Diritto e Fisco | Articoli

Pignoramento Agenzia Entrate all’estero

19 Settembre 2020
Pignoramento Agenzia Entrate all’estero

L’Agenzia delle Entrate può iniziare un procedimento di pignoramento di beni all’estero, in particolare nell’EU, di un cittadino italiano che ha dei debiti con il fisco tramite il decreto ingiuntivo europeo?

Il decreto ingiuntivo europeo è uno strumento processuale transfrontaliero previsto dal Regolamento (CE) n. 1896/2006 esclusivamente per i crediti di natura civile e commerciale; ne è espressamente esclusa l’applicabilità della procedura ingiuntiva per la materia fiscale e amministrativa.

L’art. 2 del citato regolamento prevede, infatti, espressamente che: “Il presente regolamento si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale, doganale ed amministrativa, né la responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell’esercizio di pubblici poteri («acta iure imperii»)”.

Dunque, tanto i crediti fiscali, quanto le sanzioni amministrative, non possono mai essere azionati mediante decreto ingiuntivo europeo.

Discorso a parte merita il recupero dei crediti tributari all’estero, mediante eventuali azioni esecutive sui beni mobili e immobili del debitore situati in un Paese diverso da quello in cui è sorto il debito fiscale. La materia in questione è oggetto di numerosi interventi normativi e regolamentari volti a consentire una collaborazione tra Stati, tanto nell’accertamento quanto nella riscossione dei tributi, al fine di combattere l’evasione e gestire la fiscalità transfrontaliera. Ne è un esempio la Direttiva del Consiglio n. 2010/24/UE del 16 marzo 2010, entrata in vigore il 1° gennaio 2012, relativa alla Mutua Assistenza Amministrativa per il recupero di alcuni crediti erariali degli Stati membri dell’UE.

Gli uffici di collegamento, ciascuno secondo le competenze previste, forniscono all’autorità richiedente dell’altro Stato membro tutte le informazioni utili per il recupero dei crediti, utilizzando i dati e le notizie acquisiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605.

A livello nazionale, il D.Lgs. 14 agosto 2012, n. 149, attuativo della Direttiva sopra citata, prevede che l’autorità richiedente può formulare una domanda di recupero soltanto:

  • se e fino a quando il credito o il titolo che ne permette l’esecuzione non sono contestati nello Stato membro in cui essa ha sede, salva l’espressa richiesta motivata di procedere comunque al recupero in caso di contestazione;
  • quando essa ha avviato, nello Stato membro in cui ha sede, le procedure di recupero, salvo che:
    • non vi siano beni utili al recupero nello Stato membro richiedente o che le procedure di recupero non porteranno al pagamento integrale del credito e l’autorità richiedente è in possesso di specifiche informazioni secondo cui l’interessato dispone di beni nel territorio nazionale;
    • il ricorso alle procedure di recupero nello Stato membro richiedente sarebbe eccessivamente difficoltoso.

Per il recupero del credito, occorre un titolo uniforme che consente l’esecuzione nello Stato membro adito e costituisce l’unica base per le misure di recupero e le misure cautelari. A tale fine, le autorità richiedenti utilizzano un modulo standard approvato dal regolamento di esecuzione n. 1189/2011 della Commissione, del 18 novembre 2011.

Su domanda dell’autorità richiedente dell’altro Stato membro ed in forza del titolo uniforme, gli uffici di collegamento, dopo aver esaminato la documentazione e la correttezza della richiesta, procedono, anche avvalendosi delle proprie strutture territoriali, al recupero dei crediti, affidando la riscossione delle somme richieste, in deroga alle disposizioni in materia di iscrizione a ruolo, in carico agli agenti della riscossione, anche ai fini dell’esecuzione forzata, con le modalità determinate con provvedimento del Direttore generale delle finanze e dei Direttori delle Agenzie delle Entrate, delle dogane e del territorio di concerto con il Ragioniere generale dello Stato.

L’agente della riscossione, con raccomandata semplice spedita all’indirizzo indicato dall’ufficio di collegamento competente, informa il debitore di aver preso in carico le somme per la riscossione. Tale comunicazione contiene in allegato il titolo uniforme.

In forza del titolo uniforme e senza la preventiva notifica della cartella di pagamento o di altra intimazione, l’agente della riscossione procede, in qualsiasi momento, ad espropriazione forzata con i poteri, le facoltà e le modalità previste dalle disposizioni che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo.

Alla luce di quanto precede, l’Agenzia delle Entrate può eseguire un pignoramento all’estero sui beni del debitore, ma non ricorrendo al decreto ingiuntivo europeo, bensì alle norme previste dalle Direttive in materia di fiscalità transfrontaliera, sulla base della collaborazione tra Stati.

Vista la difficoltà della procedura di recupero, è plausibile che il Fisco proceda con azioni esecutive all’estero solo quando abbia contezza dell’esistenza di beni specifici, grazie ai quali possa realmente soddisfare il credito senza eccessivi costi di recupero. Ovviamente, ferma restando la collaborazione tra Stati e l’esistenza di un titolo esecutivo uniforme, l’azione esecutiva dovrà poi essere attuata mediante le regole previste dal Paese in cui i beni sono situati, con l’intervento dell’autorità giudiziaria estera.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone



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