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Cosa sono i Npl, non performing loans

15 Settembre 2020 | Autore:
Cosa sono i Npl, non performing loans

I crediti deteriorati visti dal privato e dalla banca: come classificarli e gestirli e perché sono importanti.

C’è un’espressione che conoscono quasi solo gli addetti ai lavori ma che ora, complice la crisi economica provocata dalla pandemia, si sta estendendo a imprenditori, professionisti e privati che chiedono somme a prestito o ottengono mutui. Si tratta dei non performing loans, riassunti dall’acronimo Npl. Il termine è anglosassone perché è stato inventato negli Stati Uniti d’America e sta a definire, letteralmente, i crediti non performanti. Dietro questo benevolo eufemismo si nasconde una realtà ben più grave: la difficoltà o la vera e propria impossibilità di rimborsare i finanziamenti ricevuti.

Quando il fenomeno si verifica su larga scala, come sembra profilarsi oggi (leggi l’articolo “In arrivo una crisi economica più grave del 2008“), il problema non è più solo di chi non riesce più a pagare le rate del mutuo o del prestito ma diventa delle banche, che devono farsi carico di questa sofferenza. Ciò che prevedevano essere un attivo, un valore su cui contare, diventa una perdita, da riportare in bilancio. E a volte questo succede improvvisamente, quando l’incapacità del debitore a rimborsare diventa conclamata e si rivela in modo evidente.

Inoltre, se questa situazione si estende, in conseguenza di una recessione o di una vera e propria crisi, tutte le banche soffrono e ciò si ripercuote sull’intero sistema finanziario, economico e produttivo nazionale o addirittura mondiale, come è avvenuto con la crisi del 2008 che fu innescata proprio dalla presenza di troppi Npl nei portafogli delle banche e che si sono rivelati carta straccia. È utile quindi capire cosa sono i Npl, i non performing loans che sono capaci di avere un impatto così potente sui sistemi economici di interi Stati.

Se invece sei tu stesso un debitore, hai la necessità di capire come la banca considera e rivaluta periodicamente il suo credito e conseguentemente il giudizio che dà su di te: quella valutazione si ripercuote direttamente sulla tua affidabilità e reputazione economica, un po’ come il voto negativo in condotta mette in cattiva luce l’intero andamento scolastico di uno studente.

Npl – non performing loans: definizione

La somma che ricevi in prestito dalla banca per te è un debito, per la banca è un credito. Se il debitore a un certo punto non riesce più a rimborsare le rate e la situazione diventa cronica, questo significa, dal lato dell’istituto che ha concesso il finanziamento, un deterioramento del credito. Quello che doveva essere un guadagno, una posta attiva su cui contare, diventa una perdita.

I non performing loans, o Npl, sono appunto tutti quei crediti di vario tipo (mutui, finanziamenti e prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare, in tutto o in parte. Dal punto di vista delle banche, questo significa che per loro la riscossione di quei crediti, che inizialmente era considerata certa o molto probabile, diventa incerta e dunque rischiosa (quanto sia pericolosa e per chi lo vedremo tra poco). Sono diventati “non performanti”, cioè non più fonte di guadagno, ed ora sono crediti deteriorati, come i prodotti alimentari scaduti o andati a male.

In estrema sintesi – ma tra poco esamineremo la loro esatta classificazione – gli Npl sono il coacervo di quei crediti diventati inesigibili – non da un punto di vista giuridico bensì sotto l’aspetto materiale e concreto – e che perciò difficilmente potranno essere riscossi in futuro. Per gli istituti finanziari concedenti potrebbero, con alta probabilità, diventare soldi definitivamente persi (ma non lo sono o almeno non del tutto: di seguito, ti spieghiamo cosa succede in questi casi).

I motivi del mancato e puntuale pagamento di un debito alle scadenze previste (come il piano di ammortamento di un mutuo) possono essere diversi: difficoltà economiche o finanziarie delle persone o delle imprese cui i prestiti erano stati concessi, eventi gravi e imprevisti, improvvise crisi di liquidità o anche la semplice cattiva volontà dei debitori – quando ad esempio eludono le scadenze e a volte usano mezzi fraudolenti per far sparire i propri beni – e così omettono di ripagare quanto avevano ricevuto.

Npl – non performing loans: classificazione

Siccome le situazioni non sono tutte uguali, esiste una classificazione in categorie degli Npl, che si basa sulle diverse probabilità di recuperare il credito e sui tempi in cui ciò appare possibile. È quindi una valutazione di stima, che si basa sia sul tipo del credito concesso sia sulla situazione del debitore come appare alla banca tenuto conto di tutti gli elementi.

