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Risarcimento infortunio in itinere: ultime sentenze

16 Settembre 2020
Risarcimento infortunio in itinere: ultime sentenze

Regole per ottenere il risarcimento per incidente stradale nel tragitto casa-lavoro.

Permesso per motivi familiari

Rientra nella nozione di infortunio in itinere, ed è in quanto tale indennizzabile, l’incidente mortale occorso al lavoratore nel tragitto da casa al luogo di lavoro al termine di un permesso per motivi familiari. La fruizione del permesso di lavoro per motivi personali non è, di per sé, circostanza idonea a interrompere il nesso eziologico con l’attività lavorativa. Ne deriva che l’infortunio ricade nella copertura assicurativa da parte dell’Inail, il quale non è legittimato a invocare l’esistenza di un “rischio elettivo” idoneo ad escludere la prestazione.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 8 settembre 2020 n. 18659

La rendita INAIL per l’inabilità permanente per l’infortunio “in itinere” al lavoratore, va detratto dal risarcimento dovuto dal terzo responsabile del fatto illecito

L’importo della rendita per l’inabilità permanente, corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore, va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subito e quello indennizzato.

Tribunale Bari sez. lav., 23/06/2020, n.1771

L’importo della rendita per l’inabilità permanente, corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore, va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subìto e quello indennizzato.

Tribunale Roma sez. XIII, 06/03/2020, n.4925 

Se il contratto di assicurazione copre gli infortuni in itinere, ma non li definisce, si rimanda alla legge

Deve essere confermata la decisione dei giudici di appello che nell’ambito di una controversia per il risarcimento occorso ad un assicurato hanno statuito che se il contratto copre gli infortuni in itinere, ma non li definisce, si deve dunque ritenere che con tale espressione le parti abbiano inteso fare riferimento al concetto di “infortunio in itinere” come previsto e disciplinato dal testo unico sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, e quindi all’art. 2 d.P.R. n. 1124/1965, come modificato dall’art. 12 d.lg. n. 38/2000. Alla stregua di tali norme non sussiste rischio in itinere quando il tragitto seguito dal lavoratore non sia necessitato, ma costituisca una “deviazione del tutto indipendente dal lavoro”.

Cassazione civile sez. VI, 25/02/2020, n.5119

Incidente in itinere: la valutazione del danno patrimoniale futuro

Il danno patrimoniale futuro, derivante da lesioni personali, va valutato su base prognostica ed il danneggiato può avvalersi anche di presunzioni semplici, sicché, provata la riduzione della capacità di lavoro specifica, se essa non rientra tra i postumi permanenti di piccola entità, è possibile presumere, salvo prova contraria, che anche la capacità di guadagno risulti ridotta nella sua proiezione futura – non necessariamente in modo proporzionale – qualora la vittima già svolga un’attività lavorativa. Tale presunzione, peraltro, copre solo l'”an” dell’esistenza del danno, mentre, ai fini della sua quantificazione, è onere del danneggiato dimostrare la contrazione dei suoi redditi dopo il sinistro, non potendo il giudice, in mancanza, esercitare il potere di cui all’art. 1226 c.c., perché esso riguarda solo la liquidazione del danno che non possa essere provato nel suo preciso ammontare, situazione che, di norma, non ricorre quando la vittima continui a lavorare e produrre reddito e, dunque, può dimostrare di quanto quest’ultimo sia diminuito.

Cassazione civile sez. III, 30/09/2019, n.24209

Imprenditore agricolo

In tema di tutela assicurativa dell’imprenditore agricolo in caso di infortunio in itinere, l’attività volta all’acquisto del materiale necessario all’impresa è connessa e complementare all’attività di quest’ultima, cui si ricollega sotto il profilo economico e funzionale, al pari del pagamento che, indipendentemente dal momento in cui è eseguito, è un atto essenziale e ineludibile dell’unica operazione commerciale finalizzata all’acquisizione del bene, sicché anche a esso si estende la suddetta tutela.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 17 febbraio 2017 n. 4277

Auto privata

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ai fini dell’indennizzabilità dell’infortunio “in itinere” anche in caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato deve aversi riguardo a criteri che individuino la legittimità o meno dell’uso del mezzo in questione secondo gli “standards” comportamentali esistenti nella società civile e rispondenti a esigenze tutelate dall’ordinamento, quali un più intenso legame con la comunità familiare e un rapporto con l’attività lavorativa diretto a una maggiore efficienza delle prestazioni non in contrasto con una riduzione del conflitto fra lavoro e tempo libero.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 13 aprile 2016 n. 7313

Partecipazione ad una riunione lavorativa e infortunio

La partecipazione di un lavoratore, ancorché in qualità di sindacalista e in permesso sindacale, a una riunione promossa dal datore di lavoro presso la propria sede, e avente a oggetto l’organizzazione dell’attività lavorativa, non può di certo ritenersi attinente a interessi diversi, estranei o immeritevoli di tutela rispetto a quelli presidiati dalla tutela assicurativa. Ne discende, pertanto, che deve ritenersi indennizzabile l’infortunio in itinere del quale sia stato vittima il lavoratore durante il viaggio di ritorno al cantiere dove egli alloggiava a seguito della riunione alla quale aveva partecipato mentre usufruiva di un permesso sindacale.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 luglio 2016 n. 13882

Redita vitalizia in favore del coniuge superstite del lavoratore vittima di un infortunio in itinere: anticipo che va detratto dal risarcimento

La rendita vitalizia in favore del coniuge superstite del lavoratore vittima di un infortunio “in itinere”, così come quella temporanea liquidata ai figli, assolve ad una funzione di “anticipo” del ristoro del danno da perdita degli apporti economici garantiti dal familiare deceduto e va, quindi, detratta dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, da parte del terzo responsabile del fatto illecito ai congiunti, i quali, di conseguenza, hanno diritto ad ottenere l’importo residuo, nel caso in cui il danno liquidato sia stato soltanto in parte coperto dalla predetta prestazione assicurativa, e non somme ulteriori.

Cassazione civile sez. III, 27/05/2019, n.14362



7 Commenti

  1. Proprio oggi, per andare al lavoro, ho preso la mia auto. Bloccato nel traffico come ogni mattina….Poi, un’altra auto proveniente da sinistra, non mi ha dato la precedenza, così si è schiantata contro il mio cofano. Non solo mi ha creato un bel danno alla carrozzeria, ma a causa del contraccolpo, dovrò indossare il collare…ho preso qualche giorno di malattia dal lavoro. Vi chiedo se in caso di incidente, visto che stavo andando al lavoro, posso avere un risarcimento?

    1. Secondo la Cassazione, solo con la prova del grave disagio rappresentato dai lunghi tempi di percorrenza per raggiungere la sede di lavoro coi mezzi pubblici il lavoratore riesce a spuntarla contro l’Inail e ottenere l’indennizzo per l’infortunio in itinere avvenuto con l’auto privata. L’infortunato deve provare (e la pianta della città depositata in giudizio non ha alcun valore, in quanto priva di autenticità) che l’uso del mezzo pubblico costituisce un disagio sicché si rende necessaria l’alternativa del mezzo privato (ad esempio quando il capolinea dell’autobus ferma a due chilometri dalla sede dell’azienda). La sezione lavoro ricorda che in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, «l’infortunio in itinere non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio automezzo al luogo di prestazione dell’attività lavorativa fuori sede, dal luogo della propria dimora, ove l’uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada».

