;

[3] Cass. civ. ord. n. 19045 del 14/09/2020;


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