In particolare, ci sono tre categorie, più una speciale, legate a questa scala di rischio, che ora ti esponiamo ordinata dalla meno grave alla più grave:

  • gli incagli, che consistono nei prestiti erogati a soggetti che si trovano in difficoltà considerate temporanee (come quelle di chi momentaneamente non riesce a pagare qualche rata); quindi il recupero del credito appare ritardato, ma possibile;
  • le esposizioni ristrutturate, quando le condizioni originarie del finanziamento sono state riviste e modificate (ad esempio dilazionando le successive scadenze o abbassando gli importi delle rate future) a causa delle difficoltà del debitore;
  • le sofferenze vere e proprie, definite dalla Banca d’Italia come quei crediti dei quali non è più certa la riscossione, a causa dello stato di insolvenza manifestato dal debitore. Sono gli Npl in senso stretto, mentre gli altri due tipi vi rientrano in senso lato.

La categoria speciale e residuale contiene, invece, le esposizioni scadute o sconfinanti, che hanno ecceduto i limiti di affidamento previsti (di solito 90 o 180 giorni) e sulle quali si constata soltanto la scadenza o lo sconfinamento senza esprimere un giudizio prospettico sul futuro; c’è ancora fiducia nella possibilità di rientro e recupero del debitore.

Npl – non performing loans: conseguenze

Cosa fare quando un debitore non ti restituisce più una somma che gli avevi prestato e ti dice che è impossibilitato a farlo? È questo il problema delle banche, le quali però hanno a disposizione alcune possibilità in più rispetto ai privati per risolvere la situazione.

La banca potrà evitare di tenersi la perdita se riesce a cedere il credito deteriorato ad altri soggetti, così allontanando da sé le conseguenze negative della mancata restituzione del prestito. È ciò che normalmente avviene nella pratica. Appena possono, gli istituti creditizi cercano di liberarsi degli Npl, soprattutto quando superano un certo limite e diventano gravosi da gestire.

Intanto, però, la banca dovrà procedere a iscrivere e trattare il finanziamento diventato non performante come tale, secondo la specifica disciplina stabilita per gli Npl. Esistono appositi criteri, normativi e contabili, per il trattamento di queste poste di bilancio, e anche a livello finanziario la banca dovrà effettuare una ricopertura (cioè, inserire altre somme al posto di quelle considerate perse) per evitare l’aggravamento della propria posizione.

Ma per noi è più interessante vedere cosa succede al credito in seguito a tutto ciò e soprattutto cosa accade al debitore, che continua a rimanere tale e dunque obbligato a pagare, a prescindere dalla classificazione del suo credito e dal soggetto che lo detiene.

Npl – non performing loans: il mercato

Ci sono categorie di soggetti autorizzati dalla legge [1] a comprare, rivendere e gestire gli Npl. Esiste cioè un mercato dei crediti deteriorati, utile alle banche che vogliono liberarsene ma anche per chi intende acquistarli a prezzi scontati contando sulle successive possibilità di recupero, considerate non pari a zero.

Questo avviene perché tali soggetti – come i fondi finanziari specializzati e le società di recupero crediti – una volta divenuti titolari della posizione possono rivolgersi ai debitori per tentare di riscuotere le somme. Normalmente questo avverrà attraverso trattative e accordi diretti (con lettere, email, telefonate e incontri) oppure seguendo la via giudiziaria al posto del debitore ceduto. In ogni caso, l’istituto che aveva concesso il finanziamento, una volta venduto il suo Npl, esce di scena e non parteciperà più alle vicende successive.

Così le società di recupero solitamente comprano a prezzi di realizzo, con sconti consistenti, interi e grossi pacchetti di Npl, dopo che le banche li hanno classificati come tali. Il valore del credito nominalmente rimane lo stesso, ma il prezzo diminuisce: un mutuo di 100mila euro potrà essere rivenduto a molto meno dagli istituti di credito agli operatori autorizzati ad operare sul mercato degli Npl, che li acquistano con intenti speculativi.

In tali casi, il debitore ceduto non parteciperà a questo contratto di vendita, ma sarà avvisato successivamente dell’avvenuta cessione e questo è necessario affinché la società acquirente possa avviare le iniziative di recupero giudiziale o stragiudiziale del credito di cui è divenuta proprietaria.

Da quel momento in poi, il debitore interloquirà con la società di recupero, che essendo specializzata in queste attività è in grado di fotografare la sua situazione: esaminerà la sua posizione finanziaria e debitoria, controllerà la sua solvibilità accedendo a banche dati come la Centrale Rischi, valuterà la consistenza delle eventuali garanzie immobiliari (la casa acquistata col mutuo, il capannone industriale, ecc.).

Così quando il funzionario della società di recupero si rivolgerà al debitore sarà forte di tutte queste informazioni acquisite, oltre che dell’esperienza nel settore delle procedure esecutive. Questa analisi approfondita della posizione debitoria potrebbe andare a vantaggio del debitore stesso, se la società di recupero si renderà conto che in determinati casi è più proficuo avviare una trattativa e raggiungere una transazione anziché percorrere la lunga e difficoltosa via del recupero coattivo giudiziale. In questi casi è opportuno che il debitore si faccia assistere da un avvocato per i contatti con la società di recupero e gli accordi da stabilire.


note

[1] Art. 115 T.U.L.P.S. e Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze 2 aprile 2015, n. 53.


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