    2. La Cassazione ha più volte chiarito che si può risarcire l’infortunio in itinere avvenuto con la propria auto solo se l’impiego di questa ha carattere di necessità ossia quando: mancano mezzi pubblici oppure esistono mezzi pubblici che però non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro, oppure sono eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore. Diverso è il discorso se l’incidente avviene in bicicletta. Per favorire l’uso di questo mezzo di locomozione, infatti, la legge prevede che l’infortunio in itinere in tale ipotesi viene sempre risarcito; il suo impiego è infatti equiparato a quello del mezzo pubblico o al percorso a piedi.
      Nell’ipotesi di uso di mezzo privato (compresa la bicicletta), sono esclusi dall’indennizzo gli infortuni direttamente causati: dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci; dall’uso di stupefacenti ed allucinogeni; dalla mancanza della prescritta abilitazione di guida.
      Dunque, se il lavoratore si reca al lavoro con il proprio mezzo di trasporto per mere esigenze di comodità o di risparmio di tempo, e in assenza di peculiari situazioni personali e/o familiari che lo giustifichino, non opera la copertura assicurativa da parte dell’Inail in caso di infortunio in itinere.
      Come farsi risarcire l’infortunio in itinere? Al verificarsi di un infortunio sul lavoro il lavoratore deve: avviare subito il datore di lavoro (anche in caso di infortunio di lieve entità). In mancanza di tale comunicazione e quando il datore di lavoro – non essendo venuto altrimenti a conoscenza dell’infortunio – non abbia fatto nei termini la prescritta denuncia, il lavoratore perde il diritto alle indennità di legge per i giorni antecedenti a quello in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell’infortunio; sottoporsi, salvo giustificato motivo, alle cure mediche e chirurgiche ritenute necessarie dall’Inail; fornire al datore di lavoro il numero identificativo del certificato medico, la data del suo rilascio e i giorni di prognosi indicati nel certificato stesso;
      rendersi reperibile per la visita fiscale nelle stesse fasce orarie di reperibilità.
      Il datore di lavoro deve denunciare all’INAIL, esclusivamente in via telematica, l’infortunio con prognosi superiore a 3 giorni, indipendentemente da ogni valutazione sulla sua indennizzabilità, entro: 2 giorni da quello di ricezione del certificato medico; 24 ore dall’evento in caso di morte o pericolo di morte.

  2. Salve. Vi racconto quello che mi è successo… In pratica, io vado sul posto di lavoro sempre in moto. Per me è molto più pratica dei mezzi pubblici, per cui dovrei perdere un sacco di tempo con le coincidenze e poi finirei per non arrivare in tempo. Ora, vorrei sapere se dovessi cadere dal mio motorino mentre sto andando al lavoro, in questo caso, chi mi risarcisce???

    1. L’Inail risarcisce il dipendente che si è fatto male solo se questi riesce a dimostrare la totale assenza di mezzi pubblici sulla tratta interessata, la possibilità di deviazioni rispetto al percorso abituale e le necessità domestiche o familiari che gli imponevano un rientro a casa nel più breve tempo possibile. Solo con tali dimostrazioni riuscirà ad ottenere il risarcimento. Diversamente, ritenendosi l’uso della moto non necessario, la caduta non verrà risarcita.

  3. Ho un po’ di domande. Voglio vederci chiaro sull’infortunio in itinere… Allora, mi spiegate esattamente cosa deve succedere affinché si parli di questo tipo di incidente? Dove deve verificarsi?Chi è che paga l’infortunio in itinere?

    1. L’infortunio in itinere altro non è che l’incidente stradale avvenuto al lavoratore dipendente che si rechi in azienda. È necessario che l’infortunio avvenga nel  «normale percorso»: di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro; che collega due luoghi di lavoro, quando il lavoratore ha più rapporti di lavoro; di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, in assenza della mensa aziendale. Il «normale percorso» è l’itinerario più breve dall’abitazione alla sede di lavoro.Attenzione a due particolari: il tragitto casa-lavoro si intende quello che parte non già dalla semplice residenza anagrafica, ma dalla dimora effettiva del dipendente, quella dove abitualmente vive e dorme; l’infortunio in itinere deve verificarsi nella pubblica strada o, comunque, non in luoghi di esclusiva o comune proprietà del lavoratore: è compresa nel percorso protetto quella particolare tipologia di strade condominiali che, aperte al traffico di un numero indeterminato di veicoli, presentano condizioni di rischio assimilabili a quelle pubbliche.L’infortunio in itinere viene equiparato in tutto all’infortunio sul luogo di lavoro. Pertanto la copertura è dell’Inail. L’Inail risarcisce i danni al dipendente sia che l’infortunio sia accaduto per mancanza di misure di sicurezza, sia che sia accaduto per un comportamento non diligente da parte del lavoratore. Quindi, se la responsabilità del sinistro è del dipendente questi viene ugualmente risarcito. In caso di infortunio in itinere, la pratica della malattia Inail viene attivata dal datore a seguito della ricezione del certificato medico rilasciato dal pronto soccorso.

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