Diritto e Fisco | Articoli

Licenziamento per certificato medico in ritardo

16 Settembre 2020 | Autore:
Licenziamento per certificato medico in ritardo

Quando l’invio tardivo è considerato assenza ingiustificata e può costare il posto di lavoro. Cosa fare per accertare la malattia ed evitare le sanzioni.

Le assenze dal lavoro possono costare care. Se risultano ingiustificate può scattare il licenziamento. E questo accade quando si ritarda troppo l’invio dei certificati medici di malattia. Insomma, si rischia il posto. Perciò, bisogna stare molto attenti e conoscere bene le norme in materia: la disciplina delle assenze per malattia, la necessità del certificato medico per attestarle e i tempi e le modalità di invio del documento.

Da qui saprai cosa fare in caso di malattia, quando sei legittimato ad assentarti dal lavoro, come devi comunicarlo e, dunque, potrai capire quando si applica la sanzione del licenziamento per certificato medico in ritardo.

La normativa in materia è precisa e rigida nel fissare gli adempimenti necessari ed i termini perentori da rispettare; di conseguenza, l’orientamento espresso dalla giurisprudenza è piuttosto severo quando, come vedremo esaminando gli esempi, qualche lavoratore omette o ritarda le comunicazioni previste e così gli viene intimato il licenziamento.

Malattia e assenza dal lavoro: cosa fare

Se ti ammali, dovrai munirti del certificato di malattia rilasciato dal tuo medico curante, che provvederà anche a trasmetterlo in via telematica all’Inps. Questo documento serve proprio a giustificare la tua assenza dal lavoro durante il periodo di inabilità lavorativa temporanea stabilito dal medico.

Dovresti anche preavvertire il tuo datore di lavoro dell’assenza, se ciò è previsto dal contratto di lavoro collettivo o individuale, in modo da consentirgli una diversa organizzazione mentre tu non ci sei per coprire l’ufficio, il negozio o per svolgere il turno previsto in fabbrica.

Ricorda di restare reperibile per l’eventuale visita fiscale del medico dell’Inps: le fasce orarie previste sono dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se sei un dipendente pubblico, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se sei un lavoratore del settore privato. Se non ti trovano in casa, rischi conseguenze disciplinari serie, fino al licenziamento.

Il certificato medico di malattia

Abbiamo appena visto che il certificato di malattia è indispensabile a giustificare l’assenza. Non è, però, necessario che sia il tuo medico di famiglia a rilasciarlo: in caso di necessità, potrà redigerlo, ad esempio, un altro medico curante (convenzionato con il Servizio sanitario nazionale) oppure il pronto soccorso o la guardia medica e sarà altrettanto valido.

Non è, invece, ammessa l’autocertificazione della malattia. Non puoi, cioè, sostituire il certificato rilasciato dal medico con una tua dichiarazione, neanche per “tamponare” la provvisoria mancanza del certificato medico che vorresti fare successivamente.

I tempi per munirsi del certificato medico di malattia sono stringenti. Devi ottenerlo il giorno stesso in cui ti ammali o, al più tardi, entro il giorno successivo a quello in cui si è verificata la prima assenza dal lavoro.

L’Inps riconosce l’indennità di malattia soltanto a decorrere dal giorno di rilascio del certificato (tranne che nel caso di visita domiciliare, dove il medico può indicare anche il giorno precedente); perciò, anche sotto il profilo economico, è bene averlo tempestivamente. Se il certificato non c’è, il datore potrà segnare i giorni non riconosciuti come assenza ingiustificata dal lavoro.

Entro quando va inviato il certificato di malattia?

Se ti ammali, devi recarti dal medico immediatamente o il giorno successivo a quello in cui avviene l’assenza per malattia. Dunque, al massimo, due giorni in tutto.

Solo nel caso di cure ricorrenti, come la dialisi o la chemioterapia, è possibile produrre all’inizio un unico certificato, che sarà valevole anche per i periodi successivi e fino al completamento del ciclo di trattamenti previsto.

Devi sapere che l’Inps, sulla base della normativa vigente, riconosce l’indennità di malattia soltanto dal giorno di rilascio del certificato: il medico non può giustificare giorni di assenza precedenti alla visita. Solo se il certificato è redatto a seguito di visita domiciliare, l’Inps riconosce anche il giorno feriale precedente al rilascio della certificazione, quando ciò è indicato dal medico. Per approfondire leggi anche l’articolo sul ritardo invio certificato malattia Inps.

Il datore di lavoro può segnare i giorni di malattia privi della copertura del certificato medico, e perciò non riconosciuti dall’Inps, come assenza ingiustificata. A questo punto, si rischiano anche le sanzioni disciplinari, fino al licenziamento.

Licenziamento per assenza ingiustificata

Abbiamo esaminato la procedura corretta da seguire in caso di assenze da lavoro per malattia e constatato l’indispensabilità del certificato medico. Ora, a seguito dell’assenza risultata ingiustificata per il mancato – o ritardato – invio del certificato medico, il datore potrà avviare la procedura di licenziamento disciplinare se ritiene che questo comportamento sia così grave da ledere definitivamente il necessario rapporto di fiducia con il suo dipendente.

Dunque, nella pratica, non basterà, ad esempio, il ritardo di un solo giorno a far scattare il licenziamento (cioè in determinati casi puoi presentare il certificato di malattia il giorno dopo), ma se la condotta è recidiva o se il ritardo è protratto sussisterà una giusta causa per la risoluzione definitiva del rapporto di lavoro.

È il caso delle “assenze a ripetizione“, che può costare molto caro perché consente di arrivare alla sanzione massima: anche la Cassazione ha di recente stabilito [1] la legittimità del licenziamento che era stato adottato nei confronti di una lavoratrice per numerose assenze ingiustificate, recidiva nello stesso comportamento.

Nel suo caso, le assenze dal lavoro erano state considerate ingiustificate non perché il certificato medico mancasse, ma perché era stato trasmesso con diversi giorni di ritardo e ciò si era verificato in più occasioni.

Non sono state accolte, quindi, le obiezioni del difensore, secondo cui era stato comunque certificato lo stato di malattia. Al contrario, la Cassazione ha stabilito il principio di diritto – dunque, valevole in casi simili – secondo cui «devono qualificarsi in termini di assenza ingiustificata i giorni di assenza risultati, solo a seguito del tardivo invio di certificazione medica, riconducibili ad uno stato di malattia».

Per approfondire leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Cass. sez. Lavoro, sent. n.18956/20 del 11 settembre 2020.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube