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Le leggi più assurde in Italia

15 Settembre 2020
Le leggi più assurde in Italia

Quali sono le leggi più incredibili in Italia: dalle questioni tra marito e moglie alle tasse più assurde, dalle regole sul Codice della strada a quelle sul lavoro. 

Si dice che l’Italia è uno Stato in cui le leggi sono assurde o comunque a vantaggio dei soli ricchi. Se è vero che le leggi possono sempre essere migliorate dai successivi interventi del Parlamento, in realtà ad essere sbagliate non sono tanto le norme (che per loro natura sono generali e astratte) quanto lo è l’interpretazione che di esse si fa nelle aule dei tribunali. Tale circostanza è aggravata peraltro dal fatto che ogni giudice può avere la propria interpretazione del diritto, diversa dagli altri suoi colleghi. Tutto ciò mina la certezza del diritto e pregiudica la possibilità di un sereno ricorso alla giustizia. 

Dico sempre che il “tribunale è come l’ospedale: sai come entri ma non sai come e quando ne esci”. E il più delle volte, ne esci con le ossa rotte per via dei tempi estenuanti e dei costi proibitivi. Ecco perché – ed a ragione – si dice che la giustizia è solo dei ricchi. 

È vero che esiste il gratuito patrocinio ma questo va a vantaggio solo di chi ha un reddito di poco inferiore a mille euro al mese. Se sgarri di un solo euro rispetto al limite devi pagare, di tasca tua, tutto il costo del processo. Non è previsto quindi un meccanismo scalare che aumenta il prezzo dell’accesso alla giustizia all’aumentare del reddito del cittadino. E questo è già un primo esempio di leggi assurde ed ingiuste in Italia. Quante altre ce ne sono? 

Trovare le norme perfettibili è un compito che richiederebbe l’intervento di un pool di esperti che tengano conto di numerose circostanze e variabili, non solo reddituali, ma anche geografiche. 

In questo breve articolo voglio tuttavia parlarvi di quelle che sono le norme più stravaganti o comunque più odiate dagli italiani. Quelle cioè di cui il popolo farebbe volentieri a meno e delle quali non vede l’ora di sbarazzarsi. 

Come si cancella una legge?

Vediamo innanzitutto come si cancella una legge. Le norme del diritto non hanno, di solito, un termine di scadenza e restano in vigore in eterno, almeno finché una nuova norma non le modifichi o le cancelli. 

Solo eccezionalmente vengono previsti dei termini di efficacia di una legge, scaduti i quali la stessa viene automaticamente eliminata dall’ordinamento senza bisogno dell’intervento di una nuova legge. Succede, ad esempio, con i bonus fiscali o con i benefici previdenziali che, a volte, hanno valore solo per alcuni anni, limitatamente a congiunture economiche particolari.

Per cancellare una legge, però, è di norma necessario l’intervento del Parlamento o del Governo: uno dei due organi deve cioè adottare una norma che abroghi la precedente. L’abrogazione può derivare da una nuova disciplina dell’intera materia o dalla semplice cancellazione della precedente norma.

Attenzione: il fatto che la cittadinanza non rispetti mai una legge non ne implica la cancellazione. Una vecchia norma che nessuno ha mai fatto osservare non deve solo per questo ritenersi non più operante.

Dunque, le leggi, per quanto assurde, vanno ugualmente rispettate. 

Le multe stradali

Veniamo ora alle leggi più odiate. Le multe stradali sono la classica medicina che bisogna mandare giù per un fine superiore: la nostra stessa sicurezza e quella dei nostri figli. A nessuno piace dover pagare una contravvenzione e ci lamentiamo puntualmente della loro esosità. Ma quando si tratta poi di rivendicare un risarcimento per l’altrui comportamento imprudente siamo pronti a battagliare fino in Cassazione.

In merito alle multe, però, è da più parti contestato il sistema italiano che stabilisce degli importi fissi per tutti gli automobilisti, a prescindere dal loro reddito. Questo però finisce per rendere meno efficace la sanzione – e quindi il rispetto del Codice della strada – da parte di chi è più ricco e non sente il peso di qualche decina di euro. Così, la presenza di un autovelox può ben dissuadere il proprietario di un’auto utilitaria ma non tanto chi guida una Ferrari, il cui costo per la sola benzina è di certo superiore a qualsiasi contravvenzione.

Si è così più volte parlato di prevedere delle sanzioni proporzionate non solo alla gravità dell’infrazione ma anche al reddito del trasgressore. 

Nel frattempo, il legislatore ha pensato di usare la leva dei punti della patente, che dovrebbero dissuadere anche i più ricchi dal commettere le violazioni.

Mantenimento dell’ex moglie

Altra norma da più parti considerata assurda è l’obbligo di dover mantenere il proprio ex coniuge in caso di divorzio. Obbligo che viene quantificato dal giudice, caso per caso, secondo valutazioni da fare in base ad una serie di parametri tra cui la diversità del reddito e la durata del matrimonio. 

In Italia, sono vietati i patti prematrimoniali: moglie e marito non possono cioè stabilire, prima di sposarsi, quali saranno gli impegni dell’uno o dell’altro in caso di separazione. E tutto ciò rende il matrimonio un terno al lotto. Questo non fa peraltro che inflazionare le aule dei tribunali, sempre alle prese con gli eterni conflitti tra ex coniugi per la determinazione e l’aggiornamento degli alimenti. 

Se invece si desse la possibilità alle persone di accordarsi in anticipo, prima cioè di salire sull’altare, ciascuno di noi conoscerebbe i rischi a cui va incontro e non ci sarebbero tante contestazioni successive. I tribunali si sfoltirebbero di controversie e ne avremmo tutti un giovamento in termini di spesa pubblica. A chi interessa mantenere in vita questo sistema così conflittuale?

Per mettere una pezza, la Cassazione ha di recente stabilito che il mantenimento all’ex non deve costituire una rendita parassitaria ma spetta solo quando vi siano ragioni meritevoli di tutela come una persona ormai di mezza età che non può più lavorare o malata tanto da aver perso la capacità lavorativa. 

Tasse ingiuste

Sul fronte delle tasse, abbiamo tanti esempi di leggi ingiuste. Una di queste è l’imposta sulle successioni, che peraltro interviene in un momento di particolare sofferenza. Se è vero che il reddito deve essere tassato una sola volta, non c’è ragione di prevedere una seconda tassazione solo perché passa di mano da un soggetto a un altro. 

Si pensi poi al caso di una persona che riceve lo stipendio già al netto delle tasse per poi subire una seconda tassazione sia che lo spenda (con le imposte indirette), sia che lo conservi in banca (con le imposte sui conti correnti).

Di esempi di tasse assurde ne abbiamo tanti. Si pensi, ad esempio, al bollo auto, ossia l’imposta sui veicoli a motore, anche quelli necessari alla famiglia. L’auto non è più un oggetto di lusso, ma un bene di primaria importanza come la casa; ma per quest’ultima sono previsti una serie di benefici che non sussistono invece per le vetture. Così non paghiamo la tassa sulla prima casa, ma versiamo il bollo auto sulla prima autovettura. 

La stessa disparità sussiste anche per il divieto di pignoramento che, limitatamente ai debiti con il Fisco, si estende alla prima casa ma non vale invece per la prima auto.

Lo stesso dicasi per il canone Rai che in realtà è l’imposta sul possesso di una televisione. Anche la Tv non è più un bene di lusso ma uno strumento necessario per esercitare diritti costituzionali come la libertà di pensiero, di informazione e di espressione. Lo Stato però non rinuncia al suo balzello, giustificandolo come sostegno alla Rai. Eppure, quest’ultima è ormai un’azienda vera e propria, che sopravvive grazie alla pubblicità, al pari delle reti private. Peraltro, l’esistenza di un tributo a carico dei contribuenti finisce anche per realizzare una concorrenza sleale verso le altre emittenti televisive.

Un’altra tassa assurda è quella sui rendimenti dei titoli di Stato come Bot e Btp. “Assurda” perché il contribuente che acquista titoli di Stato sta facendo, in realtà, il bene del Paese, anticipando dei soldi all’Erario affinché questi possa far fronte alla spesa pubblica. Lo Stato ingordo, però, prende due volte: una prima a titolo di prestito e una seconda a titolo di imposte. 

L’assegno di disoccupazione

Oggi, la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione, viene concesso non solo a chi perde involontariamente il lavoro ma anche a chi fa di tutto per farsi licenziare come nel caso di chi finge una malattia, non si reca più al lavoro o ruba. Insomma, in un unico calderone vengono messi sia i buoni che i cattivi, chi è in buona fede e chi è in malafede. Un ragionamento più appropriato imporrebbe invece di dare la Naspi solo a chi perde il posto per ragioni estranee agli illeciti disciplinari. Ma così al momento non è un bonus in più, di certo è importante per scopi elettorali.

Vietato il finestrino auto aperto

Non tutti sono a conoscenza del fatto che, in Italia, se la polizia ti becca a lasciare l’auto parcheggiata con il finestrino aperto ti può fare una multa. Questo perché si tratterebbe di istigazione al furto. 

Il Codice della strada in particolare stabilisce che, durante la sosta, il conducente deve adottare le opportune cautele atte ad evitare l’uso del veicolo senza il suo consenso. Altrimenti scatta una multa da 41 a 168 euro.

Come dire: è da giustificare il ladro qualora il proprietario gli agevoli il compito.

Altre leggi stupide

L’articolo 121 del Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza del 1931 stabilisce: «È vietato il mestiere del ciarlatano». Eppure, oggi, siamo pieni di maghi e sedicenti medici. Come mai lo Stato non interviene? Secondo la Cassazione, i maghi hanno un loro perché: aiutano quel bisogno di mistero e di speranza che c’è in ogni persona. 

Esistono poi tantissime norme approvate dai singoli Comuni e dalle Regioni che rasentano la follia. Come quelle che vietano di mangiare in riva al mare o di camminare per strada in sandali o di dare da mangiare ai piccioni. 

Quante altre leggi sceme conoscete? Scrivetelo nei commenti.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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